Rispondere alla domanda “quale concime è meglio scegliere per l’orto?” è molto difficile. Dovremmo prima intenderci su cosa significhi concimare la terra, quale sia lo scopo che si vuole raggiungere, quali siano le caratteristiche del terreno che vogliamo trattare. E via di questo passo. Anche partendo da un elenco di possibili materiali per la concimazione e dalla conoscenza delle caratteristiche di ciascuno, non è cosa scontata decidere cosa applicare sul proprio campo.

Le tecniche agricole e le conoscenze scientifiche in materia di fertilità del suolo stanno ampliando le possibilità e mostrando le criticità che portano con sé anche le più collaudate pratiche agricole. Vediamo di fare un po’ di chiarezza mettendo a confronto le diverse alternative.

Perché fertilizzare e cos’è un fertilizzante?

Si interviene per fertilizzare un terreno partendo dal presupposto che, producendo cibo e asportandolo dalla terra, si allontanano una parte dei nutrienti disponibili per le piante, che andranno quindi reintegrati. Non c’è bisogno di fertilizzare in un ambiente naturale che ha raggiunto un equilibrio. Qui, anno dopo anno, la fertilità aumenta da sola, a meno che non intervengano particolari eventi. 

A custodire i nutrienti essenziali per le piante e a distribuirli in modo corretto è l’humus, un complesso di sostanze organiche trasformate da micro e macro organismi. Senza humus il suolo non è più in grado di sostenere la presenza di vegetali e man mano che il suolo perde le sue riserve di humus diventa più difficile far crescere piante sane. La natura reintegra l’humus e in genere lo aumenta. L’impegno dell’agricoltore è mantenere o ripristinare una adeguata presenza di humus nei terreni coltivati e per farlo può utilizzare dei “fertilizzanti” o degli “ammendanti”.

fertilità suolo

una manciata di buon compost

Che differenza c’è tra i fertilizzanti e gli ammendanti?

Quando si parla di nutrire il suolo, ci si riferisce a due categorie di preparati: i fertilizzanti e gli ammendanti. 

Un fertilizzante è una sostanza (o miscela di sostanze) che viene aggiunta al terreno o alle piante per fornire elementi nutritivi indispensabili alla crescita e allo sviluppo vegetale, come azoto (N), fosforo (P), potassio (K) e microelementi. Il suo scopo principale è nutrire direttamente la pianta. Chiamiamo fertilizzanti anche preparati in forma liquida che non sono in grado di ripristinare l’humus, ma che nutrono direttamente la pianta. Tra i fertilizzanti naturali citiamo i macerati (di ortica, equiseto, consolida) e il tè di compost

L’ammendante è una sostanza di origine organica o minerale che viene aggiunta al suolo per migliorarne le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, come la struttura, la capacità di trattenere acqua e la fertilità complessiva. Non ha come funzione principale quella di nutrire direttamente la pianta, ma di migliorare la qualità del terreno. Tra gli ammendanti citiamo letame, compost e vermicompost.

Questa distinzione non è netta perché un ammendante fornisce anche nutrimento diretto alle piante e ci sono fertilizzanti che possono migliorare il terreno. Nella classificazione si tiene conto delle funzioni prevalenti. 

Gli ammendanti più utilizzati 

Letame animale, compost, stallatico pellettato sono ammendanti e fertilizzanti capaci di mantenere o aumentare le riserve di humus. Si tratta di sostanze naturali, ben note, dall’uso consolidato e tra queste, con diverse varianti, potremmo attuare la nostra scelta di fertilizzazione. Ma servono davvero allo scopo? Quali controindicazioni presentano? Ci sono delle alternative? In effetti esistono altre strade che possiamo percorrere che portano ad un aumento della dotazione di humus e che, naturalmente, non coinvolgono il concimi di sintesi. Vale la pena ricordare che le concimazioni con preparati  chimici di sintesi, non migliorano la dotazione di humus, ma anzi interferiscono con i processi naturali che portano alla sua formazione. Inoltre gran parte di ciò che mettiamo nella terra non sarà sfruttato dalle piante e diventerà un inquinante per l’ambiente.

Letame animale

I nostri nonni utilizzavano il letame animale per mantenere la fertilità dei terreni. Era uno dei materiali più usati ed era conveniente perché sfruttava ciò che si produceva sul posto. Infatti gli animali erano sempre presenti nel contesto contadino, sia per la produzione di carne che per lo svolgimento di lavori pesanti. Oggi la maggior parte delle aziende agricole sono specializzate e non contemplano la coltivazione e l’allevamento insieme. Inoltre gli allevamenti sono molto grandi e non producono più letame di qualità, composto da paglia ed escrementi in proporzioni tali da rendere facile il compostaggio e la trasformazione in compost in pochi mesi.

I letame maturo resta ancora un ammendante ottimo e nel mercato viene proposto in una variante più semplice da trasportare e utilizzare, ovvero lo stallatico pellettato. Ma questa trasformazione modifica anche le capacità fertilizzanti del letame e un pellettato aiuta solo marginalmente la produzione di humus e svolge soprattutto un’azione di distribuzione di nutrienti alle piante dilazionata nel tempo. 

Mentre spaliamo letame di pecora da far maturare

Mentre spaliamo letame di pecora da far maturare

Se abbiamo a disposizione del letame ricordiamo che è preferibile distribuirlo nel suolo solo dopo la sua maturazione, ovvero dopo averlo lasciato riposare in un cumulo, insieme a materiali vegetali secchi, nel quale avverranno diversi processi trasformativi che lo renderanno assimilabile nel suolo dalle piante. Si possono usare gli escrementi di diversi animali domestici: mucche, cavalli, pecore, capre, maiali, conigli e animali da cortile. Il letame di erbivori è il più usato perché più equilibrato e meno “forte”. Gli escrementi degli avicoli (uccelli) sono molto ricchi di azoto e vengono spesso chiamati pollina.

Compost e lombricompost

Il processo di compostaggio può riguardare molti altri materiali organici, a partire dagli scarti che si producono in cucina. Con gli scarti casalinghi, ma anche con tanti altri residui vegetali provenienti dal giardino, dall’orto, eccetera, è possibile preparare compost o lombricompost, se il materiale viene dato in pasto ai lombrichi. Anche il letame può essere fatto trasformare, dopo una prima fase termofila, dai lombrichi. Da un buon compostaggio, e ancora meglio da un vermicompostaggio, si ottengono ammendanti molto equilibrati e ideali per l’arricchimento del suolo e la formazione di humus.

Per saperne di più sulla preparazione del compost e del lombricompost si può approfondire qui:

compost concimazione

compost concimazione

Colture a perdere (sovescio e cover crops)

Si può lavorare alla fertilità della terra anche seminando colture a perdere, coltivazioni non destinate alla raccolta, ma utilizzate per migliorare il terreno. Si parla in questi casi di maggese, sovescio e cover crops

Il maggese è una pratica agricola, molto usata un tempo e ora quasi scomparsa, che consiste nel lasciare un terreno coltivabile a riposo per alcuni anni, senza coltivazioni produttive. La crescita delle spontanee ha la capacità di rigenerare la fertilità. Da questa antica pratica prende spunto il sovescio, che prevede di seminare e far crescere una cultura senza l’intenzione di raccoglierla per tagliarla e integrarne i residui nella terra. Anche le cover crops partono dalla stessa capacità dei vegetali di migliorare il suolo in cui crescono. Consistono nel far crescere piante non destinate alla raccolta, ma queste non sono destinate ad essere interrate. Tali scelte agronomiche hanno un grande impatto sulla fertilità della terra e possono essere alternative o complementari all’apporto di ammendanti. 

sovescio misto nell'orto

sovescio misto nell’orto

Qual è la chiave per fertilizzare il suolo?

Per mantenere un suolo fertile, avere buone rese, produzioni sane e semplificare il lavoro, gli agricoltori si adoperano da sempre per migliorare le tecniche di coltivazione. Questo percorso si è arricchito di una consapevolezza che finora era mancata. Il suolo è, prima di tutto, un ambiente brulicante di vita e la sua capacità di sostenere la vita vegetale dipende dalla buona salute e dalla molteplicità delle forme di vita che lo abitano. Fertilizzare il suolo significa favorire, proteggere, stimolare, riportare la biodiversità al suo interno. Gli abitanti del suolo lo plasmano e, solo dopo che questa miccia biologica è innescata, diventano interessanti anche le altre caratteristiche di un terreno coltivato, come le sue componenti minerali e il clima che lo caratterizza. Il suolo fertile è biodiversità in equilibrio.

fertilizzare il suolo

fertilizzare il suolo

La chiave per fertilizzare il suolo è “mantenerlo vivo” o “vivificarlo”. Partendo da questo assunto diventa più facile capire cosa fare e orientarsi tra le diverse tecniche e anche perché si debbano abbandonare le pratiche agricole che ci allontanano da questo obiettivo, come l’uso di fertilizzanti di sintesi, diserbanti e pesticidi. 

Abbiamo tante possibilità già sperimentate o in corso di sperimentazione per intervenire sulla fertilità della terra, rigenerare i terreni impoveriti o desertificati e rimediare a molti dei danni inflitti all’ambiente dall’agricoltura. Pensiamo all’agricoltura biodinamica che propone preparati capaci di stimolare la vita del suolo, all’agricoltura organica e rigenerativa, che cattura in natura i microrganismi per moltiplicarli e applicarli al suolo, agli studi sulle micorrize, la simbiosi tra radici e funghi, ci hanno portato a trovare sistemi per riportare e proteggere i funghi che vivono nel suolo o alle esperienze con gli EM, microrganismi effettivi, da distribuire su terreno, piante o ammendanti. 

Agire sul suolo è importante, ricordando sempre che per farlo non si può prescindere dal lavoro delle piante, che devono essere obbligatoriamente presenti perché si possa formare un suolo fertile. Ma le piante per nutrirsi e svolgere questo lavoro hanno bisogno del sole, il carburante della fertilità. La fotosintesi, che si compie con l’incontro dei tessuti vegetali con i raggi solari, va massimizzata, perché è così che si formano gli zuccheri che nutrono i microrganismi del suolo e il resto della catena alimentare. Ecco perché coltivare sistemi agricoli complessi porta a migliorare il suolo e le monocolture e i campi troppo puliti perdono rapidamente fertilità. L’agroforestazione, l’agricoltura sintropica, le coltivazioni miste, le colture di copertura e le altre soluzioni che moltiplicano la presenza vegetale, apportano fertilità senza bisogno di andare a procurare da qualche parte materiali da trasferire nel nostro terreno. Il primo concime dell’orto sono le piante che vi crescono. 

Francesca Della Giovampaola

Quale è il miglior concime per l’orto? (video)

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Letture consigliate
E
rbe spontanee. Riconoscerle, raccoglierle e conservarle di W.Taliana Tobert, F.Della Giovampaola, F.Bellantonied Gribaudo
La cura della Terra, di Francesca Della Giovampaola – Mondadori
Vivere in sintropia di Dayana Andrade e Felipe Pasini – Terra Nuova
Suolo e salute di Albert Howard – Ciampi Editore Roma
Conoscere le piante di Luca Conte – Edizioni l’informatore agrario
Conoscere l’agricoltura biodinamica di Michele Lorenzetti – Libreria Editrice Fiorentina
Microrganismi Effettivi (Em) in Agricoltura di Vanni Ficola – Terra Nuova
Licheni e Muschi. Guida All’identificazione di 290 Specie, Ricca editore

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