Il porro non dovrebbe mai mancare nell’orto. Oltre a essere un ingrediente versatile in cucina, è anche uno degli ortaggi più semplici da coltivare. Una volta raggiunta la maturazione, può essere raccolto poco alla volta e rimane disponibile per mesi sempre fresco. Differenziando varietà e periodi di semina si possono avere porri nell’orto per quasi tutto l’anno. 

Caratteristiche del porro

Il porro (Allium ampeloprasum var. porrum) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae (in passato classificata tra le Liliaceae), la stessa di aglio, cipolla, scalogno ed erba cipollina.

Dal punto di vista nutrizionale è un ortaggio leggero e ricco di proprietà benefiche. Contiene fibre, vitamine e sali minerali, tra cui potassio, calcio e fosforo, oltre a composti solforati e sostanze antiossidanti.

La parte più consumata è il lungo fusto bianco, formato dalle guaine fogliari strettamente sovrapposte, ma sono commestibili e buone da mangiare tutte le sue parti, anche le foglie verdi e le radici. In questo articolo trovi ricette e suggerimenti per usare tutte le parti del porro: ricette con i porri: idee senza sprechi.

piante di porro mature

piante di porro a fine inverno, ancora in campo e buone da mangiare

Veniva coltivato fin dall’antichità

Le origini del porro non sono note con precisione, ma è certo che si tratti di uno degli ortaggi coltivati più antichi. La sua presenza è documentata fin dall’antichità e, nel corso dei secoli, ha avuto un ruolo importante nell’alimentazione di numerose popolazioni. Si ritiene che fosse consumato abitualmente dai Celti, dagli antichi Egizi e dai Romani.

Lo storico romano Plinio il Vecchio racconta che l’imperatore Nerone ne mangiava regolarmente, convinto che aiutasse a rendere la voce più limpida e potente. Nella tradizione popolare il porro era considerato anche un alimento afrodisiaco. A questa virtù fanno riferimento autori di epoche diverse, tra cui il poeta latino Marziale e il medico e poeta francese Claude Dufour de La Crespelière.

trapianto di porri nell'orto

trapianto di porri nell’orto

Condizioni per la coltivazione del porro

Il porro è un ortaggio rustico e adattabile, capace di crescere in gran parte del territorio italiano. Predilige un clima temperato e fresco e sopporta molto bene le basse temperature, tanto che molte varietà possono rimanere nell’orto anche durante l’inverno senza subire danni. Il caldo intenso e la siccità prolungata possono rallentarne lo sviluppo e compromettere la qualità del raccolto.

Il terreno ideale è soffice, profondo e ben drenato, ricco di sostanza organica e privo di ristagni idrici. Per ottenere piante vigorose è consigliabile scegliere una posizione ben soleggiata. Il sesto d’impianto consigliato è 10-15 cm lungo la fila e 30-40 cm tra le file. Il maggiore spazio tra le file aiuta per le operazioni di rincalzatura e sarchiatura, ma se si sceglie di non rincalzare e di usare abbondante pacciamatura per contenere le erbe, le distanze tra le file possono essere ridotte.

Quando e come irrigare

Il porro ha bisogno di un terreno fresco, soprattutto nelle prime fasi di crescita. Nel primo periodo dopo la semina o il trapianto, non bisogna lasciare che il terreno si asciughi completamente. Una volta che le piante sono ben radicate la frequenza cambia in base alle stagioni. Durante l’estate, con temperature elevate e scarse precipitazioni, saranno necessari interventi più frequenti, mentre nelle coltivazioni autunnali o primaverili le piogge sono in genere sufficienti.

Per limitare il rischio di infezioni è preferibile irrigare il terreno, senza bagnare le foglie. La pacciamatura è fondamentale per conservare una umidità costante e ridurre la necessità di irrigazioni.

Come ottenere un fusto lungo e bianco

La parte più apprezzata del porro è il fusto bianco, tenero e delicato. Per aumentarne la lunghezza è necessario impedire che la parte inferiore della pianta riceva luce. Il metodo tradizionale consiste nel rincalzare le piante, accumulando gradualmente della terra alla loro base. Il primo rincalzo si effettua circa un mese dopo il trapianto, mentre un secondo intervento, per ottenere un imbianchimento ancora più marcato, può essere eseguito circa un mese prima della raccolta.

La pacciamatura è molto utile per contenere le erbe spontanee e mantiene il terreno più fresco e umido e, decomponendosi, contribuisce a migliorare la fertilità del suolo. Tuttavia, una volta stesa, rende difficile eseguire i rincalzi con la terra.  Una soluzione intermedia consiste nel coltivare i porri in solchi. In questo modo la pacciamatura può essere distribuita tra le file e la terra presente ai lati del solco si usa per effettuare il rincalzo.

Malattie e parassiti del porro

Il porro è una pianta generalmente rustica e resistente, che raramente viene colpita da gravi problemi fitosanitari. Il suo principale punto debole è rappresentato dall‘eccesso di umidità. Un terreno che tende a trattenere acqua o soggetto a frequenti ristagni favorisce infatti lo sviluppo di marciumi e malattie fungine. Per questo motivo è fondamentale coltivarlo in un suolo ben drenato. Se il terreno è pesante o tende ad allagarsi dopo le piogge, una buona soluzione consiste nel realizzare aiuole rialzate, che migliorano il deflusso dell’acqua e mantengono le radici in condizioni più sane.

Anche la rotazione delle colture svolge un ruolo importante nella prevenzione. È consigliabile evitare di coltivare il porro per più anni consecutivi nella stessa aiuola e, allo stesso modo, è opportuno non farlo seguire ad altre specie della famiglia delle Amaryllidaceae. In questo modo si riduce il rischio di accumulo di patogeni e parassiti specifici nel terreno. Prima di tornare nella stessa aiuola dovremmo aspettare circa 4 anni.

Tra le malattie più comuni del porro troviamo la peronospora, un fungo favorito da elevata umidità e ristagni d’acqua. I sintomi iniziano generalmente dalla punta delle foglie, che assumono un aspetto sbiancato per poi andare incontro a necrosi. 

Tra i parassiti, il più temuto è la mosca minatrice del porro (Napomyza gymnostoma). L’adulto è un piccolo dittero lungo circa 3 mm, mentre la larva è biancastra e misura dai 3 ai 5 mm. Le femmine depongono le uova sulle foglie e, dopo la schiusa, le larve scavano gallerie all’interno dei tessuti fogliari. I danni sono particolarmente gravi sulle giovani piantine appena trapiantate. Le pupe svernano nel terreno e danno origine ai nuovi adulti nella stagione successiva.

porri in cucina

porri in cucina

Come preservare la salute dei porri 

La prima strategia è la rotazione delle colture, da tenere in considerazione già in fase di progettazione dell’orto. Questo è particolarmente importante per limitare la mosca minatrice del porro. Spostando la coltivazione ogni anno si allontana la pianta dal parassita e si riduce la probabilità di nuovi attacchi.

Un’altra tecnica molto efficace è l’impiego di reti anti insetto, da posizionare subito dopo il trapianto o la semina. La copertura impedisce agli adulti di raggiungere le piante e deporre le uova sulle foglie, proteggendo soprattutto le giovani piantine, che sono le più sensibili ai danni.

È inoltre importante utilizzare letame e compost ben maturi. Ammendanti non completamente decomposti possono infatti creare condizioni favorevoli allo sviluppo di marciumi e altri problemi fitosanitari.

Consociare porri e carote porta benefici a entrambe le piante per l’azione repellente della carota verso la mosca del porro e del porro nei confronti della mosca della carota (Psila rosae), che utilizza segnali olfattivi per localizzare la pianta ospite. 

Infine, è buona pratica monitorare regolarmente le piante e rimuovere quelle gravemente colpite, insieme ai residui colturali al termine della stagione. Poiché alcuni parassiti trascorrono l’inverno nel terreno o nei resti delle colture, eliminare il materiale infestato contribuisce a ridurre la pressione degli attacchi nell’anno successivo.

semi del porro

semi del porro, dettaglio dell’infiorescenza aperta

Riprodurre i porri

Con un po’ di dimestichezza nella gestione del semenzaio è possibile produrre autonomamente le giovani piantine da trapiantare nell’orto al momento opportuno.

Se invece si desidera ottenere i semi, basta lasciare andare a fiore alcune delle piante più sane e vigorose. Il porro è una specie biennale: nel secondo anno sviluppa un lungo stelo floreale, che può superare il metro di altezza, terminando con una caratteristica infiorescenza sferica, molto ornamentale.

Per mantenere la propria varietà è importante sapere che il porro può incrociarsi con il porro selvatico (Allium ampeloprasum). Con le altre specie del genere Allium, come cipolla, aglio o scalogno, non esistono invece problemi di ibridazione.

I semi del porro sono piccoli, di colore nero, con una forma leggermente triangolare e irregolare. Assomigliano a quelli della cipolla, ma sono generalmente più piccoli. Se conservati in un luogo fresco e asciutto mantengono una buona germinabilità per circa due o tre anni.

La raccolta dei semi si effettua quando la maggior parte dei fiori si è aperta e iniziano a comparire i semi neri all’interno delle capsule. A questo punto si tagliano le teste fiorite e si lasciano terminare l’essiccazione all’interno di un sacchetto di carta. Una volta completamente asciutte, è sufficiente strofinare delicatamente le infiorescenze con le mani per liberare i semi, che potranno poi essere separati dai residui vegetali e conservati fino alla semina successiva.

Francesca Della Giovampaola

Coltivare porri. Dal trapianto alla raccolta (video)

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