Come creare attorno alle nostre abitazioni, in città o in campagna, un’abbondanza di cibo sano e resiliente? Cos’è una food forest e come possiamo far crescere cibo con il minimo della fatica? Immagina una foresta dove la maggior parte delle piante siano commestibili. Tutto questo esiste da millenni e oggi si chiama, appunto, food forest o frutteto boschivo o bosco commestibile. Sappiamo tutti cos’è una foresta: un ecosistema di alberi, con molta diversità di piante, animali, insetti e microrganismi. Tutti collaborano insieme, la loro simbiosi forma un mega-organismo perenne.

Cos’è una Food Forest

Una food forest, frutteto boschivo, funziona esattamente come un bosco selvatico, ma in più produce cibo anche per noi. Se siamo consapevoli dei meccanismi utilizzati dalla natura per creare una foresta, allora possiamo accompagnarla nella sua realizzazione. Capire come il mondo delle piante selvatiche faccia per creare ecosistemi bellissimi, perenni e autofertili ci permette di diventare artigiani di un mega-organismo composto di piante commestibili. Ci permette di collaborare con gli ecosistemi autofertili e perenni dall’incredibile capacità di moltiplicarsi, di estendersi, di conquistare e rigenerare nuovi terreni da soli. Non è difficile da fare perché è molto intuitivo.

Osserva il funzionamento della natura

Tutti i meccanismi di rigenerazione spontanea della natura sono sempre all’opera, ovunque.
Guarda attorno di te. Non importa se ti trovi in una zona arida, in montagna, lungo il mare o in pianura. Non importa che tu sia al nord o al sud. Non importa che tu abbia un terreno piccolissimo o uno molto grande. Il grande schema di rigenerazione naturale è lo stesso ovunque sul pianeta.

siepe biodiversa, food forest al Bosco di Ogigia

siepe biodiversa

Il terreno nell’agricoltura convenzionale

Come funziona questa rigenerazione? Come possiamo partecipare positivamente a questa grande evoluzione? Per capirlo analizziamo prima perché oggi l’agricoltura è spesso dannosa per l’ambiente. Il metodo di coltivazione convenzionale è pompato da petrolio, prodotti chimici e finanziamenti pubblici. Non rispetta più la salute del suolo né quella delle piante.

Per preparare un terreno l’approccio é spesso questo:
– una aratura, preferibilmente bella profonda
– seguita da una fresatura o dischi, anche loro il più pesanti possibile
Dopo un trattamento del genere il terreno è esposto al sole, al vento, alla pioggia e i microrganismi spariscono. Il suolo è denaturato, si erode. In natura un campo nudo è un deserto. Non sono esattamente queste le condizioni ideali per far crescere un albero!

Suolo trattato convenzionalmente, con aratura

Suolo trattato convenzionalmente, con aratura

Come si genera una food forest

Nei terreni lavorati da anni le prime piante spontanee a nascere non sono foreste vergini. Per crescere da un terreno arato, le foreste vergini hanno bisogno dell’aiuto di altre piante e hanno bisogno di un suolo vivo. Abbandoniamo un campo agricolo a sé stesso e osserviamo cosa succede:

Le prime piante in grado di vivere in terreni poveri e distrutti sono delle coraggiose erbe spontanee annuali. Dopo vari anni, e se non mancano le piogge, avranno reso la terra un pochino più bella. A questo punto nascono le prime erbe spontanee perenni. A loro volta e, sempre con l’aiuto delle piogge, arricchiranno lentamente il suolo di materia organica, finché germoglieranno i primi arbusti. Questi cespugli spinosi sono il rifugio ideale degli uccelli, ma anche delle vere armature per i primi alberelli che nasceranno qualche anno dopo l’arrivo degli arbusti. Gli erbivori guarderanno golosamente le loro foglie senza poterli mangiare.

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Per generare una foresta vergine servono 700 anni

È appena nato uno nuovo bosco composto da alberi pionieri, che vivono circa 100 anni. All’interno di questo bosco crescerà una prima foresta con alberi più grandi, che vivono qualche centinaia di anni. Solo adesso, dopo tutti questi cicli di piante spontanee, può esprimersi l’ultimo ciclo di rigenerazione del suolo: la foresta vergine. Gli alberi che la compongono possono vivere oltre 1000 anni. Ospita tutte le forme di vita, dalla più microscopica al mammifero più grande. Che bel balletto! Per far sorgere una foresta vergine dal campo agricolo arato sono stati necessari circa 700 anni.  D’ora in poi osserva i campi con un occhio diverso. Fai caso, quando vedi un bosco, nel margine tra lei e campi coltivati e pascoli vivono i rovi. Come abbiamo visto, i rovi sono i denti della foresta. Conquistano nuovi terreni e permettono alla foresta di ingrandirsi.

vite maritata con melo cotogno

vite maritata con melo cotogno. Leggi anche la potatura della vite

Come far creare la food forest

Quando piantiamo un albero dobbiamo rispettare i meccanismi naturali. Però non possiamo neanche aspettare 700 anni per un ecosistema perfettamente funzionante. Cosa possiamo fare allora?

Abbiamo solo due scelte ecologicamente giuste:

1. Mettere a dimora piante pioniere come farebbe la natura e quando il suolo è pronto piantare i nostri alberi
2. Piantare insieme, nello stesso momento, le piante pioniere e le nostre piante da frutto

Se piantassimo gli alberi da frutto da soli, in un terreno curato male, richiederebbero tanta cura. Il nostro frutteto non sarà mai un ecosistema resiliente. Scegliamo la seconda possibilità, cioè piantiamo il nostro frutteto e lo stesso giorno, piantiamo e seminiamo alberi, arbusti ed erbe per riprodurre i cicli di rigenerazione della natura. Tutte le successioni di piante spontanee che permettono di rigenerare un suolo non sono altro che cicli di piante che muoiono una dopo l’altra. Così facendo aumentano la materia organica del suolo.

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Cosa piantare nella food forest

Dobbiamo scegliere le piante giuste al nostro clima e le più veloci a rigenerare i terreni. Non importa che siano autoctone. Da quanti anni una specie deve essere impiantata per essere considerata autoctona? In Europa tantissime delle piante conosciute oggi vivono da noi da poco, arrivano tutte da lontano. L’ideale sono piante cedue, senza spine e azoto fissatrici, supporteranno le nostre colture. Devono avere la stessa funzione ecologica delle piante spontanee del nostro terreno, solo che sono più efficaci. Dobbiamo mettere tante piante di supporto per rigenerare un terreno, all’inizio avremmo più piante non produttrici che piante da frutto. Man mano che le piante crescono faremo spazio alle nostre colture.

La manutenzione della food forest

Per dare alle piante il tempo di far crescere le radici prima dell’estate, un frutteto va impiantato preferibilmente tra fine ottobre e fine febbraio. Ad inizio primavera le piante di supporto metteranno getti più grandi rispetto alle piante da frutto. Perfetto, offriranno l’ombra giusta alle nostre colture. Se una determinata pianta fa troppa ombra allora non si deve esitare a tagliare il ramo dell’albero che disturba. Metterlo per terra al piede dell’albero da frutto rende il terreno fertile. Dopo le prime piogge autunnali si dovrà potare e capitozzare le piante da supporto per fare luce alle piante da frutto. Così facendo si fornisce al terreno una grande quantità di materia organica. Siamo nel periodo in cui le foglie cadono nei boschi, siamo nei giusti ritmi naturali. Il ciclo si ripete così per più anni, finché le nostre colture non avranno più bisogno di supporto. Man mano che passano gli anni le piante da supporto saranno sempre meno numerose, alcune non sopravvivranno alle capitozzature. Una volta decomposti, rami, foglie e radici diventano humus e fertilizzano le piante da frutto.

La food forest produce anche senza lavoro

Con questo metodo le nostre colture sono gentilmente ombreggiate d’estate quando il sole è caldo e protette dai venti d’inverno. Il terreno diventa naturalmente più fertile. Non abbiamo creato un semplice frutteto a spalliera, siamo stati gli artigiani di un vero proprio ecosistema! Resiliente e perenne, il nostro frutteto boschivo si comporta come una foresta selvatica. Non avrà sempre bisogno della nostra cura per rimanere produttivo. Con questo metodo è possibile creare vere e proprie foreste di cibo. Anche se una volta mature è possibile lasciarle evolvere da sole, una semplice e piacevole camminata permette di fare la minima cura necessaria a renderle più produttive. In un frutteto boschivo una passeggiata è un’avventura botanica e gustativa favolosa. A ogni passo si trova una pianta commestibile da assaggiare, un colore o un insetto strano da osservare. Un esempio sono le susine di Montepulciano, che ogni anno si raccolgono al Bosco di Ogigia, praticamente senza alcuna fatica. Il tutto accompagnato dal rilassante canto degli uccelli.

Ad ogni contesto la sua food forest

A ogni regione, a ogni clima, a ogni contesto servono piante diverse. Ma i principi sono gli stessi ovunque sul pianeta. Accompagnare la natura nella sua evoluzione spontanea permette di produrre cibo super sostenibile, con il minimo di fatica. Non è difficile, è divertente e offre molta soddisfazione. La natura ha voglia di collaborare con noi. Siamo dentro un bosco e ci sono frutti ovunque! E’ incredibile, tutte le piante sembrano commestibili o medicinali. Che sensazione di benessere! Se un vostro visitatore fa queste osservazioni allora sarete stati bravi a rispettare tutti i meccanismi naturali. Avrete creato una foresta commestibile. Magari nel suo cuore, all’angolo di un sentiero, troverete la casa di Hansel e Gretel (senza la strega). Per saperlo dovete prima far crescere un frutteto boschivo. Nel vostro terreno, nel vostro piccolo giardino, non importa dove, ma cominciate subito.

Emile Jacquet

Ndr: Emile Jacquet si sta impegnando nella rigenerazione del suolo in Africa con il progetto Fruiting the Desert. Puoi sostenere il suo lavoro, e quello di Abdoulaye, dalla pagina Tipeee del progetto.

Cos’è una food forest. Con Stefano Soldati (video)

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