Micorrize. Questa strana parola, fino a poco tempo fa sconosciuta, è diventata abbastanza nota tra amanti e professionisti del verde, grazie a una serie di prodotti in commercio che promettono piante più forti e sviluppate. Con il termine micorriza si indica la simbiosi che si crea, abbastanza comunemente, tra le radici delle piante e alcuni funghi. Come in tutte le simbiosi mutualistiche, entrambi i protagonisti ottengono vantaggi dalla collaborazione.

Definizione di micorrize

Il termine micorrize deriva dal greco. La parola è composta da mycos che significa fungo e rhiza, radice

Questa rete sotterranea di mutuo aiuto è protagonista nella storia di questo pianeta, è presente ad ogni latitudine e, se non fosse per le tecniche agricole sempre più invasive e le opere di urbanizzazione dell’uomo, collegherebbe quasi tutti i vegetali del mondo. I boschi e le aree più selvagge ne godono naturalmente, nei nostri terreni coltivati e impoveriti le micorrize possono ricrearsi rapidamente grazie all’inoculo nel suolo di spore e ife di funghi idonei a creare simbiosi con le radici presenti.

Come funziona la simbiosi micorrizica

Alcune di queste simbiosi tra le micorrize sono ben note per i risultati che offrono. Per esempio i pregiati tartufi sono figli di una micorriza, come molti dei funghi mangerecci che tanto apprezziamo come i porcini.

Esistono diversi tipi di micorriza. Tra queste le micorrize arbuscolari, diffuse tra le specie di interesse agrario, costituite da un fungo capace di svilupparsi sia dentro la radice della pianta ospite, sia nel terreno. Le ife nel terreno crescono molto di più delle radici delle piante e, essendo ad esse collegate, formano una specie di “prolunga” capace di riportare alla pianta nutrienti e informazioni da molto lontano. Il fungo consegna alla pianta sostanze nutritive e acqua e in cambio riceve zuccheri, che solo le piante sono capaci di produrre a partire dall’energia del sole attraverso la fotosintesi. Gli zuccheri consegnati ai funghi non impoveriscono in alcun modo le piante, perché le piante con micorre riescono a fotosintentizzare fino al 25% in più rispetto a quelle non micorrizate, quindi i nutrienti consegnati sono ben compensati dalla maggiore produzione che la pianta riesce ad avere grazie agli elementi nutritivi in più consegnati dai funghi.

funghi micorrize

rappresentazione di funghi e micorrize, porzione di tavola di Giada Ungredda dal corso il suolo è vita

Esistono poche specie vegetali che non sono in grado di formare micorrize. Nell’orto dobbiamo ricordarci delle brassicacee (la famiglia dei cavoli) e delle chenopodiadiacee (la famiglia degli spinaci) con le quali è inutile tentare di inoculare spore fungine, le loro radici non hanno la capacità di unirsi a questi speciali funghi.

I microbi possiedono due caratteristiche comportamentali peculiari: non sono mai soli e conducono un’intensa vita di relazione (Da “Una società invisibile” di Marco Nuti)

dettaglio macro di radici di una pianta di favino

radici di una pianta di favino

I vantaggi nell’orto

L’universo micorrize è ancora tutto da esplorare, ma quello che si è riusciti a capire fino a qui, mostra un lungo elenco di vantaggi per le coltivazioni ortive.

  1. Le micorrize trasferiscono alla pianta elementi nutritivi. Per esempio fosforo, rame e zinco.
  2. Le piante riescono a sviluppare apparati radicali più estesi grazie al maggiore accesso ai nutrienti.
  3. Le micorrize stimolano l’attività batterica del suolo.
  4. Le piante micorrizate sono in grado di reagire meglio ad attacchi di funghi patogeni e nematodi.
  5. Le piante micorrizate sopportano meglio lo stress idrico e salino.
  6. Le piante micorizzate sono più resistenti al caldo e al freddo.

Le piante micorrizate, messe a confronto con altre che non hanno avuto l’inoculo, si presentano più sviluppate sia nella parte aerea che in quella ipogea, vale la pena sacrificare qualche piantina per verificare il maggiore sviluppo delle radici in presenza di simbiosi micorrizica.

I funghi micorrizici aiutano ortaggi e alberi

Sono molti gli ortaggi che possono beneficiare di simbiosi micorriziche. Pomodori, melanzane e peperoni. Aglio, cipolla, ma anche le aromatiche come basilico, origano, timo, salvia. Ottimi anche i risultati con i carciofi. Vale la pena ricordare che le micorrize fanno molto bene anche agli alberi, è consigliabile aggiungerne in buca quando facciamo un trapianto. La presenza di micorrize è annullata o ridotta dall’uso di fungicidi e concimi minerali. Quando sono presenti elevate quantità di nutrienti, cessa l’interesse per le piante ad attivare la simbiosi con i funghi. le micorrize costituiscono un’ottima alternativa ai fertilizzanti di sintesi nell’agricoltura biologica.

closter forte, funghi micorrizici

micorrize radice forte della Closter

Come attivare la simbiosi tra piante e funghi

In un terreno sfruttato, dove sono state usate tecniche agricole non rispettose degli equilibri naturali, servirà un po’ di pazienza per ripristinare le condizioni di vita delle micorrize. In commercio sono disponibili dei preparati da distribuire nel suolo, spesso al momento del trapianto e nelle quantità indicate, per riportare spore o micelio capaci di attivare la simbiosi con le piante coltivate. I funghi possono essere distribuiti insieme a sostanze nutritive per il suolo, così da potenziare e facilitare la futura simbiosi. Gli effetti evidenti che si ottengono aggiungendo funghi hanno fatto nascere tante linee di prodotti. Segnalo, tra le possibili proposte, quella dell’azienda a conduzione familiare Closter che distribuisce il concime a base di micorrize Radice Forte.

Francesca Della Giovampaola

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