A fine inverno sia in campagna che in città vengono prodotti tanti residui organici da potature che, nella prima parte dell’anno, riguardano un po’ tutti gli alberi allevati. In città si interviene sulle alberature urbane, in campagna si potano vigne, oliveti e si potano alberi da frutto. Alla fine montagne di frasche e rami, più o meno grandi, devono essere smaltite. In realtà potrebbero rimanere dove sono e servire per la rigenerazione del suolo e per il nostro orto. Questo non accade quasi mai e i residui vengono trasferiti da qualche altra parte. Quando restano sul posto è per essere bruciati. Di tutti i modi per utilizzare le potature questo bruciarle è il più sbagliato perché spreca una risorsa e inquina. L’inquinamento è tanto e grave e viene prodotto per la ragione più stupida, senza che se ne ricavi alcun beneficio. 

Come utilizzare i residui delle potature

I residui delle potature sono sempre utili. Sono talmente tanti gli utilizzi che se ne possono fare, che disfarsene non è mai conveniente. Quando non se ne può fare a meno, per esempio per ragioni di spazio o di sicurezza, questi materiali andrebbero usati nel modo più sensato possibile. Trasformarli in legna da ardere o cippato per la produzione di energia da biomasse è solo una delle possibilità, possiamo anche usarle per le nostre stufe (pirolitiche o meno). Ci sono tanti altri modi per valorizzarli e approfittare della loro capacità di catturare carbonio e quindi di ridurre la diffusione di C02 in atmosfera. Il legno è da sempre un ottimo materiale da costruzione e la sua decomposizione porta alla formazione di ottimo humus. Prima di parlare di come usare meglio le potature, vediamo quanti danni si provocano bruciandole.

orto del Bosco di Ogigia dall'alto

foglie e potature per i vialetti, orto del Bosco di Ogigia dall’alto

Bruciare le potature inquina

In Italia bruciare le ramaglie per ripulire i campi dopo le potature è generalmente ammesso, con diverse limitazioni a seconda delle regioni e del periodo dell’anno. Ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta di attività molto inquinanti. Con i roghi all’aperto di questi materiali freschi si producono polveri sottili che aumentano di parecchio la diffusione del particolato in atmosfera. Quello più fine, il famoso PM 2,5, penetra profondamente nei polmoni ed è collegato a malattie respiratorie e all’incremento di rischio di tumore delle vie respiratorie. Il particolato fine deriva un po’ da tutti i tipi di combustione: motori di auto e motoveicoli, impianti per la produzione di energia e altre industrie, riscaldamento domestico a legna, incendi boschivi. La bruciatura delle ramaglie si aggiunge alle altre fonti, aggravando di parecchio la situazione. 

Una ricerca greca ha dimostrato che la bruciatura delle ramaglie è una delle principali fonti di inquinamento da PM2,5, in particolare durante l’inverno, nelle regioni del Mediterraneo vocate alla coltivazione degli olivi. Dati della Regione Lombardia ci dicono che bruciare all’aperto una sola catasta di legna di medie dimensioni inquina quanto un Comune di 1.000 abitanti che per 8 anni si riscalda a metano. Non va trascurato il contributo dei fuochi rituali, come i falò di Sant’Antonio. Dati rilevati da ARPA Lombardia nell’agglomerato di Milano rilevano, nei giorni dell’accensione dei falò tradizionali a gennaio, che la concentrazione di PM10 aumenta di 4 – 5 volte rispetto alle condizioni precedenti, portando a concentrazioni 8 volte superiori a quelle dei limiti di legge. Oltre alle polveri fini (PM10 e PM2.5), tali roghi liberano in atmosfera molti altri inquinanti come il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO), i composti organici volatili (COV), il black carbon (sono particelle molto fini di carbonio elementare che causano un aumento delle patologie) e il benzo(a)pirene (B(a)P).

Inoltre accendere roghi improvvisati è pericoloso per i possibili incidenti che possono verificarsi, come ustioni sul corpo o diffusione involontaria delle fiamme. 

Potature per il suolo 

Aggravare in questo modo la situazione già critica della nostra atmosfera è paradossale, sapendo che le potature sono materia organica che può tornare alla terra per nutrirla. Le ramaglie possono essere lasciate così come sono a terra, facendo dei piccoli cumuli in punti del campo in cui non danno fastidio. Impiegheranno diverso tempo a decomporsi, ma nel frattempo ospiteranno varie forme di vita. Dagli insetti ai funghi che si nutrono di lignina e cellulosa, ai mammiferi che possono farsi un nido al riparo. Un cumulo decomposto del genere crea un terriccio simile a quello di bosco. 

Non sempre si ha posto e tempo per questi cumuli, allora si può sminuzzare la legna per accelerare la decomposizione. Usando un biotrituratore o una cippatrice o sminuzzando a terra con una trincia. Il cippato si può mettere nella compostiera o si può fare invecchiare e trasformare da solo in un cumulo a terra. Può essere usato come pacciamatura dell’orto e sotto gli alberi. Se collocato sui vialetti di passaggio ha un bell’effetto estetico e intanto nutre e protegge il suolo anche in quelle zone. Passando una trincia i resti tritati possono essere lasciati direttamente sotto al frutteto e all’uliveto per migliorare il suolo.

Le potature fresche triturate possono anche essere interrate nei primi 3 – 5 centimetri di suolo, si decompongono ancora prima e migliorano la struttura del suolo per le coltivazioni come insegna la tecnica del BRF (Bois Rameaux Fragmente, cippato di ramaglie fresche).

Brf, cippato di ramaglie fresche

Brf, cippato di ramaglie fresche 

Processi di riforestazione

L’agroforestazione, con il metodo dell’agricoltura sintropica, richiede di potare (disturbare) ripetutamente le piante di supporto per lasciare a terra i loro residui, che arricchiscono il suolo e proteggono le piantine in crescita. Tutta questa materia organica è fondamentale per sostenere la vitalità del suolo, per nutrire cioè i tanti organismi che lo rendono fertile. Aggiungendo delle potature supplementari potremo creare dei cumuli intorno alle nostre linee di riforestazione. 

Fare il biochar

Se proprio si devono bruciare questi materiali, almeno che lo si faccia nel modo più proficuo e meno inquinante. La produzione di biochar si fa con la combustione mediante pirolisi, un processo che se interrotto con acqua, permette la creazione di carbone vegetale, materiale stabile che può essere aggiunto alla terra. Il biochar ha effetti positivi sulle coltivazioni e permette di sottrarre in modo stabile carbonio dall’atmosfera, riducendo la co2. 

biochar, carbone vegetale

biochar, carbone vegetale

Sul tema biochar trovi molte info anche nel nostro corso il suolo è vita

Potature per recinzioni fai da te 

Qui serve un po’ di lavoro e creatività, ma i rami tagliati di diverse qualità e caratteristiche, possono diventare un materiale da costruzione per creare belle ed efficaci recinzioni intorno ai campi o elementi di arredo utili nell’orto. Intrecciando e accatastando con ordine le potature si possono creare recinzioni piuttosto robuste a prova di grandi animali. Ci vorranno davvero tanti materiali e tempo per i lavori, ma le siepi di rami secchi svolgeranno tante altre funzioni.

recinzione di protezione da un fosso

Recinzione di protezione e contenimento. Foto Andrea Vagnoli (gruppo Telegram Bosco di Ogigia)

Oltre a proteggere le coltivazioni dall’ingresso di animali, creano zone riparate dai venti e dagli sguardi e habitat per insetti utili e altri animali. Stoccano, anche, carbonio temporaneamente. Quando la decomposizione andrà avanti si libereranno anidride carbonica in atmosfera e nutrienti per il suolo. Si possono fare recinzioni basse per contenere materiali di coltivazione, come per esempio le aiuole no dig e i cumuli della hügelkultur (coltivazione su collina).

Francesca Della Giovampaola

Perché non bruciare le potature (video)

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