Hai paura dell’inverno che si avvicina portando con sé tosse, febbre e mal di gola? Calma, ti salva la malva. Scopri una super ricetta tutta vegetale e tutte le virtù di questa erba spontanea: la Malva sylvestris

Malva, la pianta che da ogni male salva.

Nomi della malva

Il suo nome comune è malva selvatica o malva comune, mentre quello scientifico è Malva sylvestris: il nome generico della pianta, cioè Malva, deriverebbe dal greco malachè, cioè lumaca, in virtù delle proprietà emollienti delle mucillagini vischiose della pianta, che ricordano la bava di lumaca. Un’altra teoria associa il nome al latino mollire alvum, cioè rendere molle, riferendosi probabilmente al fatto che ammorbidisce le feci, favorendone l’espulsione proprio grazie alle sue proprietà emollienti. Il nome specifico, sylvestris, deriverebbe dal latino silva, selva, bosco, riferendosi probabilmente al luogo di crescita della pianta.

Ha diversi nomi dialettali in tutta Italia, qui li trovate divisi per regione:

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  • Campania: malava, maleva
  • Friuli: malve
  • Emilia-Romagna: meiba, melva, melba
  • Veneto: malba
  • Calabria: maliva, meloji, moloj, melage, miloghia
  • Sicilia: marva, marvuni, panuzzi
  • Piemonte: riondela, riondella, malvo
  • Sardegna: narba, narbedda, narbighedda, narbuzza, narvuzza, marmaruzza, palmuzza, parmuzza, pramuzza
  • Liguria: arma, marva, mauva, valma, varma, varmetta,
  • Toscana: malva salvatica
  • Puglia: marva, panatteddu, pagnutteddha, panetteddha, panettu, meloha

Per non incorrere in errore fate sempre riferimento al nome scientifico, più specifico ed internazionale di quelli popolari. Ricordiamo che le piante hanno sempre un nome e un cognome. Il nostro nome, il genere, in questo caso è Malva, mentre il nostro cognome, la specie, è sylvestris.

Se conoscete altre denominazioni della malva selvatica, potete segnalare lasciando un commento in fondo all’articolo.

Malva nell’antichità

Sin dall’VIII secolo a.C. è stata usata come ortaggio e come rimedio medicamentoso, soprattutto le foglie tenere della pianta. Gli antichi Greci consideravano la malva un potente rimedio contro qualsiasi male e tale credenza si è tramandata fino ai giorni nostri, rimanendo radicata in molte culture popolari. La pianta viene menzionata anche da Teofrasto nel III secolo a.C. e i Pitagorici la consideravano pianta sacra con il potere di liberare gli uomini dalla schiavitù delle passioni.

Malva per i romani. I Romani la mangiavano cruda o cotta ben condita con olio e aceto. Cicerone ne era molto ghiotto e Marziale la usava come cura riparatrice. Dioscoride la menziona come rimedio specifico per l’apparato digerente e per uso esterno per diversi problemi alla pelle. Secondo Plinio il Vecchio una pozione a base di succo di malva evitava malesseri per tutta la giornata perciò ripeteva: malva, da ogni male salva, decantandone le sue proprietà.

Carlo Magno la volle come pianta decorativa nei suoi giardini imperiali.

La varietà di malva coltivata fu menzionata da Ibn al-Awwam, agricoltore arabo a Siviglia, nel dodicesimo secolo, come una delle piante più nutrienti e la migliore, rispetto a tutti gli altri vegetali, nel far produrre buon sangue. Nel sedicesimo secolo la malva in Italia era definita omnimorbia, cioè rimedio di tutti i mali?

Nel XVIII secolo venne ideato il tè alla malva, alla quale veniva attribuito potere dimagrante.

Come riconoscere la malva

Riconoscere la malva è molto semplice: se non per le sue foglie disposte a ventaglio di forma rotondeggiante o dentata portate da un lungo picciolo, la riconoscerete sicuramente dai suoi fiori rosa violetto a cinque petali.

Malva sylvestris, erba spontanea

Foglia di Malva sylvestris, erba spontanea

Caratteristiche della malva

Originaria delle regioni euro siberiane è comune in tutto il territorio italiano e la si può ritrovare facilmente nei prati, lungo i margini dei sentieri e delle strade, negli incolti fino a 1.600 metri di quota. Si trova facilmente nei terreni con importanti apporti di azoto, nelle concimaie e nei campi abbandonati. È una pianta erbacea perenne, cespugliosa, sempreverde, con fusti eretti, ma a volte anche striscianti, che può raggiungere e oltrepassare il metro di altezza con fittone, cioè la radice, verticale. Le foglie, dai peli ruvidi, disposte a ventaglio, hanno forma rotondeggiante o dentata con cinque o sette lobi portate da un lungo picciolo. Fiorisce da febbraio a novembre con fiori di colore rosa violetto che hanno cinque petali con striature più scure, portati in coppia o a mazzetti, all’ascella delle foglie superiori.

Proprietà della malva

La malva è un’ottima fonte di acidi grassi polinsaturi omega 3, calcio, potassio, vitamine C ed E, ha proprietà emollienti, antinfiammatorie delle mucose (bocca e gola), espettoranti e lassative dipendono soprattutto dal suo ottimo contenuto di mucillagini e antociani (malvina e malvidina). È una delle piante medicinali più ampiamente utilizzata nella fitoterapia popolare mediterranea. Le foglie, i fiori e anche le radici venivano impiegate sia per uso interno che esterno (come vulneraria e lenitiva su pelle e mucose arrossate), per una vasta gamma di malattie: problemi digestivi (costipazione, diarrea, mal di stomaco), della pelle (acne, bolle) e disturbi del sistema escretore. È stata anche utilizzata in etnoveterinaria e come cibo per animali.

Mangia, o Febo, le lattughe e le emollienti malve, perché hai la faccia di chi va duro di corpo. Marco Valerio Marziale, poeta romano

La malva (le foglie) è realmente un ottimo emolliente e raddolcente, calmante. Contro la stitichezza abituale è insuperabile, mangiata lessa con pochissima acqua e condita con olio.

Malva per il mal di denti

Le foglie di malva possono essere utili in caso di ascessi dentali o gengiviti. Il Dottor Giovanni Marotta consiglia di usare le foglie di malva perché ricche di mucillagini e ristoratrici per le mucose. Basta prendere le foglie più belle e tenere della malva, se ci sono i fiori si prendono anche quelli. Si fa sbollentare la malva per pochi minuti e poi con le foglie creiamo una pallina medicale da applicare direttamente in bocca. Prima di metterla dove abbiamo il problema la bagniamo con una goccia di calendula e una goccia di olio essenziale di tee trea oil. Si crea dunque qusta pallina medicale di malva che si mette in bocca tra la gengiva e il dente interessato dal problema e si tiene circa un’ora tra il dente e la guancia. Dopo un’ora si cambia il medicamento creando una nuova pallina di malva dalle foglie. Ripetiamo fino a quando non ne traiamo beneficio e l’infiammazione regredisce.

Cosa indica la malva per il suolo

Malva Sylvestris ama i suoli ricchi di sostanze nutritive, a volte con PH elevato. Indica un suolo ricco, a volte compattato.

Fiore di malva

Fiore di malva, dal viola intenso

Coltivare la malva

La malva è una pianta poco esigente e molto semplice da coltivare, adattandosi alla gran parte dei climi e dei terreni. Preferisce come già accennato un suolo ricco di sostanza organica e capace di trattenere a lungo l’umidità. Si può coltivare sia in pieno sole che in penombra, la pianta teme il caldo eccessivo.

Potete seminare la malva in primavera direttamente in pieno campo, oppure in semenzaio alla fine dell’inverno per poi trapiantarla in campo. I semi germinano con facilità, infatti lasciando la pianta a sé stessa si risemina da sola (autosemina). Per coltivarla in vaso riempite i vostri vasi di un comune terriccio umido, pressando leggermente i semi nel terriccio. Come abbiamo visto ama l’umidità, quindi coprite con una busta di plastica per circa due settimane facendo attenzione che i vasi siano lontani da fonti di calore eccessivo, in questo modo tratterrete l’umidità nel vaso. Quando le piantine sono giovani innaffiate regolarmente, una volta che le piante sono cresciute innaffiate solo se necessario.

Usare la malva in cucina

Tutta la pianta è commestibile. Si consumano le foglie tenere, meno coriacee se raccolte prima della fioritura, crude in insalata o cotte insieme ad altre verdure, lessate e condite semplicemente con olio e limone, nelle zuppe, nelle minestre, nei ripieni per ravioli e nelle torte salate. I suoi bellissimi fiori vivacizzeranno insalate e antipasti. In passato la radice veniva fatta masticare ai bambini con problemi di dentizione, mentre venivano mangiati i frutti (acheni) ancora immaturi perché avevano il sapore delle mandorle fresche.

Essiccare la malva

Se volete essiccarla raccogliete delicatamente le foglie senza picciolo e i fiori, fatelo al mattino dopo la scomparsa della rugiada, facendo essiccare lo strato sottile in un luogo ombroso e ventilato o in essiccatore, conservando al riparo dalla luce e dall’umidità. Potete utilizzarla per un’ottima tisana espettorante ed emolliente.

ricetta con la malva

Dolmades con foglie di malva. Malvades. Ricetta e foto di Emanuele Cavaiolo

Ricetta dei dolmades con foglie di malva (Malvades)

I dolmades sono involtini di foglia di vite, tipici della cucina greca, libanese, israeliana, armena e turca. Sono serviti come antipasti, preparati, di solito, con una base di ripieno di riso, spezie ed erbette. Potete dare libero sfogo alla vostra fantasia e prepararli secondo i vostri gusti. Di solito si usano foglie di vite, ma possiamo usare anche come quelle di gelso, o, come in questo caso, con enormi foglie di malva. Scopriamo come preparare questo antipasto saporito, leggero e ricco di gusto, in chiave selvatica.

Per realizzare questa ricetta avrete bisogno di foglie di malva belle grandi in grado di contenere il ripieno di riso. Nella ricetta ho utilizzato un riso integrale, se preferite va bene anche un riso bianco. Se utilizzate l’integrale vi consiglio di metterlo in ammollo il giorno prima, anche fino a 2 giorni, per accelerarne la cottura in seguito.

Ingredienti

  • Foglie grandi di malva
  • Cipolla
  • Erbette a piacere
  • Spezie a piacere
  • Brodo vegetale o miso o salsa di soia
  • Olio
  • Acqua
  • Sale
  • Riso integrale

Procedimento

  1. Fate soffriggere leggermente la cipolla in un po’ d’olio.
  2. Aggiungete, scolandolo dall’ammollo, il riso integrale, che inizierà a tostarsi e a cuocersi a fuoco medio, con il coperchio
  3. A parte tritate le erbette che volete aggiungere al riso in cottura (ho aggiunto qualche foglia di borragine tritata), aggiungete spezie e sale a gusto
  4. Ora è il momento di aggiungere il brodo vegetale, o acqua e salsa di soia, ad esempio ho aggiunto il miso, ma potete aggiungere il brodo saporito che più vi piace
  5. Fermate la cottura del riso, che deve aver assorbito il brodo, ma deve risultare al dente, perché continuerà la sua cottura in seguito
  6. A parte portate dell’acqua salata ad ebollizione. Spegnete quando inizia a bollire
  7. Adagiate le vostre foglie di malva giganti nell’acqua calda, una ad una per non farle attaccare tra di loro, o insieme se siete bravi a non farle attaccare. Le foglie non devono stare molto tempo in acqua calda, devono ammorbidirsi, ma non troppo altrimenti si romperanno. Quando saranno abbastanza morbide da poterle piegare, fatele asciugare su uno straccio
  8. Per realizzare gli involtini disponete un cucchiaio di riso al centro della foglia sulla pagina inferiore della foglia
  9. Premete bene il composto ed iniziate ad arrotolare partendo dal punto di giunzione con il picciolo, fino ad arrivare alla punta della foglia: il procedimento è lo stesso dei classici dolmades di vite. Portare all’interno dell’involtino le estremità della foglia e arrotolate delicatamente in maniera stretta
  10. Incastrate tra loro gli involtini in una pentola foderata con le stesse foglie di malva non cotte e poggiateci un peso sopra (che può essere un piatto o altro a seconda delle dimensioni della pentola) in modo tale che in cottura gli involtini non si muovano
  11. Aggiungete altro brodo e fate cuocere a fuoco basso finchè gli involtini non lo avranno assorbito, ma non stracuocete il riso affinchè non diventi una pappa, a me sono bastati 10/15 minuti

Di solito questo piatto viene servito con lo yogurt greco o con una bella spruzzata di limone, ma potete utilizzare il vostro intingolo preferito, io ho optato per una maionese vegetale aromatizzata alla nepeta.

E come sempre invitate amici e parenti ad assaggiare la portentosa malva, che in questo caso, dalla fame salva!

Emanuele Cavaiolo (La Capra Selvatica)

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