Sapevi che solo guardando le piante che crescono su un qualsiasi terreno puoi conoscere le sue condizioni? Semplicemente individuando le erbe spontanee che crescono in un campo si può sapere come intervenire per migliorare le sue condizioni e quindi la sua qualità di suolo agricolo. Le piante che ci danno queste informazioni sono dette piante bio-indicatrici. Non si tratta di piante speciali, in realtà, ma di tutta la flora erbacea spontanea che, proprio perché capace di svilupparsi in determinate condizioni, ci permette di definire con precisione quale sia lo stato del suolo su cui ha scelto di crescere. 

Gerard Ducerf e le piante Bio-indicatrici

Questo tipo di analisi è stato reso possibile dagli studi di Gerard Ducerf, un botanico francese che ha dedicato tantissimi anni ad individuare le informazioni che ciascuna pianta può fornirci. Ducerf ha scritto una collana di libri che raccolgono il frutto dei suoi studi. Inoltre, partendo da questa mole di informazioni, è stato organizzato un metodo di analisi che porta ad una diagnosi precisa dello stato del suolo, da cui è possibile partire per programmare un percorso di miglioramento e rigenerazione.

Le piante spontanee non ci forniscono solo informazioni utili, costituiscono esse stesse il principale rimedio alle condizioni di degrado in cui può trovarsi un terreno. Sono anche la cura di molti problemi agronomici e arrivano proprio là dove c’è più bisogno di loro. Non è certo un caso, le piante abitano questo pianeta da molto più tempo di noi e da sempre hanno contribuito a modellarlo. Possiamo anche seminare le piante che sono utili per apportare al suolo i cambiamenti che ci servono, è quello che facciamo con il sovescio.

portulaca nel suolo

portulaca in un suolo lavorato spesso con motocoltivatore

Le piante spontanee rigenerano il suolo 

Tra i collaboratori di Gerard Ducerf, che utilizzano le piante bio-indicatrici per aiutare gli agricoltori a migliorare i loro suoli, c’è Miguel Neau, botanico ed ecologo, anche lui francese, che ha collaborato con Ducerf per tantissimi anni.

“Le piante spontanee derivano da un’evoluzione naturale molto antica, che risale a milioni di anni – spiega Miguel Neau – Le chiamiamo erbacce, ma in realtà sono piante che spesso vengono per risolvere problemi di degrado del suolo. Per rigenerarsi il suolo ha bisogno di un’attività biologica intensa, ovvero della presenza di microrganismi benefici. Le piante favoriscono questa attività stimolando la microbiologia del suolo, sia attraverso le sostanze che rilasciano dalle radici, sia tramite il loro contributo organico al terreno. Quindi la pianta è il primo anello della rigenerazione del suolo. Inoltre, le piante bio-indicatrici possono permetterci di comprendere nel funzionamento del suolo i diversi stati della materia organica”. 

Gerard Doucef

Miguel Neau, botanico ed ecologo

Come le piante coltivate aiutano la rigenerazione del suolo 

Quando facciamo agricoltura lavoriamo in modo diverso da come farebbe la natura. Infatti i processi naturali tendono verso ecosistemi lenti e stabili. I principali esempi sono la foresta e la prateria con piante perenni. Per la coltivazione delle piante utili all’alimentazione umana, molte delle quali sono annuali, abbiamo bisogno di ambienti più dinamici. Ma tra uomo e natura è possibile una collaborazione. Si può trovare un punto di incontro nel quale i processi naturali permettono la rigenerazione del suolo e l’uomo interviene per mantenere il suolo nelle condizioni più adatte alla crescita delle piante annuali, senza privarlo della sua capacità di creare humus. I principali interventi che possiamo usare per mantenerci nella condizione ottimale per la coltivazione sono la lavorazione superficiale del suolo con la semina del sovescio, lo sfalcio delle erbe e il pascolo degli animali. 

“Con l’agricoltura rigenerativa – spiega ancora Miguel Neau – possiamo utilizzare le piante domesticate per aiutare ancora questa rigenerazione del suolo. E tra queste piante, ci sono molte piante alimentari come i cereali e le leguminose che possono anche migliorare la rigenerazione del suolo. Ma per questo, è necessaria una cooperazione tra piante spontanee e piante coltivate in una modalità un po’ specifica con rotazioni, interazioni tra le colture che fanno sì che si abbiano entrambi gli aspetti positivi. Il lato positivo delle piante spontanee e il lato positivo delle piante coltivate che restituiamo al suolo. Non sono piante da coltura, sono piante di rigenerazione del suolo”. 

Malva per stimolare l’attività biologica del suolo

Vediamo qualche esempio di piante spontanee che possono aiutarci a rigenerare il suolo e che ci danno chiare informazioni sulle sue condizioni. Una di queste è la malva, una pianta comune e conosciuta anche per le sue proprietà medicinali. Ebbene la malva è una medicina anche per il suolo. 

“La malva è interessante – ci dice Neau – perché di solito arriva dopo un grande sconvolgimento, che ha portato al compattamento del terreno. Spesso se ne mangia il fiore perché ha un sapore dolce. Infatti contiene zuccheri, mucillagini, sostanze vischiose prodotte dalle piante e utilizzate per vari scopi, come immagazzinare acqua o facilitare la dispersione dei semi. La malva è un segno di compattamento del suolo, ma è anche una pianta che contribuirà a risolvere tale compattamento, principalmente grazie all’azione meccanica della sua radice a fittone. Inoltre, grazie alle mucillagini e ai composti zuccherini che produce, stimolerà l’attività biologica del suolo. Se cerchiamo di distruggere questa pianta, di eliminarla, in realtà, impediremo al processo di rigenerazione e miglioramento del suolo di svolgersi. La malva è una pianta che indica che il suolo è in una fase di miglioramento. Quindi, non dovremmo eliminarla”.

piante spontanee, fiore di malva sulla sinistra, fiore di papavero sulla destra

piante spontanee, fiore di malva sulla sinistra (fiore viola), fiore di papavero sulla destra (fiore rosso)

Portulaca, pianta della dune 

Un’altra pianta molto comune e facile da incontrare in un orto è la portulaca, anch’essa è una pianta piena di proprietà per la nostra salute e ha per noi anche un messaggio preciso sul suolo.

portulaca, erba spontanea ricca di proprietà

portulaca, erba spontanea ricca di proprietà. Indica un suolo sabbioso, iper lavorato

“Questa è una pianta – dice Miguel Neau – le cui origini sono le dune vicino al mare, le dune di sabbia. Sono terreni dove comunque c’è una ricchezza di azoto, ma dove non c’è struttura. Questa pianta si è adattata a tali ambienti perché può crescere abbastanza velocemente e si è adattata formando foglie spesse, è tra le piante che chiamiamo crassulaceae. Le piante che appartengono a questa famiglia, le crassulaceae, si sono adattate non alla povertà del suolo, ma all’aridità del suolo. E quindi è per questo che è una pianta buona dal punto di vista alimentare, perché è in grado di assorbire rapidamente molti elementi e di immagazzinarli. Ma se l’abbiamo in un giardino o nell’orto è segno che stiamo perdendo struttura nel terreno. Cioè, il nostro suolo inizia a somigliare a una duna. In termini di dinamica, trattiene meno acqua, abbiamo una disgregazione. La troviamo nei suoli che vengono troppo lavorati, lavorati con motocoltivatori, motozappatrici, dove si polverizza la struttura del suolo. E in questo caso, la portulaca è contenta perché il giardino è molto ricco, quindi può crescere molto velocemente”. 

Francesca Della Giovampaola