Le erbe spontanee sono una risorsa naturale libera e gratuita con cui possiamo nutrirci e curarci o utilizzare per produrre oggetti utili nella vita quotidiana o per usi speciali. Saperle riconoscere e accedere alle conoscenze disponibili per sapere come possono essere utilizzate è fondamentale e in questo articolo scopriamo alcune delle migliori fonti on line a cui rivolgerci.
- Sulle fonti di informazione sulle erbe spontanee puoi leggere anche: erbe spontanee, fonti e libri per imparare a riconoscerle.
Cercare fonti affidabili sulle erbe spontanee
Il web ha reso possibile ricevere informazioni stando comodamente seduti a casa davanti allo schermo. Molte di queste informazioni sono gratuite, ma non tutte. Se da un lato ci vengono risparmiati il tempo e la fatica di viaggiare fisicamente per biblioteche o facoltà, dall’altro possiamo incorrere in qualche trabocchetto.
Il primo è sempre quello della affidabilità delle fonti: vagliare da dove ci arrivano i contenuti è doppiamente valido per la navigazione internet, dove la quantità di blog, post, presentazioni, siti è enorme.
Come distinguere dati attendibili e non attendibili?
Alla difficoltà intrinseca, specie per chi è profano della materia, qualsiasi essa sia, si aggiunge la triste consuetudine di operare un copia incolla di interi testi o di parti di essi, a volte pure incoerenti. E il copia incolla si ripete in siti assolutamente diversi: in questo modo un errore può trasformarsi facilmente in verità. Riprendendo tristemente Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.
Non è facile trovare una informazione davvero completa su un determinato fenomeno, ma spesso troviamo pezzi scollegati che ci danno solo l’illusione di aver compreso il fenomeno stesso nella sua interezza; un poco come gli antichi che vedevano il sole sorgere e tramontare e avendo solo quella informazione pensavano che fosse la nostra stella a girare intorno alla Terra. Nel nostro campo fitoalimurgico, vedere il ben noto tarassaco sempre identificato come Taraxacum officinale ci fa pensare che esista solo quella specie, perdendo di vista che oggi sono riconosciute circa 160 specie all’interno del genere Taraxacum e ci fa trascurare tutte le difficoltà che incontrano i botanici a definire prima di tutto il concetto stesso di specie, poi i caratteri che differenziano le specie appartenenti a questo genere e i cambiamenti nella classificazione operati mano a mano che si fanno nuove scoperte.
ricerca di erbe spontanee
Migliori app per il riconoscimento delle piante
Per il raccoglitore ancora poco esperto, che si cimenta nella raccolta di erbe selvatiche commestibili, il timore è quello di non riuscire a identificare correttamente la specie. Sempre se ha davvero questo timore. Continua a stupire il gran numero di persone che raccolgono erbe senza porsi troppo il problema di un corretto riconoscimento. Un aiuto arriva da team di botanici, sviluppatori e traduttori che hanno messo a disposizione del grande pubblico applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale. Queste permettono una possibile identificazione in base a una fotografia che i comuni cittadini possono inserire
nelle app. Possibile, si badi bene. Non sempre certa.
Ecco alcune app gratuite tra le più conosciute:
Pl@ntNet
Molto semplice nell’utilizzo, fornisce varie possibili identificazioni, tra cui quella che compare per prima è la più probabile. È possibile scegliere un’area geografica e si può ricercare una specie all’interno del database, cosa utile per avere un panorama più ampio. È possibile identificare le piante anche dal sito su PC.
Nata nel 2009 da un accordo tra varie istituzioni di ricerca francesi¹, dal 2015 Pl@ntNet è supportata dal programma di investimento Future Floris’Tic, che coinvolge un consorzio formato, oltre che dagli istituti citati in nota, anche da Fondazione Agropolis, Tela Botanica, CNRS (Centre National Recherche Scientifique) e Università di Montpellier.
Flora Incognita
Flora Incognita è un’app sviluppata dalla Technische Universität Ilmenau e dal Max Planck Institute for Biogeochemistry in Germania. Ha un database con circa 30.000 piante. Nella app, oltre alla utile lista delle specie, come in Pl@ntnet, c’è anche una finestra con approfondimenti botanici. Il sito internet, online dal 2014 in inglese o tedesco, contiene interessanti informazioni su progetti di Citizen Science a cui poter partecipare o organizzare in prima persona e una lista di pubblicazioni sull’argomento, alcune solo in tedesco. Dal sito non è possibile effettuare il riconoscimento botanico delle foto.
Seek
Seek utilizza il database di iNaturalist, nato nel 2008 come progetto del master di tre studenti della School of Information dell’University of California Berkeley nel 2008. Tra il 2014 e il 2017 iNaturalist è diventato un’iniziativa di California Academy of Sciences e di National Geographic Society. Nel 2023 è diventata un’organizzazione no-profit indipendente. Anch’essa abbastanza semplice nell’utilizzo, richiede la posizione del luogo dell’osservazione. Non ci sono solo piante, ma animali e altri organismi, per cui occorre selezionare la voce “piante”. Una volta identificata la specie, fornisce indicazioni su altre specie simili e la galleria di altre foto della stessa specie. Se non riesce a identificare la specie si ferma al genere o addirittura alla famiglia. È possibile identificare le piante anche
dal sito, in inglese o scegliendo dal proprio account nel sito la lingua italiana.
Le app aiutano la ricerca scientifica
A questo punto viene spontaneo domandarsi per quale scopo illustri istituzioni accademiche, con adeguati e presumibilmente corposi finanziamenti, si siano imbarcate in questa titanica impresa. L’obiettivo non è solo aiutare gli appassionati di tutto il mondo, ma anche far crescere un progetto di Citizen Science, ossia raccogliere una grande massa di dati da un gran numero di persone.
Per esempio su Flora Incognita le foto degli utenti, per la maggior parte scattate quando la pianta cattura di più l’attenzione, ovvero esibisce fiori o frutti, costituiscono un vero e proprio monitoraggio atto a registrare graduali cambiamenti dell’epoca di fioritura o maturazione dei frutti e comprendere meglio gli effetti dei cambiamenti climatici. In questo modo ognuno di noi può contribuire con un piccolo tassello alla crescita della conoscenza sui sistemi viventi del nostro pianeta.
Affidabilità delle app di riconoscimento
Questi strumenti vanno utilizzati con attenzione, consapevolezza e con un approfondimento ulteriore. Tanto più se si tratta di vegetali che vogliamo mangiare.
Secondo uno studio del 2020², Pl@ntnet ha identificato correttamente il 39% delle specie, il 44% dei generi e il 55% delle famiglie; Seek ha identificato correttamente rispettivamente il 35%, il 55% e il 68%; Flora Incognita ha identificato correttamente il 46%, il 52% e il 60%. Secondo uno altro studio del 2023³, Pl@ntnet e Seek hanno migliorato le loro prestazioni di identificazione corretta delle specie, rispettivamente il 73% e il 66%. Non abbiamo trovato dati per Flora Incognita, ma presumibilmente avrà migliorato anch’essa le sue prestazioni sulla base dei veloci cambiamenti che avvengono in Intelligenza Artificiale.
Perché le app non sempre riescono a riconoscere la pianta dalla foto che carichiamo?
Ci sono piante più facili da riconoscere perché hanno foglie con caratteri costanti e ben differenziati come la lucertolina (Hyoseris radiata) o il billeri primaticcio (Cardamine hirsuta) e ci sono piante difficili perché variabili tra un individuo e l’altro della stessa specie, come molti radicchi selvatici. Piante che sono simili, pur appartenendo a specie o addirittura a generi o famiglie diverse, come la radicchiella tirrenica (Crepis bursifolia) e la borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris), che appartengono a due famiglie diverse; non ci scordiamo mai che poi esiste anche un’altra specie, Capsella rubella, molto simile alla borsa del pastore! Oppure Crepis setosa e Crepis pulchra, una considerata buona commestibile, la setosa, l’altra leggermente tossica e comunque non gradevole per la sua viscosità, la pulchra.

Crepis pulchra
Oltre a questo aspetto “botanico”, la qualità dell’identificazione dipende anche da quella delle immagini fornite che non contengono i particolari determinanti per l’identificazione. In alcuni casi, addirittura, accade che la comunità della app confermi l’attribuzione di una specie che non è quella corretta.
Bisogna anche sapere che nei data base di queste app troviamo moltissime specie, ma non tutte. Un esempio: su 12 specie di Leontodon presenti in Italia⁴, su Pl@ntnet ce ne sono 7, su Flora Incognita 9 e, di queste 9, 3 non sono presenti in Italia. Per cui una foto di Leontodon rosanoi, non presente in database, viene assimilata a Leontodon hispidus.

Cardamine hirsuta
Dov’è il problema visto che si possono mangiare tutte e due?
Il problema è che si perde il quadro complessivo: si perdono pezzi di conoscenza. Se guardiamo solo Pl@ntnet potremo pensare che le specie di Leontodon siano 7 e delle altre 5 non avremo alcuna percezione. Non avremo neppure la percezione delle difficoltà di classificazione di Leontodon hispidus, vista la sua grande variabilità di caratteri.
Allora come possiamo fare? Partendo (o meno) dall’aiuto che ci dà l’identificazione delle app, approfondiamo andando a cercare sui due siti italiani di riferimento: Acta Plantarum e Dryades.
I migliori siti per l’identificazione delle piante
Acta Plantarum
Acta Plantarum si configura come un poliedrico progetto open source nato nel 2007 il cui scopo è lo studio della Flora spontanea d’Italia. Raccoglie le segnalazioni floristiche in tutta Italia, soprattutto di botanici dilettanti, che hanno creato un patrimonio di oltre 93.000 segnalazioni che coprono circa il 75% delle specie e il 64% dei taxa noti in Italia. La partecipazione al progetto è libera e gratuita e per contribuire con foto, domande o testi è necessario registrarsi e partecipare al Forum di discussione. La consultazione è invece accessibile a tutti. La galleria fotografica che è presente in diverse sezioni del sito è costantemente arricchita dagli iscritti, siano essi professionisti del settore o appassionati. Si tratta comunque di un sito nel quale tutte le informazioni sono passate al vaglio di botanici o di utenti esperti.
È un sito ricco e complesso, in cui più si esplora, più si trovano notizie utili, dai glossari alla galleria di foto delle rosette basali, alla sezione dedicata alla morfologia, dove semplici schemi ci insegnano ad assegnare un nome alle componenti del fiore, del frutto, della radice, della foglia.
Meno immediato per i neofiti, ma sempre a libero accesso è la sezione IPFI (Index Plantarum Florae Italicae) nella quale troviamo schede delle singole specie che contengono numerose informazioni. Tra queste, la pubblicazione originale di riferimento, la distribuzione regionale e altitudinale, il colore, il periodo di fioritura, l’essere una pianta indigena o la sua esoticità, la protezione sia a livello nazionale che regionale, gli eventuali utilizzi. E vediamo anche se per quella pianta è presente o meno una scheda botanica più approfondita.
Ed è proprio nella sezione Schede botaniche che potremo trovare le informazioni che ci aiuteranno a capire se l’identificazione della app è corretta o meno. Aprendo la Scheda botanica corrispondente, troveremo la galleria fotografica e la descrizione dei caratteri morfologici: paragonando le immagini e la descrizione della scheda con il nostro campione potremo capire se l’identificazione della app corrisponde. Ma anche l’approfondimento su Acta plantarum può non essere sufficiente a identificare con certezza la pianta. Non va mai dimenticato che l’unica identificazione davvero certa è con il campione della pianta in mano, fornito di fiori e frutti, e una chiave dicotomica.

il sito Acta plantarum
Nelle schede botaniche delle varie specie troviamo note sulla loro ecologia (il loro ambiente di crescita) e sugli usi alimentari e officinali, necessariamente approssimative. Per queste notizie consigliamo non tanto o non solo di rifarsi a testi sempre aggiornati, ma soprattutto di controllare su database che permettono di consultare gli articoli scientifici dedicati all’una o all’altra specie. Inserendo le corrette chiavi di ricerca, ovvero ponendo una domanda ben circoscritta (al nome della specie dobbiamo affiancare termini come ‘commestibilità’, ‘etnobotanica’, ‘antropologia’,…), possiamo avvalerci di motori di ricerca come PubMed (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/) o Researchgate (https://www.researchgate.net/), ma ce ne sono anche altri. Qui potete trovare molti articoli scientifici in inglese (talvolta anche in altre lingue), di cui solo una parte sono accessibili gratuitamente e contrassegnati come Open access. La maggior parte sono articoli a pagamento o da richiedere direttamente agli autori. Di questi è disponibile un riassunto, l’abstract, che permette di cogliere quale sia l’argomento trattato. Quindi, a meno di investire un più che discreto capitale nell’acquisto di articoli, potremo trovare informazioni utilissime e importanti, ma solo parziali.
Infine, ultimo, ma non meno importante, anche gli articoli scientifici possono sbagliare. Raramente, è vero, ma accade. Per esempio, un articolo che ci siamo trovate a studiare per parlarvi della pimpinella, attribuiva l’uso di Poterium sanguisorba alla medicina cinese, riportando in bibliografia l’articolo originale da cui era tratta la notizia. Andando a leggere l’originale, scopriamo che la medicina cinese usa invece Sanguisorba officinalis.
Infine, se cerchiamo notizie su piante medicinali, ricordiamo che è importante avvalersi della consulenza di un medico o di altro professionista della salute prima di intraprendere un percorso di terapia: i preparati fitoterapici sono veri e propri farmaci.

libro Erbe spontanee sul riconoscimento. Puoi ordinarlo qui
Dryades
Nel sito Dryades l’oggetto della ricerca non è limitato al regno vegetale, ma possiamo identificare anche funghi e animali grazie all’accesso a centinaia di migliaia di immagini e a diverse banche dati sulla biodiversità in Italia. Il coordinamento dei vari progetti è operato dal Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste.
Per gli autodidatti che vogliono confrontare foto di una pianta di interesse la sezione più semplice, tra le immagini, è la funzionalità de Il nuovo cercapiante. A oggi sono indicizzate più di 21.900 specie, illustrate in oltre 235.000 immagini e corredate di una ricca raccolta di nomi vernacolari divisi per regione. Le chiavi di ricerca che possiamo inserire sono la famiglia, il nome scientifico, il nome comune, l’area linguistica.
Tramite le sezioni ‘chiavi dicotomiche’ e ‘chiavi a entrata multipla’ possiamo esplorare progetti locali, sempre coordinati dal Dipartimento stesso, così da focalizzare l’attenzione su specie presenti in determinate aree geografiche.
AlimurgITA
Una novità è rappresentata dal portale AlimurgITA, in cui sono state selezionate 1116 entità derivate dalla consultazione di oltre 380 testi di letteratura specializzata (tra libri e articoli scientifici) pubblicati dal 1918 ad oggi. E’ uno strumento in continuo aggiornamento, semplice ed efficace per la ricerca sulle piante alimurgiche e fornisce sinteticamente numerose informazioni (parte di pianta utilizzata, modalità di utilizzo, uso alimentare, uso regionale, bibliografia). Attualmente il portale non da informazioni su alcuni campi tematici (es. ecologia, tossicità), che saranno inseriti nel prossimo futuro. Quindi anche questo database, pur prezioso, costituisce solo un tassello per costruirsi un quadro completo sulla specie che vogliamo studiare.
Siti internazionali
Se proprio nei portali nazionali non reperiamo sufficienti informazioni o immagini, possiamo rifarci a diversi altri siti stranieri. Ne riportiamo due per vastità di informazioni e per semplicità d’uso.
Flora iberica (http://www.floraiberica.es/), sito correlato ai volumi Flora Iberica: Plantas vasculares de la Península Ibérica e Islas Baleares pubblicati dal Real Jardin Botanico de Madrid. Contiene chiavi dicotomiche, immagini e riferimenti delle piante vascolari di Spagna e Portogallo.
Royal Botanical Gardens Kew (https://powo.science.kew.org/), sito nato dall’omonima istituzione, che a oggi è la vetrina di un programma collaborativo a respiro internazionale: in questo caso parliamo dell’intera flora mondiale e del progetto di rendere disponibili in versione digitale i dati degli ultimi 250 anni di ricerca ed esplorazione botanica. Le informazioni spaziano dalla tassonomia, alle immagini, alla distribuzione, allo status o meno di specie a rischio, alla filogenesi molecolare e agli usi dei vegetali inseriti.
Da questa breve rassegna avrete capito che oggi la mole di dati e informazioni è immensa. Servono capacità di studio, desiderio di ricerca e spirito critico. Serve restare curiosi ed esercitare il dubbio metodico, alla Cartesio, senza stancarsi di mettere in discussione e di restare aperti a nuove scoperte e modalità di approccio alla materia.
Annalisa Malerba e Isabella Devetta
Il nostro libro sulle Erbe spontanee
Erbe spontanee, di W.Taliana Tobert, F.Della Giovampaola, F.Bellantoni, ed Gribaudo
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Riconoscere erbe spontanee di primavera
Fonti e studi citati nell’articolo
¹CIRAD (Centre de coopération internationale en recherche agronomique pour le développement)
INRAE (Institut national de recherche pour l’agriculture, l’alimentation et l’environnement)
INRIA (Institut national de recherche en informatique et en automatique)
IRD (Institut de Recherche pour le Développement)
²Hamlyn Jones – Artificial Intelligence for plant identification on smartphones and tablets – 2020
³A.G.Hart e altri – Assessing the accuracy of free automated plant identification applications -2023
⁴ F.Bartolucci e altri-An updated checklist of the vascular flora native to Italy-2018
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Altre letture consigliate
La Cura della Terra, di F.Della Giovampaola, ed Mondadori
Il Libro delle Libere Erbe, di Annalisa Malerba e Elisa Nicoli, Altraeconomia
Erbe Spontanee in Tavola, di Annalisa Malerba e Carla Leni, Sonda
Il prato in tavola, di Dafne Chanaz, ed. Terra Nuova
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