Se volete conoscere e riconoscere le erbe spontanee e capire quali fonti sono attendibili bisogna capire la strada da seguire e gli strumenti a disposizione. Volete fidarvi del vicino? Cercate esperti? Come fate a capire se l’esperto è veramente competente? Raccogliete un’erba solo per un vago ricordo di quelle che coglieva la nonna?
Prendiamo qui a prestito da altri esperti di fitoalimurgia – e facciamo nostra- questa frase: “tutte le erbe sono commestibili, alcune solo una volta”.

Per evitare di trovarsi in questa incresciosa situazione, occorre armarsi di pazienza, scarponi, giacca a vento e una bussola che ci aiuti ad orientarci tra siti, blog, testi, articoli e quant’altro possa riguardare le amate erbette. In questa prima parte tratteremo i testi scientifici, di etnobotanica e alcuni dei numerosi testi divulgativi sull’argomento; nella seconda parte tratteremo di tutto ciò che si trova nello sconfinato mondo di Internet.

Artemisia vulgaris

Artemisia vulgaris

Il riconoscimento botanico

Per qualsiasi raccolta di piante spontanee a uso commestibile, o per qualsiasi uso la specie umana abbia sperimentato con successo, bisogna capire con certezza che si tratta proprio di quella pianta, che contiene determinate sostanze, a noi utili o tossiche, e non un’altra. In altre parole darle il suo nome. Già Plinio il vecchio nel I secolo dopo Cristo lamentava la difficoltà:

«…L’erba scoperta più anticamente è la peonia, che conserva il nome del suo scopritore: alcuni la chiamano pentorobo, altri gliciside. E anche questo è un problema, il fatto, cioè, che la medesima pianta venga chiamata in maniera diversa a seconda dei luoghi.»
Plinio – Historia naturalis – III-Liber XXV – 29 (10) Ed. Einaudi, I Millenni

Sono infatti innumerevoli ancora oggi i nomi popolari, inestimabile patrimonio da conoscere e tramandare, ma che non sempre o non immediatamente rendono possibile una identificazione certa. La cicerbita del Chianti è il crespignolo della Val di Chiana e non ha nulla a che vedere con la Cicerbita alpina, con cui ha in comune solo la famiglia di appartenenza, le Asteraceae.
Bisogna prendere coraggio e affrontare la nomenclatura latina scientifica. Se si cerca di conoscere a fondo una pianta o farla conoscere ad altre persone bisogna studiare, non esistono scorciatoie.

Bisogna studiare, non esistono scorciatoie

Qualsiasi sapere non è mai semplice, ma complesso; non è mai assoluto, nessuna “verità” è certa, ma il dubbio e la verifica ci devono accompagnare come fedeli amici. Più i botanici sono esperti, più difficilmente manifesteranno certezze assolute di fronte all’identificazione di una pianta. Un piccolo margine di dubbio viene sempre mantenuto perché come diceva il buon Socrate, più conosco, più so di non sapere. Perché più conosco, più scopro quanto è splendido e vario il mondo che ci circonda e nuove frontiere si aprono, mettendo talvolta in discussione ciò che finora pensavo di sapere.

Il principio base: osservazione diretta

La conoscenza della natura, e quindi anche delle nostre amate piante selvatiche, deve basarsi prima di tutto sull’osservazione attenta e diretta, vedere con i propri occhi dove una pianta cresce, osservarne i più minuti particolari, capire in mezzo a quali altre piante si trova, stropicciarne le foglie per capirne la consistenza, annusarle. Occorre vederne tante, per tante volte in ogni stagione e osservarne la variabilità delle forme, delle dimensioni, dei colori. A seconda dell’ambiente in cui cresce, la stessa pianta (la stessa specie!) può essere più o meno pelosa; se è sotto stress per il freddo, può diventare più rossa, se il suolo è povero di azoto sarà di un verde più pallido e giallastro; il colore dei fiori può essere diverso; può essere alta 30 o 90 cm a seconda che si trovi a crescere in un suolo fertile e fresco o arido e povero; la forma delle foglie può variare anche molto da una pianta all’altra, da una zona all’altra.

L’osservazione è stato il modo con cui i nostri antenati avevano affinato la loro conoscenza delle piante. Per i contadini che andavano a cicorie nei campi non esistevano chiavi dicotomiche o app sul telefono, ma osservavano e sicuramente anche assaggiavano. Con qualche inconveniente più o meno grave: la strada della conoscenza è stata lastricata da diversi mal di pancia. E poi c’era la trasmissione orale del sapere che ancor oggi tra i raccoglitori esiste, vedi il successo e la richiesta di una miriade di corsi e passeggiate di riconoscimento botanico.

Riconoscimento erbe spontanee

Forme delle foglie. Estratto del glossario illustrato, dal libro “Erbe spontanee. Riconoscerle, raccoglierle, conservarle.”

(Ndr, disponibile in preordine: Erbe spontanee. Riconoscerle, raccoglierle, conservarle di W.Taliana Tobert, F.Della Giovampaola e F.Bellantoni, ed. Gribaudo).

Chiavi dicotomiche e testi scientifici per il riconoscimento di erbe spontanee

Per chi vuole davvero cimentarsi in un’identificazione solida, ecco di seguito un elenco, non certo esaustivo, delle risorse attualmente a disposizione.

Dare il nome a una pianta con le chiavi dicotomiche non è una passeggiata: innanzitutto bisogna padroneggiare con una certa disinvoltura i termini che vengono usati in botanica per descrivere le piante e un minimo di morfologia dei vari organi delle piante. Bisogna osservare le piante nelle varie fasi di crescita e avere a disposizione la pianta in fioritura, preferibilmente anche con i frutti. Per alcune Asteraceae, per esempio, può essere individuata la specie grazie alla forma dei frutti o dei peli presenti sulle foglie. Il principio su cui si basano le chiavi è semplice: vengono proposti via via due caratteri, tra cui noi dobbiamo scegliere quale dei due è presente nella nostra pianta. Ha i fiori gialli o rosa? Ha i peli o è glabra? Ma non tutti i caratteri sono così appariscenti e facili. Ci si può anche trovare a dover scegliere tra peli stellati e peli ghiandolosi. O tra foglie bi-pennatosette e tri-pennatosette, per esempio.

Tra i libri di botanica sistematica, ovvero i testi che ci permettono di orientarci nel Regno vegetale, descrivendo le specie una per una, citiamo alcune opere a carattere specialistico:

Libri di botanica

  • Autori vari Flora d’Italia di Sandro Pignatti – Edagricole, 2017 – 2019
    È il manuale di riferimento, per la nostra Penisola, uscito in prima edizione a dicembre 1969. Nell’ultima edizione, in quattro volumi comparsi tra il 2017 e il 2019, redatti grazie al lavoro collegiale dei più importanti gruppi di lavoro qui in Italia, le singole specie vengono descritte una a una, talvolta accompagnate da disegni in bianco e nero o foto. Quest’edizione è corredata di un apparato digitale contenente 90.000 foto a colori e di tavole sinottiche delle diverse famiglie alla fine del quarto volume: queste tavole descrivono i caratteri principali delle diverse famiglie per agevolare il riconoscimento.
  • Pietro Zangheri Flora italica – Cedam , 1976
    Altra chiave dicotomica storica, ma mai aggiornata, in 2 volumi, uno con le chiavi, l’altro con i disegni botanici in bianco e nero. Si può acquistare solo usato, ma di difficile reperimento e di costo non trascurabile. Se lo trovate negli scaffali di nonni o zii, conservatelo! È di un formato abbastanza maneggevole, adatto ad essere portato in campagna. Altro grande pregio, tutti i nomi botanici hanno l’accento. Non avremmo mai più il dubbio tra Làthyrus (corretto) e Lathỳrus!
  • Due testi di Pasquale Viggiani per Edagricole: Graminacee, ciperacee ed equiseti nelle colture agrarie. Botanica e riconoscimento (2016), Le dicotiledoni nelle colture agrarie. Botanica e riconoscimento (2015)
    Dedicati a combattere le specie spontanee che accompagnano le attività agrarie, hanno il merito di essere un testo-atlante che propone le foto delle piante trattate nei diversi stadi fenologici, ossia nei diversi stadi di sviluppo, spesso difficili da individuare: dal seme, alla plantula, alla pianta giovane, al fiore, al frutto. I due volumi trattano esclusivamente le specie segetali (dal latino segétis, ‘del seminato’), ovvero quelle che definiremmo ‘piante infestanti’.
  • G.Dumé et al. Flore forestière francaise – Institut pour le développement forestier, 2018
    Testo in tre volumi, suddivisi in base a tre macro-habitat diversi, in corso di aggiornamento; contiene chiavi dicotomiche sintetiche per agevolare il riconoscimento, ma il suo punto di forza sono i dati ecologici di ogni specie trattata. Ovviamente molte delle specie italiane non sono presenti, ma il numero di specie che abbiamo in comune con la Francia è elevato e quindi questi volumi possono essere interessanti anche per noi.
  • J.Poland The Vegetative Key to the British Flora – Summerfield Books, 2020
    Il pregio del testo, rispetto a Pignatti, e ciò che lo rende utile per il lettore italiano almeno per le specie presenti anche nella nostra Penisola, è che non esiste nessun testo dedicato alla nostra Flora che si concentri sui caratteri vegetativi; siamo quindi carenti nel riconoscere una specie o l’altra quando ancora non ha sviluppato fiori e frutti.
  • S.Eggenberg, A.Mӧhl Flora vegetativa – Rossolis, 2020
    Anche questo testo (in francese o tedesco) si basa sul riconoscimento dei caratteri vegetativi della pianta senza fiori o frutti. Tratta la flora svizzera, ma può essere utile per le regioni del Nord Italia che hanno molte specie in comune con la Svizzera e in parte anche per il Centro Italia. Contiene chiavi semplici, con molte immagini chiare dei principali caratteri diagnostici utili.

Se esistessero opere dello stesso tipo per la flora italiana sarebbe fantastico per i raccoglitori di erbe! Infatti una gran parte delle specie commestibili si raccolgono allo stadio di rosetta basale, quando hanno solo le foglie.

Glossario illustrato

Glossario illustrato dal libro “Erbe spontanee. Riconoscerle, raccoglierle, conservarle.”

Erbe spontanee. Riconoscerle, raccoglierle, conservarle

Tra i testi sul tema, nelle novità 2025, troviamo Erbe spontanee. Riconoscerle, raccoglierle, conservarle. Il libro è stato realizzato dalla guida botanica Wateki Taliana Tobert e da Francesca Della Giovampaola e Filippo Bellantoni del Bosco di Ogigia, con le fedeli illustrazioni di Giada Ungredda, edizioni Gribaudo. Si tratta di un manuale per tutti, facile da usare e portare con  sé, dotato di un glossario illustrato da usare in campo e studiato proprio per accompagnare nel riconoscimento, senza lasciare dubbi. Uno strumento pratico per chi vuole imparare in autonomia e raccogliere con rispetto della natura. In uscita il 29 aprile, è possibile preordinarlo da subito!

libro erbe spontanee

libro Erbe spontanee, di W.Taliana Tobert, F.Della Giovampaola, F.Bellantoni

Le proprietà nutrizionali, curative e gli usi tradizionali

Dopo aver identificato con certezza la pianta con l’aiuto di testi, di altri esperti o dei materiali che si possono trovare in rete e che analizzeremo in un secondo articolo, possiamo finalmente cercare notizie sulle sostanze nutritive e i principi attivi che contiene, capire come utilizzarla in cucina o nella piccola farmacia casalinga, sapere se possiamo mangiarne in abbondanza o limitarci a utilizzarla in piccole dosi.

Testi di etnobotanica

Il primo aiuto ci può giungere dall’etnobotanica, grazie all’opera di studiosi che hanno ricercato, sistematizzato e, soprattutto, messo per iscritto il grande patrimonio di cultura delle popolazioni rurali. Alcuni di noi potranno ricordare il simpatico Paolo Hendel che girava per le campagne toscane degli anni’80 alla ricerca di canti tradizionali nel film “Speriamo che sia femmina”. Sebbene non cerchino antiche canzoni, gli etnobotanici sono un po’ così, in giro per le campagne alla ricerca di vecchietti che ancora sanno fare i cesti in giunco per la “giuncata” oppure a fischiare in pifferi di canne. O ancora a cercare piante tintorie o ad assaggiare piatti contadini con le erbe. Ma il loro rigore scientifico è indubitabile.

Tra i tanti testi di etnobotanica, ne citeremo solo alcuni che abbiamo avuto modo di conoscere direttamente:

  • O.Mattirolo – Phytoalimurgia Pedemontana – Ed.BLU, 2001
    Ristampa del testo originale del 1918 con aggiornamento attuale (ma per un probabile errore editoriale una foto è sbagliata! Se vi capiterà tra le mani questo testo cercate l’intruso. Un aiutino: è una Crepis…). Il Mattirolo, che fu presidente della Società Botanica Italiana e dell’Accademia di Agricoltura di Torino, preoccupato dallo stato in cui versava l’agricoltura all’uscita dalla Prima Guerra Mondiale e preoccupato da fame e carestia che funestavano le popolazioni, scrisse questo libro sull’uso di molte piante spontanee come cibo o come farine per la panificazione, coniando anche un neologismo, la parola fitoalimurgia.
  • S.Riccardo Le piante spontanee eduli della nostra flora, Francesco Battiato ed., 1921
    Animato dalle stesse preoccupazioni del Mattirolo, anche Riccardo tratta di numerose specie per la Sicilia, dando indicazioni sull’utilizzo come alimento e per la preparazione da fare su piante tossiche per renderle commestibili.
  • A.De Bellis Erbe della Val d’Orcia, edito in proprio, 1978
    Delizioso volumetto, ricco di informazioni soprattutto di medicina popolare e veterinaria, narrate con uno stile peculiare, in cui si delineano anche i personaggi che descrivono gli usi delle piante al De Bellis stesso.
  • Autori vari, L’uso delle erbe nella tradizione rurale della Toscana – ARSIA, 2002
    Quando ancora esisteva, l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione in Agricoltura della regione Toscana, ha pubblicato testi preziosissimi e ormai quasi introvabili. Tra cui questo in cui vengono raccontate circa 300 piante con i loro nomi popolari, usi gastronomici, medicinali, cosmetici, ornamentali, rituali e magici. Si trova ancora, non facilmente, liberamente scaricabile da Internet.
borragine comune

Borragine comune, Borrago officinalis. Scheda dal libro Erbe spontanee

Testi divulgativi sul riconoscimento di erbe spontanee

Esistono molti testi divulgativi che parlano di vegetali spontanei da impiegare in cucina, di vegetali spontanei tossici, di vegetali usati per tingere e tanto altro. In genere, questi testi divulgativi non permettono di arrivare ad una identificazione botanica sicura, ma possono essere di aiuto per approfondire la ricerca.

Spesso purtroppo le descrizioni botaniche sono poco accurate o non contengono le chiavi per distinguere davvero generi e specie, cioè quei caratteri che ci consentono di dire con certezza ‘è la specie x’ o ‘è la specie y’. Altra pecca, i disegni possono essere esteticamente meravigliosi ma poco rappresentativi delle piante esaminate o le foto possono rappresentare una specie o un genere diversi…da quelli descritti!

Va lasciato tutto nel dimenticatoio? Assolutamente no. I libri e i libelli editi da case editrici locali, pubbliche amministrazioni, pro loco, spesso sono miniere di informazioni che in un Paese ricco di culture variegate come le nostre andrebbero perse. E talvolta questi lavori sono compilati da chi ha una solida preparazione scientifica e davvero validi anche sotto il profilo botanico.

Ma come riuscire a capire se quello che leggo ha valore? Se ci sono errori o imprecisioni?

Saper riconoscere e raccogliere erbe spontanee

Per saper riconoscere e raccogliere erbe spontanee bisogna studiare

Il primo punto importante è l’affidabilità quando si tratta di riconoscimento di erbe spontanee. Cercare notizie sull’autore: se si tratta di un professore di botanica o di una istituzione scientifica è un punto a favore, ma esistono anche appassionati cultori della materia super competenti che danno dei punti a qualsiasi professore; se ne parlano bene persone che stimo e della cui competenza ho fiducia, se ha scritto altre pubblicazioni e quali, se cita le fonti da cui trae le sue notizie, che a loro volta devono essere attendibili.

Confrontare le fonti per il riconoscimento di erbe spontanee

Il secondo punto è il confronto dell’informazione: qui è già un po’ più difficile, ma trovare la stessa informazione in diversi testi può avvalorarne l’esattezza. Anche se, ricordate? Mai certezze assolute! Un esempio è Solanum nigrum, pianta descritta come tossica in molti testi italiani anche autorevoli, mentre studiando testi di altri Paesi e culture si scopre che i frutti maturi vengono comunemente utilizzati. Ciò non vuole automaticamente dire che, visto che li mangiano in altri Paesi, possiamo mangiarne senza alcuna cautela anche in Italia. La pianta contiene pur sempre solanina.

Le condizioni climatiche potrebbero influire sul contenuto in solanina? oppure si tratta di genotipi leggermente diversi differenziati localmente? Ma infine, cercando, si trova anche una fonte italiana che si può ritenere autorevole e che dice che i frutti maturi contengono poca solanina: il testo di E.Banfi et alii – Piante velenose della flora italiana nell’esperienza del Centro Antiveleni di Milano, pag. 115, scaricabile gratuitamente dalla rete. D’altra parte però, nel già citato testo di ARSIA a pag. 256 viene indicato l’uso popolare di mangiare i frutti di Solanum nigrum per ottenere una drastica azione lassativa.

Consigliamo, per una panoramica su nutrienti, fitocomposti e tecniche di cucina atte a migliorarne la biodisponibilità, nonché per le schede dedicate a piante presenti e impiegate in buona parte della nostra Penisola, Ritorno alle radici. Le piante spontanee per l’alimentazione e la salute, di Sandro e Maurizio di Massimo per Aboca (2015).

Sempre di respiro nazionale segnaliamo, per Rai-Eri (2005), Atlante dei prodotti tipici. Le erbe di Graziella Picchi e Andrea Pieroni. Per ogni singola specie troviamo, oltre ai consueti dati presenti nei testi locali o divulgativi di fitoalimurgia, i nomi dialettali divisi in Nord, Centro e Sud/Isole, le aree di raccolta per fascia altitudinale, la presenza sul mercato e interessanti note di etnobotanica.

Altri testi divulgativi di valore sono:

  • F.Camangi et alii Piante spontanee d’uso alimentare – Ed. ETS, 2021
  • F.Couplan Plantes sauvages comestibles – Larousse, 2018
  • F.Morreale Piante spontanee alimentari in Sicilia – Natura Sicula, 2018

Nota degli autori: Per la preziosa consulenza sui migliori testi sulle chiavi dicotomiche di riconoscimento e il paziente lavoro in campo si ringraziano i sig. Luciano Tei, Roberto Vetromile e il dr. Leonardo Gubellini. Per aver messo a disposizione i frutti delle proprie ricerche etnobotaniche si ringraziano il dr. Sandro di Massimo e il prof. Giovanni Salerno. Per averci fatto conoscere rari testi etnobotanici si ringraziano il prof. Bruno Paura e la sig.ra Caterina Cardia.

Annalisa Malerba e Isabella Devetta

Libro Erbe spontanee
Erbe spontanee,
di W.Taliana Tobert, F.Della Giovampaola, F.Bellantoni, ed Gribaudo

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Riconoscere erbe spontanee di primavera

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