A febbraio, proprio nel periodo in cui l’orto riesce ad offrire una minore varietà di prodotti, il prato spontaneo ci viene in aiuto per arricchire la tavola di erbe eduli da consumare crude in insalata o cotte in varie ricette. In questo mese di fine inverno infatti, prima dell’esplosione primaverile della crescita delle erbe, la terra si ricopre di piantine gustose e ricche di proprietà con cui arricchire la nostra dieta. A volte le incontriamo nel nostro stesso orto, oppure possiamo andarle a cercare in zone non coltivate o marginali dove vengono lasciate libere di svilupparsi.

In questo articolo trovate cinque erbe comuni da riconoscere e raccogliere a febbraio. Se non avete alcuna esperienza in materia meglio effettuare le prime ricerche in compagnia di un esperto che vi aiuterà ad evitare errori. Nella raccolta delle erbe selvatiche non bisogna tirare ad indovinare, esattamente come non lo si fa nella raccolta dei funghi. Inoltre scegliamo dei luoghi di ricerca il più possibile liberi da forme di inquinamento, come pesticidi agricoli e scarichi di automobili.

calendula selvatica

calendula selvatica al Bosco di Ogigia (Calendula Arvensis)

Calendula selvatica

La Calendula Arvensis, è la parente selvatica della calendula che spesso coltiviamo in orti e giardini. I fiori sono gialli-arancio, con forma e dimensione simili a quelli di pratolina, la margherita bianca che incontriamo più comunemente in tutti i prati. Oltre ad essere una pianta commestibile, si possono mangiare sia le foglie che i fiori, è una pianta officinale. Ospitarla vicino all’orto è utile perché attrae insetti impollinatori e coccinelle mentre le sue radici  allontanano i nematodi. 

I fiori della calendula si aprono al mattino e si chiudono il pomeriggio e li troviamo anche a febbraio. Le foglie sono raccolte in piccoli cespugli, sono morbide e un po’ pelose e hanno un sapore amarognolo. Si possono consumare sia crude che cotte. Si mangiano anche i fiori, che potremmo per esempio aggiungere alle insalate per un tocco di colore. Se si utilizzano in un risotto lo coloreranno di giallo, come fa lo zafferano. Visto il loro colore è facile ricordare che sono ricche di carotene.

Puoi conoscere il periodo di raccolta di ogni erba scaricando qui la nostra guida gratuita.

Cicoria selvatica

Cichorium Intybus, la cicoria selvatica, è forse l’erba spontanea più conosciuta e utilizzata. Si trova abbondantemente a febbraio. Ha tanti parenti addomesticati come il radicchio, l’invidia e la scarola. Tutte queste piante in estate producono i caratteristici fiori azzurri. Ha un sapore amaro, che risulta gradevole per la maggior parte delle persone. Ha tante virtù salutari: depura il fegato e i reni e in generale aiuta l’apparato digerente dallo stomaco all’intestino. Si consumano le foglie, crude e cotte, mentre le radici vengono raccolte e torrefatte per produrre il caffè di cicoria.

La cicoria si trova facilmente sui prati rasati spesso e si raccoglie nei mesi invernali, prima della fioritura. Quando va in fiore infatti le sue foglie si seccano e nei prati si vedono arbusti senza foglie che portano i bellissimi fiori. Come quelli della calendula i fiori si aprono la mattina e si chiudono il pomeriggio. È ricca di vitamine, magnesio, potassio, calcio, fosforo, sodio e ferro. Si può bere la sua acqua di cottura che ha funzioni depurative.

cicoria, rosetta basale

cicoria al Bosco di Ogigia, rosetta basale

Crespigno o grespino

Il nome scientifico di questa pianta, che come tutte le spontanee viene chiamata in modo diverso a seconda della regione, è Sonchus oleraceus. Si riconosce per la rosetta composta da foglie leggermente pungenti. Il suo aspetto non deve trarre in inganno, le foglie possono essere consumate anche crude in insalata. A febbraio troviamo la pianta nello stadio migliore per il consumo, prima che si avvii il processo di fioritura. Fa fiorellini gialli che producono piccoli acheni provvisti di pappo per poter viaggiare con il vento.

Non si tratta di una pianta considerata medicinale, ma possiede tante proprietà utili alla salute come le vitamine A, B e C, ferro, calcio, fosforo e polifenoli. Per approfittare di questi nutrienti meglio consumarla cruda. Nonostante il loro aspetto le foglie sono gradevoli al palato, poco amare e non pungono. Non è difficile trovare il Sonchus oleraceus: ama i terreni lavorati e quindi è probabile  trovarne degli esemplari nell’orto. Questa pianta piace anche ai cinghiali che per consumare la sua radice scavano il terreno. Esistono altre specie di sonchus come il Sonchus arvensis e Sonchus asper, anche queste commestibili.

Piattello o costolina giuncolina

L’Hypochaeris radicata è una piantina facile da riconoscere perché sviluppa le sue foglie vicinissime alla terra, formando una rosetta basale completamente aderente al suolo. Ha una consistenza carnosa ed è amata dai maiali (è chiamata anche ingrassaporci) che scavano per mangiare anche il suo fittone. È poco amara, poco pelosa e croccante nelle insalate. Ci conviene raccoglierla e consumarla visto che, oltre ad essere buona, aiuta la digestione, regola la glicemia, è antiossidante, chelante, ovvero aiuta a smaltire i metalli pesanti, antibatterica e antifungina. La si incontra nei terreni dove l’erba si mantiene bassa, per cui è facile vederla crescere al margine dell’orto.

Le sue foglie assomigliano a quelle della cicoria, ma il suo sviluppo è più appiattito e le foglie sono più turgide e pelose, inoltre i suoi fiori sono di colore giallo. Si consuma sia cruda che cotta e con la cottura non perde la sua turgidità.

piattello, costolina giuncolina

piattello, costolina giuncolina

Ombelico di Venere

L’Umbelicus rupestris è una pianticella dalla foglia tondeggiante che ricorda un ombelico. La troviamo sulle rocce, nei muri o nelle cortecce degli alberi esposti a nord, e non a terra. Spesso la si trova che emerge dalla roccia o dal legno insieme al muschio. Si tratta di una pianta succulenta che accumula acqua nelle foglie, questa caratteristica le permette di affrontare i periodi asciutti. Delle piante qui citate è la meno conosciuta, nonostante abbia un sapore di funghi champignon che la rendono molto interessante in cucina. 

ombelico di Venere

ombelico di Venere

È buona da mangiare in autunno e in inverno, con la stagione calda cambia il suo gusto. Le sue foglioline possono essere mangiate crude al naturale con benefici per la salute visto che contiene calcio, potassio, ferro e mucillagini che aiutano il tratto digestivo. Oltre  ad essere buono da mangiare l’ombelico di Venere, può essere utilizzato per alleviare il dolore di ferite cutanee. In questo caso si elimina la pellicina nella parte inferiore della foglia e la si applica nella parte da trattare.  

Francesca Della Giovampaola

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5 erbe spontanee da riconoscere (ebook)

Libri
Il prato in tavola, di Dafne Chanazed. Terra Nuova
La Medicina dei Semplici, ed. Torchio De’ Ricci
Mediterranean Wild Edible Plants di Sanchez-Mata, ed. Springer

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