Sguazza nelle strade più trafficate, ti osserva dai palazzi, standosene sui muri, fregandosene dell’inquinamento e del traffico nei vicoli scuri dei centri cittadini, non è Spider Man: è la parietaria, una pianta spontanea usata sin dall’antichità. Scopri una ricetta speciale e tutte le sue virtù che l’hanno resa una delle erbe più utilizzate fin dai tempi antichi.

Nomi della parietaria

Le specie più comuni e di maggiore interesse in Italia sono due, utilizzate entrambe ugualmente: Parietaria officinalis e Parietaria judaica; il nome del genere, Parietaria, deriva dal latino paries, cioè muro, parete, alludendo alle abitudini della pianta che cresce nei muretti e sulle pareti, mentre il nome specifico “officinalis” sottolinea le virtù della pianta, usata nelle “officine”, cioè i laboratori medievali dove si preparavano i rimedi. Mentre l’altra specie, la judaica, alluderebbe alla provenienza della pianta, da Judaea, Giudea, porzione meridionale della Palestina. Il nome comune erba vetriola deriva dall’utilizzo che se ne faceva in passato per pulire l’interno delle bottiglie e dei fiaschi, grazie alla ruvidezza dei suoi tessuti.

Ha diversi nomi dialettali in tutta Italia, qui divisi per regione:

  • Campania: erba di muro, erba di vento, erba santa, paretana, paretara, pardale
  • Friuli: jerbe muèll, frignàcule, corgnacule, crignacule
  • Emilia-Romagna: erba di mûr, vidario, corniola, vederiol, vidario, videriola, venarela, vetriola
  • Lombardia: erba pagia, erba paja, erba soemega, erba vedrioela, fioresello, vitriola, vedrioe, vedrioela, vedraggine, vedragin, vedraja
  • Veneto: lavagoti, murala, murara, vedriola, vegriola, veriol, veriola, vriolo, sfrisoli, varignola
  • Calabria: perducia
  • Sicilia: erva di la Madonna, erva di muru, erva di ventu, 
  • Piemonte: parietaria, erba panataria, panataria, pan mol, erba corona, gambaroussa, pan caud, pan ciaudes, pan cioudet, pan coucet, pan cucet, panataria, vetrica
  • Sardegna: erba de ventu, erba e ventu, erbientu, ispigulosa, pigulosa, prigolosa,  paragnaa
  • Marche: erba murale
  • Liguria: erba caighea, canigea, caeghea, caighea, canigiaeira, candereta, caussa russa, gamba russa, gambarusset, gambarussin, curnioli di muro, ferraeira, paragnaa, spargo
  • Toscana: calataria, cimiciattola, murajola, parietaria, paritaria, perfora muraglie, spaccapietra, spezzapietra, vitriola, vetriola, vetriuola
  • Abruzzo: jerva murale, jerva murana, palatana
  • Puglia: coddizza
  • Provenza (Francia): gamba roussette

Per non incorrere in errore fate sempre riferimento al nome scientifico, più specifico ed internazionale di quelli popolari. Ricordiamo che le piante hanno sempre un nome e un cognome. Il nostro nome, il genere, in questo caso è parietaria, mentre le specie di nostro interesse sono due: officinalis e judaica.

Se conoscete altre denominazioni della parietaria, potete segnalare lasciando un commento in fondo all’articolo.

Parietaria nell’antica Roma

La parietaria ha una denominazione piuttosto antica, se ne trova cenno nelle opere di Plinio, scrittore e filosofo romano che osservò come questa pianta riusciva ad affondare le radici su muri e vecchi ruderi. Per questo pensò di darle un nome che richiamasse il suo habitat, appunto in latino paries, “parete”.

Come riconoscere la parietaria

La parietaria è famosa per dare allergia a causa del polline dei suoi fiori. Non è necessario preoccuparsi, perché alla fine dell’articolo amerai questa erba spontanea! Riconoscere la parietaria è semplice: quando passerai vicino alla pianta le sue foglie ti rimarranno addosso, l’avrai trovata! Le foglie della parietaria riescono ad aderire agli indumenti grazie ad una fitta peluria bianca presente soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie, strette e lunghe, lucide sulla pagina superiore, inserite su steli rosa o rossi. Altro tratto distintivo possono essere le infiorescenze poco appariscenti composte da piccoli fiori verdi. Scopriamo più avanti nell’articolo tutte le sue proprietà e come gustarla grazie a una golosa ricetta.

erba spontanea: la parietaria

Parietaria officinalis, erba spontanea

Quando inizia l’allergia della parietaria

La pianta può causare allergia quando produce il suo polline, quindi quando è in fiore. Sconsigliamo l’utilizzo e la raccolta di questa erba a chi può avere allergie. C’è da considerare che nelle zone del centro e sud Italia, nelle aree più soleggiate dove il clima è più caldo, la parietaria è in fiore quasi tutto l’anno producendo polline in continuazione. Mentre in parti d’Italia dove c’è un clima più mite: centro-nord, il periodo di fioritura va indicativamente da febbraio, marzo, fino a ottobre.

Caratteristiche della parietaria

Parietaria officinalis e Parietaria judaica, quali differenze ci sono? Entrambe le specie di parietaria sono comuni in tutta Italia e le possiamo trovare fino a 800 metri di quota, ma la specie officinalis è più rara o quasi assente nelle regioni meridionali, soprattutto in Calabria e nelle isole. Si tratta di una pianta molto comune, che si trova facilmente sui muretti, ruderi, macerie, in città e in campagna. La Parietaria judaica si trova spesso ai piedi dei muri e preferisce ambienti aridi. La Parietaria officinalis è più comune in campagna, ai margini ombreggiati dei campi coltivati con abbondante concimazione, nei boschi e nelle siepi. È una pianta erbacea perenne con fusti rossastri, dai 20 ai 100 cm, spesso lignificati alla base. Questi fusti li troviamo eretti nella officinalis, prostrati nella specie judaica. Le foglie ovali, dal margine intero e dall’apice a punta, hanno un lungo picciolo, con una pagina superiore con peli, ruvida e lucente, di colore verde carico. Quella inferiore è vellutata e biancastra per la presenza di peli ricurvi, per cui la pianta si attacca facilmente a mani e indumenti. I fiori sono piccoli, verdi-rossastri, non appariscenti, riuniti all’ascella della foglia.

Proprietà della parietaria

La parietaria è molto ricca di calcio e sali minerali, ha proprietà emollienti e diuretiche ed è molto più efficace se si usa la pianta fresca appena raccolta. È il suo contenuto di mucillagini a renderla emolliente. Nel XVI secolo i medici se ne servivano per curare le ferite, si pensava che la pianta intera pestata fosse efficace per piccole ferite, contusioni e dolori articolari. Le proprietà diuretiche, invece, potrebbero essere dovute al suo altissimo contenuto di nitrato di potassio che probabilmente era alla base dell’antica applicazione come diuretico e nelle affezioni delle vie urinarie. Parietaria officinalis è la pianta selvatica con il più alto contenuto di calcio: pensate che può superare i 900 mg di calcio per 100 grammi di prodotto. Consulta la tabella qui sotto per vedere la differenza con altri alimenti.

Calcio nella parietaria. Grafico a cura di Emanuele Cavaiolo

Il calcio nella parietaria. Fonti USDA. Dati parietaria  dal libro Mediterranean Wild Edible Plants di Sanchez-Mata. Grafica a cura di Emanuele Cavaiolo

Cosa indica per il suolo

L’erba spontanea parietaria cresce spesso nei terreni molto calcarei e dove si trovano muretti a secco. Indica un suolo arido, cresce spesso ai bordi delle coltivazioni dove sono avvenute importanti concimazioni.

foglie di parietaria

foglie di parietaria officinalis

Come si coltiva la parietaria

La pianta produce semi neri e lucidi, molto piccoli, ed è molto facile da coltivare. Si possono preparare i semenzai in primavera e in autunno, trapiantando in estate: dopo un ammollo di 24 ore. I semi di parietaria si possono seminare superficialmente in un qualunque terriccio leggero, ben drenante a piena esposizione solare, mantenendo il terriccio umido fino alla germinazione. La riproduzione non richiede molto tempo e particolari attenzioni. Per quanto riguarda la Parietaria judaica, possiamo provare ad inserire i semi in palline di terriccio argilloso e lanciarle nelle fenditure dei vecchi muri soleggiati, l’umidità atmosferica provvederà a farli germinare.

Usare la parietaria in cucina

Ci teniamo a precisare che chi è allergico al polline dei suoi fiori dovrebbe astenersi dal raccoglierla, anche se teoricamente è, appunto, solo il polline dei fiori a creare allergia e non tutta la pianta.

La pianta è interamente commestibile, cercate sempre di raccoglierla prima della fioritura affinché sia meno coriacea. Si utilizzano preferibilmente i giovani germogli, ancora privi di peluria, si può anche consumare cruda in insalata. Si mangiano anche fusti e foglie di piante di parietaria più mature (ma sempre belle tenere!) sbollentando velocemente la pianta intera, cucinandola ripassata in padella, come gli spinaci. Ottima in ripieni, farinate, minestre o come base per torte salate, donerà ai vostri piatti un meraviglioso colore verde acceso, proprio come la cugina ortica, con cui, tra l’altro condivide la stessa famiglia botanica: le Urticacee.

Se volete essiccarla, raccogliete le foglie prima della fioritura e fatele essiccare rapidamente in un locale ventilato o in un essiccatore, stendendo le foglie in strati sottili affinché non anneriscano, conservandole al riparo dalla luce e dall’umidità. Potete utilizzarla al posto del tè per una bella tisana diuretica.

Ricetta della pasta alla crema di parietaria (spaghetti alla Hulk)

pasta alla crema di parietaria

pasta alla crema di parietaria. Spaghetti alla Hulk. Ricetta e foto di Emanuele Cavaiolo

Per arrotondare e ammorbidire il sapore spiccato e leggermente salino della parietaria, consiglio sempre di utilizzarla insieme ad un olio che la addolcisce o, ancora meglio, insieme alle mandorle messe in ammollo e frullate con la pianta stessa (tipo pesto o crema). In questa ricetta uso del latte di cocco frullato insieme alla pianta cotta.

Ingredienti

  • Fusti e foglie tenere di parietaria
  • Latte di cocco o latte di mandorle o mandorle ammollate
  • Olio
  • Acqua
  • Sale
  • Pasta

Procedimento

  1. Mettete i fusti e le foglie tenere in una padella con un filo d’olio e un po’ d’acqua cuocendo leggermente, facendo appassire a fuoco medio. Ci vorrà davvero poco.
  2. Aggiungete, a gusto, il latte di cocco (o latte vegetale di mandorle o altro latte vegetale) alla parietaria in padella e continuate a cuocere un altro po’, salando a piacere (tenete conto che già la pianta di suo ha un sapore leggermente salino). Se invece avete utilizzate delle mandorle ammollate, invece del latte di cocco, scolatele e frullate con dell’acqua fino a raggiungere un composto dalla consistenza liscia che andrete ad aggiungere alla parietaria cotta, frullate ancora ottenendo così la vostra crema di parietaria.
  3. Prendete il composto così ottenuto e mettetelo in un frullatore ad immersione o qualsiasi strumento che vi permetta, alla fine, di avere una crema bella liscia.
  4. A parte scegliete la vostra pasta preferita e una volta cotta mettetela in padella insieme alla crema di parietaria e mantecate il tutto (opzionale, ma molto interessante, è l’utilizzo del lievito alimentare in scaglie per insaporire ancora di più questa goduria cremosa!).
  5. Impiattate questa bella pasta color verde come l’incredibile Hulk, che avrebbe detto “la parietaria spacca”, e per non farlo arrabbiare chiamate anche il suo amico ragnesco (che abbiamo citato all’inizio dell’articolo) a fargli compagnia

E come diceva Spider Man: “Dal grande potere (di riconoscere bene le piante selvatiche) derivano grandi responsabilità (di raccogliere sempre in maniera rispettosa e consapevole)”.

Emanuele Cavaiolo (La Capra Selvatica)

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Libri
Il prato in tavola, di Dafne Chanaz, ed. Terra Nuova
Mediterranean Wild Edible Plants di Sanchez-Mata, ed. Springer

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Erbario
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