Quando tagliare l’erba nell’oliveto e nel vigneto? Se riusciremo a toglierci dalla testa che un terreno nudo, con le zolle capovolte e senza un filo d’erba, sia un terreno curato, ordinato e ben gestito avremo fatto un grande passo avanti nella salvaguardia del pianeta e del nostro benessere. Anche dove le colture sono perenni, come l’oliveto e il vigneto, è ormai prassi comune effettuare continue lavorazioni che, invece di aiutare le piante a stare meglio, le indeboliscono e le rendono sempre più dipendenti da altri interventi umani. Al suolo nudo dovremmo preferire una copertura erbosa perenne, periodicamente falciata, che fornisca protezione e nutrimento alle piante, riduca il lavoro e le spese, protegga il suolo dall’erosione e renda il paesaggio molto più bello.

Le erbe spontanee portano fertilità

Le erbe spontanee, pronte a coprire ogni porzione di suolo libero, che popolano il pianeta dalla notte dei tempi e che lo rendono abitabile e prospero vengono, da un po’ di tempo, considerate un problema, quasi una malattia da combattere. Ci dimentichiamo che, per millenni, il metodo per restituire fertilità al suolo è stato lasciar crescere erbe. Il riposo ciclico, previsto per la rigenerazione della terra coltivata, consisteva nel permettere, per un anno, che le erbe spontanee crescessero senza essere disturbate. Non è più il tempo di proseguire nell’errore, perché la presenza e prosperità delle erbe è cruciale anche per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico.

Le erbe vengono considerate delle antagoniste delle piante coltivate. Si teme che portino loro via risorse, come acqua e nutrienti. Una certa competizione esiste, ma i vantaggi dell’inerbimento sono incomparabilmente superiori ad eventuali effetti negativi.

Perché tagliare l’erba nell’oliveto e nel vigneto

Si taglia l’erba per tante ragioni, tutte poco ragionevoli. Si falcia per vedere la terra in ordine. Per timore degli incendi. A volte si falcia per ridurre la presenza di insetti, come nel caso della Puglia, dove è obbligatorio diserbare per limitare la presenza della sputacchina (Philaenus spumarius L.), l’insetto accusato di diffondere il contagio del batterio xylella. Lo si fa per il timore che vengano favorite le malattie fungine o perché si pensa che le erbe sottraggano acqua alle coltivazioni. Inoltre un terreno nudo risulta talvolta più comodo in fase di raccolta. Ad una analisi più approfondita si scopre che queste ragioni non sono abbastanza valide per giustificare la guerra in corso alle spontanee. Le erbe selvatiche sono sempre un aiuto anche per le piante coltivate. Quando necessario possiamo semplicemente gestire la loro presenza con tagli periodici con cui limitarne l’altezza. 

gestione delle erbe nell'oliveto

gestione delle erbe nell’oliveto, Cristiano Gallinella testa un trattorino Cub Cadet

A cosa servono le erbe spontanee

Le funzioni delle erbe spontanee sono innumerevoli. Ricordiamone alcune: 

  1. Nutrono il microrganismi, lasciando nel suolo una parte degli zuccheri prodotti con la fotosintesi
  2. Favoriscono la porosità del suolo, che facilita la penetrazione di acqua e ossigeno
  3. Danno struttura al suolo, evitando dilavamenti, erosione e frane
  4. Aiutano a moderare gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti anche alle nostre latitudini
  5. Ospitano biodiversità, offrendo habitat e nutrimento a insetti, mammiferi, uccelli. 
  6. Morendo rilasciano materia organica, che decomponendosi va a creare humus
  7. Catturano CO2  
gestione erba nell'oliveto

tagliare l’erba nell’oliveto con un trattorino Cub Cadet

La gestione dell’erba nell’oliveto. Come e quando tagliare

Una gestione corretta del suolo e delle erbe che crescono nell’oliveto si nota anche dalla qualità dell’olio che ne deriva. Sarà decisamente superiore e nel tempo aumenterà, perché il suolo sarà sempre più ricco. Se invece lavoriamo la terra sotto agli ulivi ogni anno, o più volte all’anno, o peggio usiamo diserbanti chimici andremo incontro a fenomeni di perdita di terreno fertile e di aumento della suscettibilità delle piante alle malattie. Se invece ci limitiamo a falciare le erbe poche volte all’anno lasciando a terrà tutti i residui vegetali, possibilmente anche quelli derivati dalle potature, ci accorgeremo che la quantità di humus e, quindi, di fertilità crescerà di anno in anno. Ricordiamo che le operazioni di taglio, se possibile, devono essere effettuate usando mezzi “leggeri” per rendere minimo il compattamento del suolo al passaggio. Oltre a lasciar decomporre le erbe e le potature in campo è utile apportare letame maturo, ulteriore materia organica, compost o far pascolare periodicamente degli animali nell’oliveto. L’erba che tagliamo diventa pacciamatura che nutre e difende la vita del suolo. Le radici che lasciamo saldamente a terra permetteranno all’erba di ricrescere rapidamente e di fornirci nuovamente i suoi benefici. Le erbe spontanee commestibili possono anche dare un ulteriore raccolto alimentare. Nel periodo di raccolta delle olive basterà fare una apposita falciatura che semplificherà le operazioni in questa fase. 

Tagliare l’erba nel vigneto

I vigneti sono diventati a tutti gli effetti delle monocolture. Negli spazi di competenza delle viti è ammessa la crescita di pochissimi altri vegetali. Un tempo nei filari delle viti si alternavano alberi che fungevano anche da supporto per i tralci, in basso crescevano le spontanee e intorno si estendevano campi con altre coltivazioni. 

Il successo commerciale del vino italiano ha trasformato territori vasti in monocolture di viti. Le lavorazioni e i trattamenti necessari per un raccolto di uva sono innumerevoli. La terra subisce fenomeni di compattamento e a peggiorare la situazione intervengono le operazioni di diserbo (meccaniche o chimiche) che si ripetono nel corso delle stagioni. Ma combattere le spontanee anche nel vigneto è davvero necessario? Pare proprio di no, anzi i danni sono maggiori dei benefici. 

tagliare erba nel vigneto

Quando e come tagliare l’erba nel vigneto

Coltivazione del vigneto con i consigli di Cristiano Gallinella

Le viti per crescere sane e produrre uva buona hanno bisogno di vivere su un suolo ricco di nutrienti e microrganismi, dove le radici possano svilupparsi con facilità. La ricetta della coltivazione è sempre la stessa. La prosperità delle piante parte dal suolo. Il vigneto di Cristiano è coperto da un prato misto in gran parte fatto di erbe spontanee, con l’aggiunta di erbe azotofissatrici. La gestione si limita a pochi tagli annuali fatti con mezzi leggeri (vedi il trattorino della foto) e all’uso di un ripuntatore per evitare l’eccessivo compattamento dovuto al passaggio dei trattori per i trattamenti e la raccolta. Nel suo vigneto si raccolgono, persino, erbe spontanee con cui preparare insalate fresche. La terra è lavorata solo sotto fila, vicino alle viti, per il resto resta verde tutto l’anno, a parte i periodi di siccità. 

“I vigneti italiani – spiega il biologo e permacultore Cristiano Gallinella – sono collocati in terreni collinari. E spesso hanno il sesto d’impianto proprio nel verso della pendenza, caratteristica che aumenta la possibilità di erosione e dilavamento del suolo, soprattutto quando si alternano periodi di forte siccità con altri di precipitazioni intense. L’inerbimento fisso va ad attutire l’azione degli agenti atmosferici e permette alle radici delle piante di lavorare il suolo”. In mezzo al vigneto si può osare ancora di più, seminando, per esempio degli ortaggi. I tagli periodici delle erbe ci permettono di lasciare a terra una pacciamatura naturale, che decomponendosi arricchisce la terra di humus. Anche le potature possono essere trinciate ed integrate sul suolo, avendo l’accortezza di rimuovere quelle delle viti malate”.

Francesca Della Giovampaola

Come gestire la vigna (video)

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