Nella ricerca della sostenibilità (parola un po’ vaga in italiano, ma difficile da sostituire) le fonti di produzione di energia elettrica e i consumi di questa risorsa sono fattori cruciali. L’Italia produce e consuma una buona quota di energia da fonti rinnovabili (energie rinnovabili), ma nei prossimi anni dovranno crescere parecchio vista l’urgenza della cosiddetta “transizione ecologica”. Il solare e l’eolico sono i settori in cui si vedranno i maggiori progressi, ma tra le fonti rinnovabili sono finite anche le biomasse legnose, ovvero gli alberi dei nostri boschi.

Gli alberi però sono le nostre spugne cattura CO2, i regolatori della biosfera. Cosa accade se invece di piantarne sempre di più, continuiamo a tagliarli?

Energie rinnovabili e sostenibilità

I Paesi industrializzati puntano ad affrancarsi dalla dipendenza da fonti fossili (carbone, petrolio e gas naturale) per la produzione di energia elettrica, anche perché l’avanzata del riscaldamento globale non dà tregua. Intanto 1/5 della popolazione mondiale non dispone di elettricità e utilizza fonti energetiche rinnovabili come la combustione di biomasse (legno, letame e scarti di colture) per i suoi bisogni. Ecco un elenco delle fonti rinnovabili con pregi e criticità:

L’energia rinnovabile derivata dal sole

Il fotovoltaico utilizza l’energia della luce solare e la converte in energia elettrica. Per questa trasformazione si utilizzano i pannelli fotovoltaici, accusati di occupare territorio agricolo e di un notevole impatto ambientale in fase di produzione e smaltimento. Abbiamo a disposizione anche i pannelli termici con cui riscaldiamo l’acqua, molto efficienti perché riescono a trasformare praticamente il 100% dell’energia che ricevono. La tecnologia procede spedita in questo settore e anche i pannelli fotovoltaici stanno diventando più efficienti e meno impattanti. Persino nel manto di una autostrada si potrebbero integrare pannelli fotovoltaico, così da non dover più consumare terra fertile per installarli.

Energie rinnovabili

Energie rinnovabili

Energia rinnovabile dal vento

Le turbine eoliche per la produzione di energia dal vento hanno grandi dimensioni e deturpano il paesaggio, per questo si discute sull’opportunità del loro utilizzo. Accanto alle grosse pale, si sono fatte avanti soluzioni più piccole, meno vistose e molto efficienti.

L’acqua e l’energia idroelettrica

L’energia idroelettrica viene prodotta attraverso la realizzazione di grandi sbarramenti (dighe) costruiti sul corso dei fiumi. L’energia catturata è quella di caduta dell’acqua, per questo in Italia abbiamo centrali idroelettriche soprattutto sulle Alpi. È una fonte rinnovabile, ma gli impianti sono estremamente impattanti. Cambiano il paesaggio, il clima, l’ecosistema. La diga delle Tre gole in Cina è un esempio lampante. Produce tantissima energia, è l’impianto con maggiore capacità di produzione idroelettrica al mondo, ma ha avuto un impatto sulla popolazione e sul clima devastante. Si sono risparmiate risorse fossili, ma a quale costo? Milioni di persone hanno dovuto trasferirsi altrove a causa della costruzione di questo enorme bacino. In Europa negli ultimi anni si costruiscono solo impianti di piccole dimensioni, le PSI (piccole strutture idroelettriche), con impatti ridotti. Le piccole centrali costano poco, ma possono fornire interessanti quantità di energia a chi vive non lontano dagli impianti.

Il mare come fonte di energia

Il mare può essere una fonte di energia inesauribile grazie alle sue maree, alle correnti e alle onde. L’energia si produce con turbine sottomarine che catturano l’energia cinetica, con diverse tecnologie a seconda del movimento marino sfruttato. Questi impianti sono sottoposti a forti sollecitazioni e la manutenzione risulta, al momento, molto costosa.

Energia rinnovabile della terra. Geotermia e biomasse

La Geotermia sfrutta i punti caldi della Terra che si trovano, ad esempio, in punti del Pianeta dove la costa terrestre è più sottile. Gli impianti sono costruiti per far scorrere sotto terra un liquido che viene riscaldato e,  seconda della temperatura, può far funzionare un impianto di riscaldamento domestico o le turbine a vapore di una centrale. In Islanda si sfrutta molto la geotermia ad alta temperatura, ma gli impianti da installare sono impattanti e costosi. Le centrali geotermiche, come quelle attive sulle pendici del Monte Amiata in Toscana, si possono definire rinnovabili, ma non pulite in quanto insieme al calore vengono estratti gas inquinanti che si riversano in atmosfera contribuendo al riscaldamento globale.

Le pompe di calore a sistema chiuso che possiamo utilizzare nelle nostre abitazioni sfruttano la geotermia di bassa temperatura, ovvero il fatto che la temperatura aumenta man mano che scendiamo in profondità nella Terra, generalmente di 3 gradi ogni 100 metri. In pratica si scava un pozzo, si cala un sistema di tubi chiuso, in cui passa un liquido che recupera il calore della terra, senza dispersione di sostanze inquinanti. La pompa di calore riscalda ulteriormente il liquido e poi lo distribuisce nell’abitazione tramite pannelli radiati. Con un impianto del genere si ottiene, invertendo il circuito, anche un sistema di raffreddamento per l’estate.

L’energia rinnovabile derivata da biomasse gassose

Legno, letame o residui di colture possono essere sfruttate o per combustione o per la produzione di biocombustibili tramite fermentazione. Per esempio dalla fermentazione dei residui di lavorazione della canna da zucchero si crea una miscela alcolica utilizzata come carburante. In Unione Europea ci sono leggi che stabiliscono l’utilizzo di una percentuale di bio-combustibile all’interno dei alcuni carburati. Quando le biomasse vengono bruciate per produrre energia si ha una immediata immissione di anidride carbonica e numerose sostanze nocive in atmosfera. Di certo non si sta contrastando il cambiamento climatico, ma ciò che è peggio è che quando si parla di biomasse legnose si sta dicendo, nella maggior parte dei casi, che alberi vivi e vegeti attivi nello stoccaggio di CO2 sono stati appositamente tagliati per finire bruciati in una centrale.

Il paradosso delle biomasse legnose, ritenute rinnovabili dall’UE

Il legno è finito tra le energie rinnovabili in quanto gli alberi hanno il potere di crescere di continuo, di rinnovarsi appunto, ma i tempi di crescita di un albero non sono compatibili con le quantità che occorrono a tenere accesa una centrale elettrica. Giovanni Damiani, presidente dell’associazione Gufi, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, spiega come questo ragionamento non sia corretto.

legna destinata alle centrali a biomasse

legna destinata alle centrali a biomasse

“Il problema è che quando io brucio un albero l’emissione di anidride carbonica è immediata, dovremmo avere un albero che ricresca in poco tempo, ma così non è. Quando brucio un albero di 80 anni devo attendere altri 80 anni che un altro cresca e mi dia gli stessi benefici. Non possiamo considerarla una risorsa rinnovabile”.

Inoltre per arrivare a bruciare legno si devono compiere una serie di operazioni energivore e molto impattanti in un ambiente naturale.

“Quando si parla d biomasse si pensa solo al legno distrutto, ma se esaminiamo il ciclo globale che ha procurato quel legno ci accorgiamo che le emissioni sono molte di più. Ho dovuto spostare dei mezzi meccanici, aprire piste nel bosco, attivare le motoseghe, togliere le ramaglie, fare a pezzi standard i tronchi, caricarli sui camion, trasportarli su una nave e poi fino alla centrale elettrica industriale dove vengono cippati e alla fine bruciati. Tutto questo dispendio energetico non viene considerato quando si parla di neutralità delle biomasse rispetto al clima”.

Gli alberi, però, compiono molte altre funzioni nella loro vita, oltre alla cattura di CO2 per costruire la propria struttura. Intorno ad ogni albero si crea un ecosistema con molte funzioni.

“Il carbonio non sta solo nel tronco, sta nelle radici che lasciamo a morire, sta nell’humus e nella lettiera in quantità 5-8 volte superiori, immobilizzato come compost. Una parte, inoltre, prende la via del ciclo dell’acqua perché l’esalazione di CO2 delle radici non finisce in aria, ma in massima parte si scioglie come acido carbonico nell’umidità producendo ioni bicarbonato che sono solubili in acqua. Lo ione bicarbonato è un amico incredibile perché stabilizza il ph di tutti gli ecosistemici acquatici e del mare. I corsi d’acqua che hanno lo ione idrocarbonico o bicarbonato sono ricchi di vita e hanno un enorme potere auto-depurativo”.

L’elenco dei danni che il taglio di alberi produce potrebbe continuare ancora per molto. Dalla perdita di umidità del suolo, alla sua minore capacità di assorbimento delle precipitazioni, dal mancato effetto di attrazione per le piogge alla perdita di biodiversità.

I danni di questi tagli sono evidenti in tutta Europa

Purtroppo le biomasse legnose ricevono degli incentivi economici in quanto fonti rinnovabili. Senza tali incentivi non verrebbero utilizzate perché non economicamente convenienti. La Corte dei Conti dell’Unione europea recentemente in un rapporto ha evidenziato la contraddizione che sta dietro l’energia tratta dalla combustione del legno e il dato è molto preoccupante. In Europa tra il 2013 e il 2018 è diminuito del 28% l’assorbimento del carbonio a causa dell’aumento dei tassi di raccolta di legname. Su questa notizia si legga l’approfondimento di Ludovica Jona su Il Fatto Quotidiano.

E la beffa si fa ancora più preoccupante se si considera che molti materiali bruciati non hanno una origine certificata aprendo la strada ad abusi e devastazioni dei territori.

“Non si sa bene da dove venga parte del legno che usiamo e questo è un grosso problema per le politiche sulla bioenergia”, ha detto Grassi. In Italia la percentuale di materiale legnoso di provenienza ignota sale al 60%, ha calcolato Davide Pettenella, docente del dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’università Padova”. (dall’articolo di Ludovica Jona – Il Fatto Quotidiano)

Come evitare di alimentare lo scempio?

Cosa possiamo fare da subito per contrastare tali scempi? Non è facile, anche a causa della legislazione italiana racchiusa nel Testo Unico per le Filiere Forestali (TUFF), approvato nel 2018, e definita “Legge Ammazza Foreste” per i danni che causa al patrimonio boschivo italiano.

A noi del Bosco di Ogigia è capitata una grande occasione per fare qualcosa. Tate, una società che vende solo energia certificata prodotta al 100% da impianti alimentati da fonti rinnovabili ci ha contattato per presentarsi. Vendere energia verde significa finanziare i produttori di energia rinnovabile grazie al meccanismo dei Certificati di Garanzie D’Origine (un esempio nella foto qui sotto). Noi abbiamo subito colto l’occasione per chiedere se avessero, nella loro offerta, anche energia proveniente da centrali a biomasse legnose, spiegando le contraddizioni celate in questa fonte energetica. Ebbene, è accaduta una cosa fantastica.

energia certificato rinnovabili

Energia: un certificato di annullamento garanzie d’origine

Dopo il nostro incontro Tate si sta impegnando a fare il possibile per eliminare completamente la già minima parte di certificati di garanzie d’origine che acquista derivati dalle energie a biomasse legnose, che come abbiamo spiegato non sono rinnovabili e neanche a zero emissioni. Tate dal 2022 condividerà i certificati di acquisto con i clienti, così sarà possibile vedere con precisione la provenienza e il tipo di energia che si è consumato. Noi intanto siamo passati a Tate, che ha messo anche a disposizione degli Amici del Bosco di Ogigia uno sconto in bolletta di 48 Euro.

CODICE SCONTO DI 48 EURO IN BOLLETTA

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La contraddizione delle biomasse legnose
Quali rinnovabili sono sostenibili?

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