Per avere piante che crescono bene, serve una terra fertile. Abitualmente si pensa alla concimazione come ad un’attività necessaria a nutrire le piante. Dobbiamo, invece, cambiare prospettiva e pensare a nutrire il suolo, sul quale, poi, potranno crescere sane le nostre piante. Il suolo fertile è vivo, cioè abitato da micro e macro organismi. Nella terra vivono una marea di piccoli animali, ma anche funghi  e naturalmente piante. In un metro quadrato di suolo fertile possono vivere anche 60.000 miliardi di batteri, un miliardo di funghi e centinaia di lombrichi. Tutti questi esseri viventi hanno bisogno per prosperare di un ambiente poco disturbato, di materia organica di cui nutrirsi, della giusta quantità di acqua, di ossigeno e di energia solare, che le piante trasformano con la fotosintesi in carboidrati. 

La fertilità vera si ha quando nel suolo si creano le condizioni perché possa rigenerarsi, stagione dopo stagione, coltivazione dopo coltivazione, grazie all’attività dei suoli abitanti. Noi possiamo solo favorire l’attività di tutti questi organismi, intervenendo con qualche aiuto per poi lasciare che i processi naturali facciano il resto.

Nell’articolo vediamo tre ammendanti che possiamo utilizzare per aiutare il suolo a ripartire e a recuperare fertilità per anni: humus di lombrico, biochar e zeolite. Questi tre elementi possono essere utilizzati insieme, per aumentarne l’efficacia.

fertilizzante perfetto per l'orto, zeolite, biochar e humus di lombrico

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Humus di lombrico, cos’è come utilizzarlo

I lombrichi svolgono un ruolo fondamentale nel suolo. Scavano gallerie che favoriscono l’ingresso dell’ossigeno e la penetrazione dell’acqua negli strati più profondi. Decompongono la materia organica grazie ai microrganismi presenti nel loro tratto digestivo e contribuiscono alla formazione di aggregati stabili, migliorando struttura e fertilità del terreno.

È importante che il suolo sia naturalmente abitato da lombrichi, ma possiamo anche arricchirlo con un apporto esterno di vermicompost, o humus di lombrico: il materiale che i lombrichi espellono dopo aver digerito la sostanza organica.

Questo ammendante si può produrre attraverso il vermicompostaggio, nutrendo colonie di lombrichi con letame maturo, lettiera e altri scarti vegetali. Il risultato è un prodotto scuro, fine e inodore, ricco di microrganismi utili, enzimi e sostanze umificate. Si usa per migliorare la struttura del suolo, aumentare la capacità di trattenere acqua, fornire nutrienti in modo graduale, stimolare la vita microbica e lo sviluppo radicale delle piante.

In questo articolo puoi approfondire l’autoproduzione del vermicompost

L’humus di lombrico è un ammendante per il suolo di grande qualità. È ricco di fosforo e potassio, contiene azoto in forma stabile, una grande varietà di microrganismi utili, funghi benefici, enzimi, acidi umici e fulvici, oltre a sostanze bioattive che stimolano la crescita e lo sviluppo radicale delle piante. Si può aggiungere in superficie nelle aiuole di coltivazione come fertilizzante, si può mescolare al terriccio per arricchire la terra per le piante in vaso, si può inserire anche nelle buche di trapianto di ortaggi o alberi perché è un materiale stabile che ha terminato il processo di trasformazione e non produce muffe o marciumi. I suoi preziosi nutrienti possono anche essere estratti facendo un “tè di humus”, un fertilizzante liquido di pronto assorbimento.

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Biochar, cos’è come utilizzarlo

Il biochar è un carbone vegetale ottenuto dalla trasformazione di biomassa (legno, potature, scarti agricoli) attraverso un processo di pirolisi, una decomposizione ad alte temperature in assenza (o quasi) di ossigeno, e attivato con microrganismi. Il processo di trasformazione che subisce il materiale con la pirolisi crea numerosi minuscoli pori dove possono rifugiarsi i microrganismi del suolo. La porosità del biochar di qualità è tale che in un solo grammo di materiale si sviluppano circa 500 metri quadri di superficie che diventa la casa dei microrganismi. La sua funzione non è quella di fertilizzare, ma di migliorare la struttura e la vita del suolo, con risultati che si consolidano nel tempo. Inoltre il biochar nel suolo funziona come una spugna per l’acqua.

Il biochar va “attivato” prima di integrarlo nel suolo, ovvero va fatto colonizzare da microrganismi “buoni”, altrimenti in una fase iniziale avrebbe l’effetto di sottrarre vitalità dal suolo attraendo i microrganismi lì presenti al suo interno. Può essere incorporato nel terreno durante una lavorazione della terra e vi può rimanere per secoli. Infatti il biochar veniva usato anche in Amazzonia dalle popolazioni precolombiane per creare la Terra Preta, un terreno scuro che conserva fertilità nel tempo. I suoli amazzonici trattati con il biochar sono fertilissimi ancora oggi. Una volta ottenuta un’adeguata quantità di biochar nel suolo, l’aggiunta non va ripetuta.

Il biochar si usa sia in campo che in vaso e fornisce un altro importante beneficio: contribuisce a ridurre la quantità di CO₂ in atmosfera. Il carbonio di cui è composto, infatti, non viene rilasciato in atmosfera, ma resta nel suolo a tempo indeterminato.

Riassumendo i benefici che apporta l’inserimento di biochar nel suolo sono: 

  • Maggiore capacità di trattenere acqua. In periodi di siccità, le piante possono attingere alla riserva d’acqua trattenuta dal biochar.
  • Miglioramento della struttura del suolo e della sua porosità. Il suolo è più facile da penetrare dalle radici e si compatta di meno.
  • Aumento dell’attività microbica. Grazie all’ospitalità che fornisce ai microrganismi, ne aumenta la presenza nel suolo, con tanti benefici conseguenti. 
  • Maggiore disponibilità graduale dei nutrienti. Il biochar non ospita solo microrganismi, ma anche nutrienti disponibili per le piante. Inoltre è il lavoro dei microrganismi a rendere disponibili i nutrienti per le piante, quindi più ce ne sono più fertile è il suolo.
  • Riduzione della lisciviazione dei nutrienti. I nutrienti trattenuti dalla sua struttura sono meno soggetti ad essere trascinati via dall’acqua. 
  • Riduzione delle emissioni di gas serra dal suolo. Il carbonio di cui è fatto è un serbatoio di questo elemento sottratto dall’atmosfera. Se lo stesso materiale di partenza venisse lasciato nel suolo senza subire la pirolisi, restituirebbe carbonio in atmosfera in tempi abbastanza rapidi. 

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Zeolite, cos’è come utilizzarla

La zeolite per il suolo si ricava dallo sbriciolamento di una roccia naturale di origine vulcanica, appartenente alla famiglia degli allumino-silicati. In realtà si potrebbe parlare di zeoliti perché ne esistono 52 specie, tra cui la Chabasite, una delle più usate in agricoltura. In agricoltura viene utilizzata come ammendante minerale, cioè come sostanza che migliora le proprietà del terreno senza essere un fertilizzante vero e proprio. Si usa anche in forma micronizzata, disciolta in acqua e vaporizzata sulle foglie per proteggere le piante da aggressioni di insetti, funghi e eccessiva insolazione. 

Le zeoliti che vengono aggiunte al suolo si presentano in forma granulosa, simile a una sabbia grossolana. Una volta introdotte nel terreno ne diventano parte integrante e indistruttibile che apporta diversi benefici permanenti. Hanno una struttura microporosa, con tante cavità e canali che non vediamo a occhio nudo, ma che trattengono acqua e nutrienti. Questi materiali hanno la capacità di migliorare la struttura sia dei suoli molto sabbiosi, che di quelli argillosi e pesanti. Nei prima aiutano a trattenere l’acqua e i nutrienti che altrimenti scorrerebbero via velocemente, nei secondi creano spazi per trattenere acqua, aria e far muovere meglio le radici. 

Le zeoliti hanno un’altra proprietà importante, la sua capacità di scambio cationico (CSC).

La struttura molecolare delle zeoliti presenta cariche negative permanenti e questo permette loro di comportarsi come un magnete naturale nei confronti degli ioni positivi (cationi), tra cui quelli di potassio, calcio, magnesio, ammonio e ferro. Questi preziosi nutrienti per le piante vengono trattenuti dalla zeolite e forniti ai vegetali. 

Ecco un elenco dei vantaggi che le zeoliti apportano al suolo:

  • aumentano la ritenzione idrica 
  • riducono la salinità delle acque usate nell’irrigazione
  • incrementano la capacità di scambio cationico e quindi trattengono gli elementi e li rendono assimilabili dalle piante
  • sequestrano dal terreno elementi nocivi. Per esempio il nichel, che provoca allergie, si trova meno nelle piante coltivate con questo ammendante.
  • stabilizza il ph grazie alla sua capacità di scambio ionico.
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I tre ammendanti analizzati funzionano ancora meglio se vengono utilizzati insieme. Le proprietà di ciascuno potenziano quelle degli altri e il suolo migliora le sue caratteristiche permanentemente. L’humus di lombrico, ricco di microrganismi, attiva il biochar. Nei pori del biochar i microrganismi si moltiplicano e trovano una casa per prosperare nel suolo. La zeolite si comporta come una calamita che attrae molecole di ammonio (una forma di azoto assimilabile dalle piante), che rilascia gradualmente e che va continuamente a reintegrare come se fosse un serbatoio. Zeolite e biochar sono stabili nel suolo e una volta inseriti continueranno a lavorare. L’humus rilascia i suoi nutrienti alle piante, perciò andrà reintegrato negli anni, ma la presenza degli altri materiali consente di utilizzare meglio il suo potenziale.

Humus di lombrico, biochar e zeolite a chabasite possono essere acquistati insieme da Concimiamo con il kit Concimazione perpetua, insieme alle informazioni sui dosaggi e le modalità di impiego. I materiali sono tutti prodotti o estratti in Italia.

Francesca Della Giovampaola

Fertilizzante perfetto per l’orto? Biochar, zeolite e humus di lombrico (video)

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Conoscere le piante di Luca Conte – Edizioni l’informatore agrario
Conoscere l’agricoltura biodinamica di Michele Lorenzetti – Libreria Editrice Fiorentina
Microrganismi Effettivi (Em) in Agricoltura di Vanni Ficola – Terra Nuova
La cura della Terra, di Francesca Della Giovampaola – Mondadori
Erbe spontanee. Riconoscerle, raccoglierle e conservarle di W.Taliana Tobert, F.Della Giovampaola, F.Bellantonied Gribaudo

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