Fin da quando sono stati creati nel secolo scorso, gli OGM sono sempre stati presentati come la soluzione per produrre cibo in abbondanza per tutti. Grazie all’ingegneria genetica, finalmente niente più dipendenza dai fenomeni naturali e niente più fame nel mondo.

Oggi si torna nuovamente a parlarne. In un periodo che pare segnato da mille emergenze (climatica, idrica, bellica, sanitaria, alimentare…), nuovi OGM, frutto dei progressi scientifici degli ultimi decenni, si annunciano come il prodigio capace di risolverle quasi tutte, e senza controindicazioni. Ma è davvero così? Proviamo a capire meglio la questione a partire dalle sue origini.

Che cosa sono gli OGM

La sigla “OGM” sta per “Organismo Geneticamente Modificato”. Considerando tutte le tecniche che l’uomo ha scoperto e affinato nel corso della storia per modificare la genetica di altri esseri viventi, dare una definizione esatta diventa una questione spinosa. Ma, in buona sostanza, si può dire che un OGM è un organismo il cui patrimonio genetico è stato modificato artificialmente con tecniche di ingegneria genetica.

Il primo OGM della storia è stato creato nel 1973, e si trattava di un batterio. Nel 1974 si è arrivati al primo animale, un topo, e nel 1982 alla prima pianta, una verità di tabacco. Il primo alimento ad essere commercializzato è arrivato nel 1994, il “Flavr Savr”, un pomodoro; al 2005 risale invece il primo animale domestico, il “GloFish”, un pesce Danio rerio reso fluorescente grazie a materiale genetico derivato da una medusa Aequorea victoria. Nel 2015, infine, è stato creato il salmone AquAdvantage, primo animale destinato all’alimentazione umana.

cosa sono gli ogm?

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A cosa servono e come si creano gli OGM

Un OGM può essere creato modificando la genetica di un organismo, senza che a questa venga aggiunto o tolto alcunché. Oppure si può togliere una certa parte del genoma, magari perché corrisponde a una caratteristica considerata svantaggiosa. Oppure ancora, si può aggiungere al suo DNA una porzione extra: in questo caso, si parla di “transgenesi” se il materiale inserito proviene da una specie diversa o poco affine, o se è materiale di sintesi creato in laboratorio; si parla invece di “cisgenesi” se proviene da una specie affine.

Arrivati a oggi, le tecniche di ingegneria genetica si sono talmente tanto evolute che sono stati creati OGM di quasi qualsiasi Regno vivente: batteri, virus, funghi, piante e animali. Fra tutti, le piante sono forse gli esempi più vicini a noi, perché spesso si parla di piante usate in agricoltura. I quattro maggiori esempi che si possono fare sono allora quelli di soia, mais, colza e cotone.

In generale, gli OGM vengono creati con diversi scopi. Per fare ricerca su patologie umane o per produrre medicinali. Per creare delle colture con caratteristiche nutrizionali migliori, rese più elevate, migliore conservazione, tolleranza a fitofarmaci, resistenza a parassiti o condizioni ambientali estreme. O per allevare animali che abbiano migliori tassi di sopravvivenza e di crescita, resistenza a patologie, o per migliorare le caratteristiche di carne, latte e altri prodotti da loro derivati.

OGM, varietà e razze: che differenza c’è?

Le mutazioni genetiche avvengono anche spontaneamente in natura, fin da quando esiste la vita sulla Terra. L’uomo ha scoperto anche il modo di innescare queste mutazioni a suo piacimento, e l’ha scoperto molte migliaia di anni fa. Facendo i cosiddetti “incroci”, infatti, basati sulla riproduzione sessuale fra specie uguali, affini o diverse, ha creato nel tempo tante varietà di piante e razze di animali.

La differenza fra queste tecniche “tradizionali” e quelle della moderna ingegneria genetica sono essenzialmente tre. Primo, negli incroci la selezione viene fatta sulla base di caratteristiche visibili, non microscopiche come quelle del DNA. Secondo, nelle tecniche tradizionali non si può sapere a priori quale caratteristica genetica modificare, e se l’incrocio porterà effettivamente la modifica desiderata, mentre con l’ingegneria è possibile. Terzo, se anche è vero che con entrambi i metodi si possono ottenere modifiche indesiderate, gli incroci, poggiando sul filtro della naturale riproduzione sessuale, danno una certa garanzia di non creare delle “chimere”. Questo apre il dibattito sui pro e sui contro degli OGM, che vedremo fra poco.

La normativa sugli OGM nel mondo, in Europa e in Italia

Dal punto di vista normativo, la situazione nel mondo è molto variegata. Ci sono Paesi in cui è ammessa sia la coltivazione che l’importazione di OGM. Paesi in cui è consentita solo l’importazione. E altri in cui non è consentita né l’una né l’altra. E la questione si fa ancora più complessa se si vanno a guardare le norme per l’etichettatura dei prodotti. Un quadro abbastanza chiaro e completo lo si può trovare a questo link: normativa OGM nel mondo, mappa in francese.

In Europa, ci sono le direttive 18/2001, 1829/2003, 1830/2003, 556/2003 e 412/2015 a stabilire delle leggi sugli OGM. Se un alimento contiene OGM o derivati in proporzione superiore allo 0.9% degli ingredienti, per cause accidentali o tecnicamente inevitabili, deve essere riportato in etichetta, con tanto di tracciabilità totale di tutta la filiera e indicazione della tecnica utilizzata. Però non è prevista un’etichettatura nel caso di prodotti derivati da animali eventualmente nutriti con mangimi OGM. Al 2018, solo Spagna e Portogallo autorizzano la coltivazione di OGM; l’Italia fa parte di quei Paesi in cui è vietata la coltivazione ma è consentita l’importazione.

E nel biologico? Gli OGM non sono autorizzati in alcun modo, nemmeno derivati, nemmeno in allevamento. Oltre alla contrarietà degli operatori del settore, lo stabilisce nero su bianco anche la direttiva europea 834/2007. Il discorso cambia, però, quando un prodotto, anche se etichettato come biologico, proviene da Paesi non europei. A seconda di quali sono le norme sull’etichettatura, infatti, non è escluso che OGM o derivati possano esserci anche se non riportato. Esistono comunque altri sistemi di etichettatura, tipo quello rilasciato dalla fondazione “Non-GMO Project”.

ogm e taglio del dna

ogm e taglio del dna

Pro e contro degli OGM

I vantaggi

Secondo i sostenitori, grazie al fatto che alcuni OGM sono pensati per essere resistenti a fitofarmaci o parassiti di qualsiasi Regno, questo permetterebbe di ridurre l’utilizzo dei fitofarmaci stessi, e quindi tutti i danni a questi collegati.

Consentono anche di ridurre l’impiego di fertilizzanti e di acqua, grazie alle loro rese più elevate e alla capacità di resistere a condizioni ambientali estreme. Il che li rende anche i candidati perfetti per l’adattamento ai cambiamenti del clima.

Se ci sommiamo che hanno anche una migliore conservazione, e sono più ricchi in specifici nutrienti, possono anche rappresentare una sicurezza alimentare, e una soluzione al problema della fame e della malnutrizione.

Gli svantaggi

Secondo gli oppositori, l’utilizzo dei fitofarmaci è in realtà aumentato da quando gli OGM sono stati introdotti; tra l’altro, guarda caso, i maggiori detentori di brevetti su OGM sono anche i maggiori produttori di fitofarmaci. Inoltre, esistono già centinaia di casi di parassiti animali, vegetali o funghi che hanno sviluppato resistenza a quei caratteri OGM che avrebbero dovuto contrastarli, tant’è che, a volte, si sono addirittura trasformati in “super infestanti”.

Favoriscono la coltivazione a monocolture, e infatti le principali piante OGM sono le più diffuse monocolture al mondo – che producono per lo più biocarburanti e mangimi per animali, non cibo per l’uomo. Ad oggi si produce cibo a sufficienza per 10 miliardi di persone, ma 1/3 finisce sprecato e, mentre nei Paesi dell’Occidente 1,5 miliardi di persone sono in sovrappeso, nel resto del mondo ce ne sono 700-800 milioni in condizioni di fame o malnutrizione. Quindi gli OGM non hanno mai risolto il problema della sicurezza alimentare.

Esistono già casi documentati di alterazioni genetiche non previste e di contaminazione genetica da un organismo OGM a uno non-OGM. Tutto questo può significare (o ha già significato) la perdita di biodiversità, o danni a degli organismi non-bersaglio. L’inquinamento di coltivazioni biologiche. Lo sviluppo di tossine o allergeni. O la comparsa di organismi resistenti ad antibiotici o di nuovi ceppi di virus. Per di più, oltre 300 esperti, nel 2015, hanno firmato una dichiarazione in cui affermano che non c’è “alcun consenso” sulla sicurezza delle colture e degli alimenti geneticamente modificati.

Nascondono un tentativo di monopolio alimentare, perché i tratti genetici creati con la biotecnologia sono brevetti delle aziende che li creano. Il che significa, oltre tutto, che, in caso di inquinamento genetico, anche una pianta non-OGM diventa in automatico di proprietà di chi possiede il brevetto. Tutto questo rappresenta quindi un attacco alle colture e alle tecniche tradizionali e, nel caso dell’Italia, a certificazioni come DOP, IGP, STG, DOCG, DOC, IGT e PAT.

Infine, uno svantaggio etico. Primo, perché spostano l’attenzione dalle reali soluzioni ai problemi che dovrebbero risolvere. Secondo, perché sono il frutto di una visione antropocentrica, materialistica, meccanicistica e riduzionistica del mondo. Una in cui l’uomo si illude di poter programmare le basi stesse della vita, trattandola come una macchina che può rendere economicamente produttiva a suo piacimento.

Nuovi OGM all’orizzonte

In anni recenti è stata concepita una nuova generazione di OGM, che viene battezzata con almeno tre acronimi differenti, cioè NBT (New Breeding Techniques), NGT (New Genomic Techniques), o TEA (Techniques of Assisted Evolution).

La questione della loro diffusione affonda le radici già nel 2018, quando si svolgono diversi incontri internazionali sul tema, tipo quello dell’OCSE, dal titolo “Conferenze sull’editing del genoma: applicazioni in agricoltura”. Nello stesso anno, la Corte di Giustizia Europea pubblica una sentenza: le nuove tecnologie di ingegneria genetica sono a tutti gli effetti equiparabili a quelle vecchie, perciò vanno regolamentate allo stesso modo. Una posizione decisamente controcorrente rispetto a quella di Paesi come Paraguay, Argentina, Brasile, India, Australia, Stati Uniti, Canada e Giappone, dove è già stata permessa la commercializzazione.

Ma nel 2021 la Commissione Europea pubblica un nuovo studio sugli OGM di nuova generazione, presentandoli come un possibile contributo al “Green New Deal” e alla strategia “Farm to Fork”, e quindi alla costruzione di un sistema alimentare più sostenibile. E così, soltanto nel 2022, all’Ufficio Europeo dei Brevetti vengono depositate 970 domande di brevetti per queste nuove tecnologie. Nel febbraio 2023 la Corte di Giustizia pubblica una sentenza che getta le basi per una nuova normativa, e a giugno dal Parlamento Europeo trapela la bozza di una proposta di legge. Nello stesso mese, in Italia, il Parlamento vota il “Decreto Siccità”: consente la sperimentazione in campo di queste tecnologie, perché capaci di creare in agricoltura varietà di piante resistenti alla siccità, e non prevede alcuna analisi di rischio preventiva. A luglio 2023, infine, quella bozza del Parlamento Europeo viene ufficialmente pubblicata.

Considerando che fra maggio e giugno 2024 sono previste le elezioni europee, sarebbe intenzione del Parlamento europeo esprimere il voto finale sulla norma già a gennaio 2024.

Nuovi vantaggi

Secondo i sostenitori, e secondo le autorità europee, questa nuova generazione di OGM dovrebbe essere tranquillamente autorizzata, e in generale regolarizzata in modo diverso rispetto a quella vecchia. Perché, oltre ad avere tutti i vantaggi già sbandierati per gli OGM di prima generazione, questi se ne differenziano per il fatto di creare mutazioni più precise e prevedibili, addirittura paragonabili a quelle che si otterrebbero con gli incroci o con gli spontanei processi naturali. In tutto questo, non prevedono neanche processi di transgenesi, e la traccia di qualsiasi modifica può essere facilmente cancellata, per esempio attraverso incroci. In più, avendo costi più bassi delle tecniche passate, si tratterebbe anche di una tecnologia accessibile a molti.

Nuovi svantaggi

Secondo gli oppositori, invece, gli svantaggi rimangono esattamente gli stessi dei loro predecessori. Per di più, non esiste alcuno studio imparziale che dimostri che le mutazioni indotte siano paragonabili a quelle naturali o ottenute con incroci.

Le modifiche genetiche, per essere effettuate, comportano comunque l’inserimento di materiale proveniente da altri Regni (batteri, virus), e nelle operazioni non si può mai escludere l’inquinamento genetico accidentale. Tra l’altro, casi già documentati dimostrano che tracce delle modifiche effettuate si mantengono e si trasmettono per generazioni.

I costi saranno anche ridotti, ma servono lo stesso competenze specifiche e risorse per produrre una nuova pianta OGM. Non per niente, i maggiori centri di ricerca del mondo e società biotecnologiche private hanno accordi di licenza esclusiva con le più grandi multinazionali agrochimiche.

Queste norme calpestano la sentenza contraria della Corte di Giustizia del 2018, e soprattutto l’opinione altrettanto contraria di milioni di cittadini europei. Col fatto che non sono previste analisi di rischio, e che le aziende vengono esentate da qualsiasi obbligo di informazione da riportare in etichetta, viene meno qualunque loro responsabilità in caso di effetti avversi su cose e persone. E quel è che è peggio è che, in Paesi che si definiscono democratici, tutto questo avviene senza confronto pubblico, nel quasi totale silenzio mediatico, e negando alle persone il diritto di essere correttamente informate su quello che acquistano.

Nuove normative sugli Ogm

A gennaio 2024 la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha approvato la deregolamentazione dei nuovi OGM, e a febbraio ha fatto altrettanto il Parlamento. Il testimone passa adesso al Consiglio dell’Unione Europea, cioè ai Ministri dell’Agricoltura dei vari Paesi membri. In ultima battuta, si discuterà un negoziato fra Commissione, Parlamento e Consiglio.

Così per come è passata da Commissione e Parlamento, la normativa non prevede valutazione di rischio per questi nuovi OGM, contiene un emendamento per limitare la loro brevettabilità, e mantiene l’obbligo di tracciabilità ed etichettatura. Se l’ultimo punto è positivo, gli altri due sollevano molti dubbi.

Per limitare sul serio la brevettabilità non basta un emendamento, sarebbe necessaria una riforma della Convenzione Europea sui Brevetti. Il che richiede il parere di tutti gli Stati membri, e probabilmente qualche anno di tempistica. 

Etichettare le sementi e i prodotti finali è sicuramente un bene, ma questo non esclude che possa avvenire una contaminazione genetica fra coltivazioni OGM e non-OGM. Perciò, considerando quanto detto sopra sui brevetti e il fatto che non sono previste valutazioni di rischio, tutto ciò equivale a dire che spetterebbe agli agricoltori contaminati dimostrare di non aver “rubato” quel tratto genetico brevettato. E soprattutto equivale a dire che, in caso di danni di salute, toccherebbe alla singola persona dimostrare la correlazione fra questi danni e i nuovi OGM. 

Enrico Becchi

Nuovi Ogm, cosa ci aspetta (video)

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Articoli e altri fonti
Ogm (wikipedia)
Mappa del regolamento OGM (francese)
Corsa delle multinazionali ai nuovi OGM (L’indipendente)
Nuovi OGM e falsi miti (Slow food)
7 bugie, 7 verità sui nuovi OGM (Croceviaterra pdf) 

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