Cosa sono le banche dei semi? Sono davvero utili per la conservazione delle specie vegetali? Da un lato abbiamo una serie di attività insostenibili che consumano biodiversità. Dall’altro, con i suoi OGM e i suoi ibridi, l’industria agroalimentare pretenderebbe di ottenere il monopolio mondiale del cibo.

Di fronte a questo scenario, le banche dei semi potrebbero rappresentare una garanzia per salvaguardare la diversità delle specie, e per mantenere il diritto delle persone di scegliere in piena autonomia di cosa nutrirsi. Scopriamo allora di più sulle banche dei semi.

Cosa sono le banche dei semi

Le banche dei semi, dette anche “banche del germoplasma”, sono un tipo particolare di banche genetiche, cioè depositi dove viene conservato materiale genetico di esseri viventi per vari scopi. In questo caso, si tratta di un deposito di semi di piante.

Si parla di banche “ex situ” quando si tratta di grandi depositi che ospitano semi di varie piante del mondo, anche non autoctone del luogo in cui si trova la banca. Si dicono invece “in situ” quando conservano soltanto semi di specie autoctone: ne sono un esempio le stesse riserve naturali, o le banche fatte in casa.

La prima banca dei semi della storia è stata creata nel 1921, in Russia, dietro all’intuizione dell’agronomo, genetista e botanico Nikolai Vavilov. È nata a San Pietroburgo, dove oggi si trova il “Vavilov Institute of Plant Industry”.

Banche dei semi nel mondo

In tutto il mondo oggi esistono più di 1000 banche dei semi, che in totale raccolgono circa 6 milioni di campioni. Se però consideriamo anche le due banche più grandi e famose, allora i campioni superano il miliardo.

La “Millennium Seed Bank” è infatti considerata “la banca mondiale dei semi”, perché attualmente è la più grande. Inaugurata nei primi anni 2000, si trova in Inghilterra, nella contea di West Sussex, e conserva quasi 40.000 specie botaniche per un totale di oltre 2 miliardi di campioni.

L’altra banca particolarmente famosa è la “Svalbard Global Seed Vault”, che si trova a nord della Norvegia, nell’arcipelago delle Isole Svalbard. Inaugurato nel 2008, ospita più di 1 milione di campioni di più di 5.000 specie, ma la sua capacità massima è di 4.5 milioni. Più che una baca vera e propria funziona come un deposito extra, un deposito di sicurezza dove le varie banche dei semi del mondo conservano una parte dei loro campioni. Il suo scopo, infatti, è di garantire la conservazione contro eventuali perdite accidentali.

banca dei semi, nella isole Svalbard, Norvegia

banca dei semi, nella isole Svalbard, Norvegia

Banche dei semi in Italia

In Italia, nel 2005 è nata la RIBES, cioè la “Rete Italiana Banche del Germoplasma”. Ad oggi, questa rete riunisce 17 banche dei semi, presenti in quasi tutte le Regioni del Paese.

  •         Banca del Germoplasma delle Alpi sud occidentali, Parchi e riserve naturali cuneesi
  •         Lombardy Seed Bank, CFA-Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia
  •         Trentino Seed Bank, Museo delle scienze, MUSE
  •         Banca del germoplasma dell’Orto Botanico di Padova, Università di Padova
  •         Laboratorio per la conservazione della diversità vegetale ligure, Giardini Botanici Hanbury – Università di Genova
  •         Banca del germoplasma dell’Orto Botanico di Pisa, Università di Pisa
  •         Banche del germoplasma livornesi, Provincia di Livorno
  •         Banca del germoplasma per la conservazione delle specie anfiadriatiche, Università politecnica delle Marche
  •         Banca del germoplasma dell’Università di Perugia (socio dal 2012)
  •         Banca del germoplasma della Tuscia, Università della Tuscia
  •         Banca del germoplasma dell’Orto Botanico dell’Università di Roma “La Sapienza”
  •         Banca del germoplasma della Majella, Parco Nazionale della Majella
  •         Banca del germoplasma della Sardegna, Università di Cagliari
  •         Banca del germoplasma dell’Orto Botanico di Palermo, Università di Palermo
  •         Banca del germoplasma dell’Orto Botanico di Catania, Università di Catania
  •         Banca del germoplasma della Provincia di Udine (socio dal 2016)
  •         Banca del germoplasma della Valle d’Aosta (socio dal 2017)

Perché sono nate le banche dei semi?

Le banche dei semi si possono distinguere in base a tre grandi obbiettivi che si pongono: assistenza, produzione e conservazione.

Quelle del primo tipo conservano semi con lo scopo di fornirli a piccoli agricoltori o comunità locali in caso di necessità. Quelle del secondo tipo forniscono semi utili all’agroindustria, perciò conservano varietà con particolari caratteristiche produttive e le mettono a disposizione per incroci genetici. Quelle del terzo tipo, invece, hanno il solo scopo di preservare la biodiversità.

banca dei semi nelle Svalbard

banca dei semi nelle Svalbard. Scatole contenenti campioni di semi

Come si conservano i semi nelle banche dei semi?

Quale che sia il loro obbiettivo, i metodi di conservazione sono simili per tutte. Per lo più si utilizza il metodo delle condizioni di temperatura e umidità controllate, che variano a seconda delle specie e a seconda di quanto a lungo si intende conservare i semi. Per i semi che si conservano peggio, ogni tanto vengono effettuate delle prove di germinazione e, se questa si dimostra bassa, vengono ripiantati e riprodotti.

Come creare una banca dei semi?

Una banca dei semi può anche essere realizzata in casa da chiunque. In fondo, in passato, le famiglie contadine facevano esattamente questo, ancora prima che nascesse il concetto di “banche dei semi”: conservavano i semi, li scambiavano e li tramandavano alle generazioni successive.

Costruirne una fatta in casa richiede alcune accortezze, ma non è complicato come nel caso delle grandi banche sparse nel mondo.

In prima battuta si raccolgono i semi: meglio che siano i primi semi, quelli della prima generazione della pianta, perché più conservabili e con maggior capacità di germinazione. Se necessario li laviamo ma, in ogni caso, prima di confezionarli li facciamo asciugare in un luogo fresco e ombreggiato.

Fatto questo, dotiamoci di contenitori ermetici dove conservarli, tipo quelli di vetro. In alternativa, si può pensare ad una conservazione “a guscio”, o “a matrioska”, per cui il primo contenitore sta dentro a uno che a sua volta sta dentro un altro. Da quel momento in poi, sistemiamo i semi così raccolti in luoghi freschi e asciutti.

Oltre che etichettare i contenitori, conviene tenere un registro, dove annotare via via tutte le informazioni che riteniamo utili sui semi che raccogliamo. E conviene organizzare i semi secondo una classificazione, quella che preferiamo, così da poterli ritrovare facilmente in ogni momento.

Ultimo ma non ultimo, è importante e vantaggioso scambiare i semi con altre persone. Un po’ per noi stessi, per poter contare su un’alimentazione basata sulle diverse proprietà delle innumerevoli varietà di piante. E un po’ per la biodiversità: le banche dei semi ufficiali fanno molto, ma le conoscenze popolari, locali e tramandate di mano in mano possono contribuire a salvaguardare anche le specie meno note.

è molto importante conservare e scambiarsi semi

è molto importante conservare e scambiarsi semi

L’importanza di scambiare i semi

Al di là delle banche, la riproduzione e lo scambio dei semi portate avanti da coltivatori a vario titolo rimane fondamentale.

La diversità, la resilienza, il gusto, i valori nutrizionali. Sono tutte caratteristiche che non sono soltanto il frutto della natura, ma anche di millenni di selezione e di cura da parte dei coltivatori. Perciò da un lato è fondamentale per questo: per salvaguardare anche le biodiversità più rare e sconosciute, per garantire a tutti un’alimentazione variegata invece che standardizzata, e per tramandare e continuare a far evolvere millenni di conoscenze contadine.

Da un altro lato, è importante anche per contrastare i tentativi di monopolio alimentare da parte delle grandi aziende del settore. OGM, brevetti, ibridi non riproduttivi vanno esattamente nella direzione opposta, fatta di privatizzazione, pochissime varietà brevettate e alte produzioni a discapito di gusto e salubrità.

La stessa cosa che fanno anche alcune leggi. Lo scorso luglio 2023, la Commissione europea ha pubblicato una proposta di riforma della legislazione sementiera. Se da un lato è positiva perché ammette ancora lo scambio e la vendita di semi fra privati e la vendita di semi non registrati o certificati a non professionisti, dall’altro è preoccupante perché toglie questo diritto agli agricoltori e sommerge di burocrazia le organizzazioni che conservano l’agro-biodiversità. E quel che è peggio è che, intanto, varietà che dipendono pesantemente da fitofarmaci sono pienamente autorizzate sul mercato.

Alleanza dei custodi dei semi

A febbraio 2024 è stata fondata l’Alleanza dei Custodi di Semi. Un’associazione che riunisce singole persone, agricoltori, apicoltori, piccole realtà locali e altre associazioni accomunati dalla stessa visione in fatto di salvaguardia delle sementi.

Lo scopo è quello di costruire un database comune, accessibile a tutti i custodi di semi (che rimangono in possesso dei loro semi), così da poter condividere con tutti le informazioni su tutte le varietà custodite. E costruire anche una rete di custodi, che possa essere la base per realizzare una filiera fatta di cibo sano, metodi di coltivazione sani e persone sane. 

Tutto questo nasce dalla visione condivisa di soci e fondatori. I semi, la loro custodia, il loro tramandamento, l’evoluzione naturale, la loro libertà dai brevetti e quella di condividerli sono alla base della vera sovranità alimentare. E, oltra a conservare la biodiversità, la loro custodia conserva anche la loro integrità contro minacce di contaminazione genetica derivata da vecchi e nuovi OGM.

Enrico Becchi

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