Le stufe pirolitiche sono una particolare tipologia di stufa a biomassa e ad accumulo. Oltre a essere molto efficienti come sistema di riscaldamento, hanno anche emissioni molto ridotte rispetto ad altre a biomassa, e producono pochi fumi di scarico e difficilmente visibili e odorabili.

Ma come si può ottenere una certificazione ambientale per questo tipo di stufa? Lo abbiamo chiesto ad Axel Berberich, un artigiano che realizza proprio degli impianti di questa tipologia.

Certificazione “a stelle” vale per le stufe a pirolisi?

Purtroppo no. Questa certificazione è valida soltanto per le stufe prodotte industrialmente. Non può essere richiesta per stufe realizzate da un artigiano, acquistate da un artigiano, o autoprodotte. E le stufe pirolitiche rientrano proprio in queste categorie.

Esiste una base di legge per ottenere comunque una certificazione?

Fortunatamente esiste, ed è la norma europea UNI EN 13240. Che però ha un lato negativo: vale in generale per le stufe ad accumulo con pellet, ma fra queste non sono ancora riconosciute ufficialmente le stufe a pirolisi. Però si può comunque testare la stufa in particolare in base alla norma UNI EN 13240:2001/A2:2004+AC:2006, il che può almeno garantire che le sue emissioni rientrino nei limiti di legge.

certificare una stufa pirolitica, la certificazione di Axel

certificare una stufa pirolitica, la certificazione di Axel

Come si ottiene una certificazione per una stufa a pirolisi?

Bisogna rivolgersi ad un ente certificatore. Nel mio caso, mi sono rivolto a “Kiwa”, un ente che ha sede in Olanda ma che ha un laboratorio anche in Italia. 

I test per la certificazione hanno richiesto di effettuare delle misurazioni su diversi parametri della stufa per 4 giorni consecutivi. I valori non dovevano soltanto rientrare nei limiti di legge, dovevano anche risultare simili in almeno 3 accensioni della stufa.

Nel test che ho condotto io su una stufa a pirolisi, i risultati sono stati ottimi. I valori sono praticamente equivalenti a quelli di una stufa che avrebbe una certificazione a 5 stelle. “Proprio in questi giorni sto completando le ultime pratiche necessarie per avere la certificazione nero su bianco”.

pirolisa, la stufa di Axel sotto certificazione

pirolisa, la stufa di Axel sotto certificazione

Esistono altri enti certificatori in Italia?

Mi sono informato molto, prima di rivolgermi a uno. Ne ho scoperti diversi, oltre a Kiwa, come IMQ (MI), ICIM (MI), Italcert (MI), Eurofins Product Testing Italy, Certiquality, Laboratorio L2A, ACTECO, Intertek Italia, DEKRA, MarcaturaCE.net, Cetn.eu. 

Ovviamente, da un certificatore all’altro cambiano i costi e le tipologie di servizi che forniscono, quindi prendete il mio come un elenco indicativo. È bene che ognuno approfondisca e faccia le sue proprie ricerche per trovare l’ente più adeguato alle sue esigenze.

Quali sono i costi e i vantaggi di questa certificazione?

Normalmente, per lo meno con “Kiwa”, i costi oscillano fra i 5.000 e i 10.000 €. Nel mio caso, tutto compreso, fra il servizio di “Kiwa” e materiali e strumenti utilizzati da me per condurre i test, il costo complessivo è stato di 6000 €

Il vantaggio è duplice. Da un lato la certificazione valorizza il prodotto artigianale. Dall’altro, dà diritto all’acquirente di accedere all’incentivo “Conto Termico”. Può essere richiesto entro 2 mesi dall’acquisto della stufa, e permette di ottenere un rimborso del 40-50% della spesa.

Enrico Becchi

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