Fare bioarchitettura e bioedilizia significa applicare la sostenibilità anche nel settore edile. Perché anche questo settore, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, se da un lato ha permesso di realizzare edifici dotati di tutti i comfort della modernità, dall’altro lo ha fatto a spese di un grosso impatto sia sull’ambiente che sul benessere delle persone che li abitano.

La bella notizia, però, è che, esattamente come in altri ambiti, se viene creata una sintesi fra tecniche tradizionali e conoscenze moderne, si può trovare il modo di conciliare le necessità del presente con la salubrità di ambiente e persone. 

Cosa si intende per bioedilizia

Bioedilizia e bioarchitettura sono spesso usate come sinonimi. In realtà sono due concetti diversi, però è vero che sono molto legati fra loro. Tanto che non si può parlare di uno senza parlare dell’altro. 

Con bioarchitettura si intende il progettare e costruire edifici tenendo conto di tre punti fondamentali: sostenibilità ambientale, benessere di chi li abita e integrazione con l’ambiente circostante. Si può dire che sia il fare architettura nella sua più alta accezione perché, per fare tutto questo, usa un approccio multidisciplinare e olistico. In pratica, si può considerare l’equivalente dell’approccio agroecologico in agricoltura.

La bioedilizia è una parte di tutti gli approcci utilizzati in bioarchitettura. Perché si riferisce in modo particolare a aspetti come i materiali e le tecniche impiegate per costruire l’edificio. 

casa in paglia

una delle prime case in paglia in Italia

Quando è nata la bioedilizia

La bioarchitettura (e quindi la bioedilizia annessa) scaturisce in Germania negli anni ’70, nello stesso periodo in cui comincia a diffondersi il pensiero ecologista nel mondo. In Italia inizia a svilupparsi negli anni ’90, ma si tratta comunque di un’evoluzione di filosofie già nate negli anni ’30, con la cosiddetta “architettura organica”, e negli anni ’60, con i movimenti architettonici avanguardisti.

Ma perché, a un certo punto, si è sentita la necessità di pensare una nuova architettura in chiave ecologica? I motivi sono gli stessi che hanno portato a pensare una nuova agricoltura in chiave ecologica. Non a caso nello stesso periodo storico.

Il fatto è che, a partire dal 19° secolo, l’edilizia tradizionale, che ha progettato e costruito edifici per migliaia di anni, ha lasciato il passo a quella più diffusa ancora oggi, cioè quella considerata convenzionale. Un’edilizia industrializzata, che poggia su nuove tecnologie da un lato e nuovi materiali dall’altro, tipo il cemento armato o i tanti derivati del petrolio. Un’edilizia che punta più che altro all’aspetto materialistico di costruire un edificio abitabile, che sappia integrare le nuove funzioni richieste (anch’esse a loro volta industrializzate e standardizzate) come gli acquedotti, i metanodotti e gli elettrodotti, lasciando in secondo piano aspetti come l’impatto ambientale o la salubrità degli edifici stessi.

Il risultato, però, è quello di aver creato edifici inquinanti, poco longevi, molto dipendenti da input esterni e quasi per niente integrati con l’ambiente circostante. Oltretutto, costosissimi in termini di impatto: emissioni inquinanti lungo tutto il ciclo vita della struttura, estrazione di materie prime, rifiuti non riciclabili. 

È da tutto questo che è nato l’impulso a recuperare le tecniche tradizionali, con la novità di creare una sintesi e un’armonia fra queste e le nuove conoscenze e tecnologie della modernità.

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Quali sono i principi della bioedilizia

Esattamente come ha fatto per migliaia di anni l’edilizia tradizionale, la bioarchitettura tiene di conto di diversi fattori quando si tratta di realizzare una struttura. O anche quando si tratta di restaurarne una già esistente in chiave ecologica. 

Posizionamento e orientamento
Il modo in cui è orientato un edificio rispetto alle direzioni cardinali influisce non poco su aspetti come la luminosità e la temperatura interna. Va quindi scelto con attenzione, a seconda del clima locale. In Italia, tipicamente, è meglio avere un orientamento con la zona giorno a Sud e quella notte a Nord, così da avere il massimo di calore solare in inverno e il minimo in estate. 

Forma
Si preferiscono edifici compatti perché, a parità di volume, hanno meno superficie esposta, quindi scambi di calore più efficienti. E sono anche più facili da costruire

Minimalismo
Ogni aspetto viene calibrato sulle reali esigenze (e non sui vizi) di chi utilizzerà quella struttura. Inoltre, si cerca di puntare a forme ed elementi semplici ma efficienti, in modo da ridurre il consumo di materie prime (e di suolo) all’indispensabile, e in modo da rendere quegli elementi flessibili e riadattabili nel tempo, se le esigenze cambiano.

Energie rinnovabili
Energia solare, ma anche eolica, idroelettrica e geotermica possono essere ottenute anche con piccoli impianti a livello domestico

Efficienza energetica
Si utilizza intanto un approccio bioclimatico, nel senso che si cerca di sfruttare il più possibile le caratteristiche del luogo come la temperatura media, il percorso del Sole o la ventilazione naturale.

Anche a questo scopo, come si è detto, si curano posizione, orientamento e forma dell’edificio. Come anche i materiali, scelti in modo tale da essere isolanti.

In più, si utilizzano vari accorgimenti per creare un sistema di riscaldamento e raffreddamento passivo, cioè poco dipendente da impianti, ma piuttosto da un mix fra luce solare, ventilazione, terreno, acqua, o anche tetti e pareti verdi. 

Recupero e depurazione di acqua
Si possono dotare gli edifici di sistemi di recupero e depurazione di acque sia piovane che grige.

Autosufficienza
Non solo quella energetica, ma anche quella alimentare.  Nel senso che, dove possibile, si cerca di integrare nella struttura degli spazi verdi adatti per l’orticoltura.

Cicli chiusi
Quelli dell’acqua, come abbiamo già visto. Ma anche quelli dei rifiuti organici, riutilizzabili nell’orto. O quelli dell’edificio stesso, nel senso che i materiali edili sono completamente riciclabili.

Partecipazione
Gli abitanti vengono attivamente coinvolti nella progettazione, in modo che l’edificio sia veramente personalizzato, calibrato sui bisogni specifici di chi lo abita.

Benessere
Passa da molti degli aspetti visti fino a ora. La qualità dell’aria interna, per esempio, influisce sul benessere di chi la respira. Ma passa anche dalla scelta dei materiali, come vedremo nei paragrafi successivi. E non ultimo anche dall’estetica, sia esterna che interna. In questo aspetto legato al benessere, la bioarchitettura si lega moltissimo al Feng Shui di origine orientale. 

interno di una casa in paglia

interno di una casa in paglia, costruita in bioedilizia

Quali materiali si usano nella bioedilizia

L’edilizia convenzionale utilizza molti materiali artificiali o sintetici, poco o per niente riciclabili e nient’affatto salutari: perché, anche dopo la loro posa, mantengono delle sostanze volatili che si disperdono nel clima interno dell’edificio per giorni, mesi, o addirittura anni.

La bioedilizia, invece, utilizza materiali di origine naturale per mattoni, intonaci, vernici, isolanti e qualsiasi altro componente della struttura. Fra i più comuni troviamo canapa, legno, pietra, argilla, calce, paglia, sughero, bambù, o gesso.

Per le vernici in particolare, leganti, pigmenti, solventi o additivi si ricavano da materiali minerali o vegetali. Nel caso dei pigmenti, per esempio, si utilizzano minerali come glauconite, celadonite, quarzo, ematite, limonite, muscovite; per quelli vegetali, si fa uso di robbia, reseda, curcuma, zafferano, sandalo o guado.

Stiamo quindi parlando di materiali che non contengono contaminanti, tipo metalli pesanti. Che sono completamente riciclabili. E che, allo stesso tempo, sono efficienti almeno tanto quanto quelli artificiali o sintetici. Nel caso della canapa, per esempio, i materiali derivati dalla pianta sono ottimi isolanti termici e acustici, resistenti al fuoco, traspiranti, capaci di regolare l’umidità, assorbire CO2 e inibire la formazione di muffe. 

Quanto costa la bioedilizia

Un’abitazione già esistente può essere ristrutturata in bioedilizia. In questo caso, il costo varia a seconda dei materiali e dell’entità dell’intervento. Mediamente, considerando gli interventi più comuni, i costi oscillano fra 15-150 €/m2.

Un edifico ex-novo può anche essere prefabbricato. Qui a determinare il prezzo contribuiscono fattori come i materiali, le dimensioni, il livello di finitura, fondazioni o impianti. Mediamente, comunque, i prezzi oscillano fra 50.000 e 300.000 euro. La stessa fascia di prezzo vale per un edificio ex-novo in opera

Vantaggi e svantaggi della bioedilizia

I vantaggi sono una diretta conseguenza dei principi con cui la bioarchitettura costruisce:

  • Benessere psicofisico
  • Efficienza energetica
  • Autosufficienza energetica e/o alimentare
  • Sostenibilità ambientale
  • Personalizzazione del progetto

A questi si può aggiungere un risparmio sui consumi rispetto a un edificio convenzionale. Un maggior valore di mercato dell’immobile. O anche una sua maggiore resistenza (a fuoco o sismi) e durabilità.

Gli svantaggi principali sono due:

  • Costi inziali elevati
  • Difficoltà nel reperire professionisti del settore

Enrico Becchi

Casa in paglia e bioarchitettura. Con Stefano Soldati (video)

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