Cos’è un orto autoirrigante e come funziona? Vediamo in questo articolo come mantenere un orto con poca fatica e poche attenzioni. Anche in luoghi dove suolo e acqua scarseggiano. E magari perfino in città, su tetti e balconi delle case. Sembra il sogno irrealizzabile di molti. Ma forse oggi può diventare realtà. La soluzione sono gli orti autoirriganti ideati da Alessandro Ronca del PeR (Parco dell’Energia Rinnovabile). 

Cos’è un orto autoirrigante

Tutto parte da un’idea di Alessandro Ronca, fondatore e direttore scientifico del Parco dell’Energia Rinnovabile (PeR). Vivendo in Umbria, in una zona povera di laghi, fiumi, sorgenti e acqua in generale, cercava una soluzione per conciliare l’autoproduzione di ortaggi con la scarsità di questa risorsa.

Dopo anni di sperimentazioni, attingendo tanto da tecniche antiche quanto moderne, un giorno arriva l’intuizione che gli fa capire di aver sempre avuto la soluzione sotto gli occhi: imitare le piante selvatiche del bosco. Anche in apparente mancanza di acqua in superficie, infatti, le piante la assorbono per capillarità dalla falda acquifera nel sottosuolo.

Da qui l’idea di costruire un nuovo tipo di orto. Uno in cui le piante fossero capaci di auto irrigarsi, sfruttando proprio questo stesso meccanismo naturale.

orto autoirrigante

orto autoirrigante realizzato con bancali di legno, al PeR

Come costruire un orto autoirrigante

Nel libroL’orto autoirrigante – Coltivare con poco lavoro e poca acqua, in campagna e in città”, scritto da Alessandro Ronca e Paolo Ermani, viene spiegato nel dettaglio ogni procedimento per costruire questo tipo di orto. Qui cerchiamo di fornire una sintesi.

Utilizzando pannelli, tini, blocchi a cassero, o altri materiali tipici per lo scopo, si costruiscono dei bancali rialzati. Questa volta divisi in due parti: una sottostante, che viene riempita di acqua, e una sovrastante, con il terreno e le piante da coltivare.

Terreno e acqua non sono in contatto diretto, li separa un tessuto agugliato impermeabile attraverso il quale le radici delle piante possono passare comunque. E se anche col tempo il tessuto si rovina, i tanti esperimenti condotti dimostrano che le piante ne creano uno nuovo proprio con le loro radici. Il livello dell’acqua si può monitorare inserendo una pipetta in un tubicino posto in un angolo del bancale.

Il terreno può essere quello raccolto da un campo o anche del terriccio. A questo si può aggiungere humus di lombrico, nella fase iniziale. Da quel momento in poi, se vengono lasciate nel bancale sfalci e pacciamatura, si forma da solo un autentico vermicompost

Si possono installare archi e teli sopra i bancali, in modo da proteggere le piante in periodi di freddo e caldo eccessivi. E si possono anche costruire in serie, collegando fra loro i serbatoi di acqua, sfruttando il famoso principio dei vasi comunicanti.

Fasi di costruzione di un orto autorrigante

  • Creare i bancali rialzati, possiamo usare i materiali che abbiamo a disposizione come legno, mattoni, etc.
  • I bancali devono essere divisi in due parti, possiamo usare una rete metallica a maglie per contenere la terra
  • Sopra la rete mettiamo un tessuto non tessuto.
  • Il tessuto non tessuto deve avere delle “linguette” che pescano l’acqua in basso (vedi foto)
  • Aggiungere la terra sopra, con un buon compost e/o humus di lombrico. Nella parte sottostante riempiamo d’acqua
  • Controllare il livello dell’acqua inserendo una pipa, un tubicino posto in un angolo del bancale
come funziona un orto autoirrigante

come funziona un orto autoirrigante. Foto dal libro Orti autoirriganti

I vantaggi rispetto a un orto tradizionale

Un bancale di dimensione standard può contenere anche 500 litri di acqua e questo permette una autonomia in assenza di irrigazione per più di 1 mese. In caso di pioggia, permette anche di raccogliere l’acqua nel serbatoio sottostante.

Al contrario di quanto siamo abituati a pensare, le piante sanno benissimo e meglio di noi di quanta acqua hanno bisogno, e anche quando ne hanno bisogno. In questo modo è la loro stessa natura a decidere, secondo le vere necessità.

Un orto autoirrigante richiede meno attenzioni di un orto classico e anche meno fatica, essendo sollevato da terra. Se ci sommiamo la sua autonomia, permette di mantenere un orto anche durante la nostra assenza, magari per un periodo di vacanza. Insomma, riesce a sfatare i detti “La terra è bassa” o “L’orto vuole l’uomo morto”, e questo lo rende adatto anche ai meno esperti.

Consente di coltivare anche in assenza di suolo, spazi piccoli, scarsità di acqua. E allo stesso tempo regala una abbondante densità di produzione. 

Inoltre, grazie alla sua facilità di costruzione, è adatto anche al contesto della città. Su balconi, su tetti piani, o all’interno di orti urbani. 

tessuto non tessuto sotto agli orti autoirriganti

orto autoirrigante, alzando il primo livello si vedono le fascine di tessuto non tessuto

Le potenzialità collettive

Nella loro semplicità, gli orti autoirriganti hanno delle potenzialità davvero enormi. Poter produrre del cibo buono e veramente sano, e poterlo produrre in totale autonomia, perciò in un’ottica di indipendenza alimentare. Oltretutto, risparmiando sia denaro che acqua.

Sono una garanzia in periodi di siccità, in zone aride, e soprattutto in quei Paesi economicamente più poveri ma ricchissimi dal punto di vista agricolo. Essendo così adatti a qualsiasi livello di esperienza e fascia di età, diventano facilmente delle attività di aggregazione e di comunità.

Non esiste alcun brevetto sulla loro idea, perciò può essere replicata da chiunque in qualunque luogo. Perché lo scopo di chi l’ha testato con successo è etico, non economico. E questo perché si inseriscono in un contesto, in una visione più generale, che è quella della cosiddetta “agricoltura leggera”: una fondata su autoproduzione e scambio di risorse, dove il cibo non è merce, ma un bene primario sacro, necessario per la vita, e in quanto tale garantito per tutti. 

Enrico Becchi

Orto autoirrigante. Video con Alessandro Ronca

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Video
Orto autoirrigante, con Alessandro Ronca

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Corso autocostruzione orti autoirriganti

Libri
Orti autoirriganti
, di A.Ronca e P.Ermani, ed Terra Nuova
La Cura della Terra, di F.Della Giovampaolaed Mondadori

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