Recuperare i semi dei propri pomodori è un lavoro semplice ma fondamentale se vogliamo sviluppare cultivar adatte al nostro terreno e clima.  Recuperare i semi non significa soltanto mettere da parte dei semi per l’anno successivo, significa osservare attentamente le nostre piante, scegliere quelle che si sono comportate meglio e conservare nel tempo varietà adatte al nostro orto e al nostro modo di coltivare.

Il pomodoro è una delle specie più semplici con cui iniziare l’autoproduzione delle sementi, perché è prevalentemente autogamo: il fiore tende ad autofecondarsi e questo riduce la probabilità di incroci rispetto ad altri ortaggi. Prima di cominciare, però, bisogna sapere da quali piante conviene recuperare il seme.

Attenzione ai pomodori ibridi F1

Se vogliamo conservare una varietà nel tempo, è preferibile partire da varietà stabili e a impollinazione libera, comprese le tante varietà tradizionali che vengono riprodotte e selezionate da anni dai nostri contadini. Se abbiamo acquistato una piantina in vivaio, controlliamo sempre l’etichetta perché potrebbe trattarsi di un ibrido F1. Questo non significa che i suoi semi siano sterili, ma le piante della generazione successiva non manterranno le caratteristiche della pianta di partenza.

Potremmo quindi ottenere pomodori differenti per forma, colore, dimensione, produttività, sapore o resistenza. Se il nostro obiettivo è conservare negli anni un pomodoro con caratteristiche riconoscibili, meglio partire da semi non ibridi, magari ricevuti da un contadino, da un altro coltivatore oppure presi da un pomodoro acquistato al mercato, appartenenti a una varietà tradizionale già riprodotta nel tempo.

pomodoro costoluto fiorentino

pomodoro costoluto fiorentino coltivato al Bosco di Ogigia

Come sceglier i semi di pomodoro da conservare

La selezione comincia nell’orto, prima ancora di raccogliere il frutto. Non scegliamo soltanto il pomodoro più grande o più bello. Osserviamo prima di tutto la pianta su cui è cresciuto.

Cerchiamo piante sane, vigorose e produttive, che abbiano affrontato bene la stagione. Se alcune hanno resistito meglio alla siccità, al caldo o alle malattie, oppure hanno continuato a produrre quando altre erano in difficoltà, sono proprio queste caratteristiche che vale la pena tenere in considerazione. Anche il frutto deve naturalmente rappresentare bene ciò che vogliamo conservare: sapore, forma, colore, dimensione, consistenza o capacità di conservazione.

Quando scegliamo un pomodoro da seme, quindi, stiamo scegliendo contemporaneamente il frutto e la pianta. Evitiamo invece di raccogliere semi da piante chiaramente malate o particolarmente deboli. Una volta scelto un frutto ben maturo, lo tagliamo e recuperiamo la parte interna contenente semi, succo e gelatina.

Già in questa fase è fondamentale fare una prima annotazione. Basta anche un’etichetta provvisoria o un foglietto con su scritto il nome della varietà, l’anno e, se vogliamo, qualche caratteristica della pianta. È molto facile confondere i semi quando si lavorano più varietà contemporaneamente.

Come recuperare i semi e conservarli

I semi appena estratti dal pomodoro sono avvolti da una sostanza gelatinosa. Per eliminarla utilizziamo una breve fermentazione. Mettiamo semi, gel e un poco del succo del pomodoro in un bicchierino o in un piccolo contenitore. Se necessario aggiungiamo una piccola quantità di acqua e lasciamo riposare per circa 24-48 ore, eventualmente un po’ più a lungo se la gelatina non si è ancora separata. La fermentazione aiuta a degradare il rivestimento gelatinoso che circonda il seme e facilita le successive operazioni di pulizia.

Al termine versiamo tutto in un colino a maglia fine. Il colino è molto utile perché permette di trattenere facilmente i piccoli semi mentre eliminiamo polpa, gel e residui. Sciacquiamo bene sotto l’acqua corrente, aiutandoci delicatamente con le dita, fino a ottenere semi puliti.

A questo punto dobbiamo farli asciugare completamente. È una fase fondamentale perché se conserviamo semi ancora umidi, rischiamo lo sviluppo di muffe e la perdita dell’intero raccolto. I semi di pomodoro si conservano sino a 4 anni, ma anche più se ben conservati.

semi recuperati con il colino

semi recuperati con il colino

Carta forno o carta da cucina?

Per l’asciugatura possiamo utilizzare sia la carta forno sia la carta da cucina.

La carta forno ha un vantaggio pratico: i semi tendono ad aderirvi meno e, una volta asciutti, si staccano più facilmente.

La carta da cucina assorbe molto bene l’umidità, ma i semi possono rimanere attaccati alle fibre. Non è necessariamente un problema. Possiamo conservarli direttamente sulla carta e, al momento della semina, ritagliare un pezzetto contenente il seme e interrarlo. La carta si decomporrà nel terreno senza impedire la germinazione.

Un’alternativa a questi materiali potrebbero essere delle semplici pezze di tessuto in cotone bianco, possibilmente riciclato da vecchia biancheria. Un materiale che potremmo utilizzare per più anni, ma più difficile da trovare.

Qualunque supporto utilizziamo, lasciamo i semi in un ambiente asciutto e ben aerato fino a quando non saranno completamente privi di umidità.

semi di pomodoro su carta assorbente da cucina

semi di pomodoro su carta assorbente da cucina

Come archiviare i semi

Quando i semi sono perfettamente asciutti possiamo procedere con l’etichettatura definitiva. Conviene adottare una piccola convenzione e ripeterla ogni anno. Possiamo indicare almeno:

nome della varietà – anno di raccolta – caratteristiche della pianta

Per esempio:

Pomodoro Bistecca – 2026 – pianta vigorosa, sana, resistente alla siccità

Possiamo aggiungere anche provenienza del seme, sapore del frutto, dimensione, precocità, produttività o qualsiasi altra informazione che vogliamo ricordare. L’etichetta definitiva può essere inserita nel contenitore oppure scritta direttamente sulla carta sulla quale abbiamo fatto asciugare i semi. In questo modo, quando li riprenderemo l’anno successivo, sapremo esattamente che cosa stiamo seminando.

Per conservarli possiamo utilizzare un piccolo barattolo di vetro con tappo ben chiuso, una scatolina ermetica oppure un altro contenitore che protegga i semi dall’umidità. L’importante è che i semi siano perfettamente asciutti prima di essere chiusi. Il contenitore va poi conservato in un luogo asciutto, buio e fresco, evitando ambienti soggetti a forte umidità, calore e grandi sbalzi di temperatura.

recuperare i semi di pomodoro

recuperare i semi di pomodoro

Recuperare i semi di pomodoro in 8 passaggi

  1. Scegliere la pianta
    Individuiamo una pianta sana, produttiva, vigorosa e con caratteristiche che vogliamo conservare.
  2. Scegliere il pomodoro
    Raccogliamo un frutto ben maturo e rappresentativo della varietà.
  3. Fare subito una prima etichetta
    Scriviamo almeno nome della varietà e anno. Se lavoriamo più tipi di pomodoro è fondamentale farlo immediatamente, prima di rischiare di confondere i semi.
  4. Estrarre semi e gel
    Apriamo il pomodoro e raccogliamo semi, succo e sostanza gelatinosa in un bicchierino.
  5. Lasciare fermentare
    Lasciamo riposare per circa 24-48 ore, eventualmente un po’ di più se necessario, fino a quando il gel che avvolge i semi si è degradato.
  6. Lavare con il colino
    Versiamo il contenuto in un colino a maglia fine e sciacquiamo accuratamente per eliminare gel e residui di polpa.
  7. Asciugare ed etichettare definitivamente
    Distribuiamo i semi su carta forno o carta da cucina e li lasciamo asciugare completamente. Aggiungiamo nome della varietà, anno e caratteristiche della pianta.
  8. Conservare nel posto giusto
    Una volta asciutti, mettiamo i semi in un contenitore ben chiuso e li conserviamo in un luogo fresco, asciutto, buio e con temperatura il più possibile stabile.

Conservare i semi di più pomodori

Questa procedura di raccolta dei semi va ripetuta più volte per le stesse cultivar. Non affidiamo tutta la produzione dell’anno successivo ad un solo pomodoro, ma mettiamo da parte semi di diversi esemplari. Le ragioni sono diverse:

  • Mantenere una maggiore diversità genetica. Se conserviamo i semi di un’unica pianta, selezioniamo soltanto il suo patrimonio genetico. Ripetendo questa pratica negli anni si restringe progressivamente la variabilità della varietà.
  • Evitare una selezione troppo casuale. Una singola pianta particolarmente bella potrebbe esserlo anche per condizioni favorevoli molto locali e valide per la stagione in corso. Raccogliendo da diverse piante sane e produttive si compie una selezione più rappresentativa.
  • Potrebbero esserci problemi nascosti. Anche un pomodoro cresciuto bene in una bella pianta potrebbe nascondere problemi genetici o malattie.
  • Qualcosa nella procedura potrebbe andare storto. Potremmo commettere qualche errore e i semi ammuffire o danneggiarsi. Diamoci sempre più possibilità.

Recuperare i propri semi permette di non ricominciare ogni anno da zero. Nel tempo possiamo conservare le varietà che amiamo e continuare a scegliere le piante che meglio rispondono alle condizioni del nostro orto.

Ogni seme porta con sé una parte della stagione appena trascorsa: il clima che ha affrontato, il terreno in cui è cresciuto e le caratteristiche della pianta dalla quale abbiamo deciso di conservarlo. Negli anni un corretto recupero dei semi dalle piante migliori, ci porterà a selezionare varietà che più ci piacciono e anche più resistenti alle malattie.

Filippo Bellantoni

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Salvare i semi nell’orto. Di Michel and Jude Fanton, Macro edizioni

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