In un’aia di medie dimensioni la trebbiatura durava al massimo una giornata. Alla fine si facevano le divisioni definitive del grano. A quel tempo vigeva il contratto di mezzadria. Però con lotte sindacali i contadini avevano ottenuto che tutti i prodotti venissero divisi con la quota del 53% a loro favore. Quando l’attrezzatura veniva trasportata in un’altra aia al contadino restava da raccogliere il grano rimasto a terra e fare la cima alla sestina della lolla, con urgenza perché anche una breve pioggia avrebbe provocato gravi danni. Per la cima della sestina si usava la paglia che restava a terra intorno al pagliaio. Inoltre, entro breve tempo, la massa della lolla doveva essere rivestita lateralmente perché non si bagnasse e non franasse. Per questo si usavano mannelle di canne del lago.

Terminata la descrizione tecnica dei lavori di trebbiatura passo a raccontare come trascorreva quella intensa giornata sotto altri aspetti.

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Trebbiatura, fonte www.cretesenesi.com

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Al mattino la trebbiatura cominciava intorno alle 6 ora solare. Molti addetti preferivano lavorare la prima ora che permetteva di fare il riposo dopo la colazione. Infatti il pasto veniva consumato dopo 3 ore di lavoro, intorno alle 9. Pertanto gli amanti del primo turno dovevano essere sull’aia intorno alle 5,30. Inoltre chi prima arrivava poteva scegliere il lavoro tra i diversi che abbiamo elencato. La squadra degli addetti alla trebbiatura era composta per lo più da uomini, ma non mancavano donne e ragazzi. Le donne di solito preferivano la mucchia o rimanere a terra addette al grano. Il pagliaio non era adatto a loro in quanto all’epoca non vestivano pantaloni. Ai ragazzi spesso era riservata la lolla. Vi erano di così bravi che si prendevano la responsabilità di costruire la sestina. Per reperire il personale, ovviamente, si facevano gli scambi. Qualche giorno prima si invitavano i contadini alla nostra trebbiatura. La zona in cui facevamo gli scambi era sempre la stessa, estesa quanto necessario per reperire il numero sufficiente di addetti. Oltre ai lavoratori sull’aia occorrevano aiutanti in cucina. Per questo c’erano le massaie del vicinato che erano disponibili fin dal giorno precedente. Durante le ore più calde era necessario portare da bere al personale durante il lavoro. Si invitavano perciò delle giovani ragazze, le quali potevano effettuare scambi anche con persone addette ai lavori sull’aia.

Sirena

Sirena

Il suono della sirena scandiva l’inizio della trebbiatura. Questo oggetto era costituito da una specie di scatola metallica rotonda con delle fessure intorno. All’interno, su un asse, stava una ruota. Sullo stesso asse esternamente era applicata una piccola rotellina. L’attrezzo aveva dei manici per il sostegno. Il trattorista, impugnato il congegno, accostava la piccola ruota al cignone in modo che la ruota all’interno della scatola, raggiunti i pieni giri, emettesse quel suo classico sibilo. La sirena suonava ogni ora per i cambi.

Stando ad una certa distanza dall’aia sentiamo la colonna sonora della trebbiatura. Al rumore in sottofondo costante provocato dal trattore ed anche dagli altri mezzi in movimento si aggiunge il suono con alti e bassi provocato dal battitore. Il suono del battitore che ingoia le manne, basso quando gli vengono fornite sciolte e in modo uniforme, più potente quando arrivavano contemporaneamente più manne e qualcuna persino legata, è il più caratteristico della trebbiatura. Riprodurre questo suono con la scrittura è impossibile. Ci voglio provare per rendere minimamente l’idea: MMMVVVUUN. Dalle singole posizioni di lavoro invece si sentono suoni diversi. Gli addetti al grano subiscono il rumore molto forte del trattore, in quanto lavorano proprio in quella zona. Quelli che lavorano ai lati della trebbiatrice, gli addetti alla lolla ed alla mucchia, sentono accentuato il rumore del battitore. Solo sul pagliaio, in particolare quando siamo vicino alla cima, prevale il rumore delicato della paglia che viene scaricata dai rastrelli della scala. Rumore vagamente simile a quello delle foglie mosse dal vento.

Durante la trebbiatura si faceva colazione cola Mortadella di Bologna

Durante la trebbiatura si faceva colazione con la Mortadella di Bologna

Dopo 3 ore di lavoro si arriva al primo pasto, la colazione. Occorre rilevare che il menu della trebbiatura aveva scarse o inesistenti variazioni tra un’aia e l’altra. Il piatto base della colazione era la mortadella di Bologna, conosciuta come buricca. Chiamavamo così il noto salume perché pensavamo fosse fatto con carne di asino (buricca è il termine dialettale per asino). La mortadella veniva acquistata a pezzi interi e affettata immediatamente prima di essere portata in tavola. Manteneva così la sua freschezza ed era molto buona. La parte non affettata veniva restituita al commerciante. Si parlava di acquisto a calo, in quanto si pagava solo quello che era stato consumato. La buricca era accompagnata da abbondante verdura. Per lo più pomodori tagliati in senso orizzontale. Le ruote si servivano su vassoi condite con olio e sale e anche qualche spezia. Oppure i pomodori venivano tritati insieme a cetrioli, peperoni, sedani e altre verdure di stagione e conditi allo stesso modo. Tutte le verdure erano prodotte direttamente dai contadini. Alle volte a colazione veniva servito del vinsanto con qualche dolcetto. La trebbiatura riprendeva e continuava per 4 ore prima del pranzo.

Per portare da bere durante il lavoro si occupavano due ragazze. La loro base per il lavoro era la cantina. Attingevano il vino dalla damigiana, riempivano più fiaschi alla volta, poi una prendeva il fiasco del vino e l’altra la bottiglia dell’acqua e un bicchiere in vetro ciascuna. Allora non esistevano i bicchieri usa e getta. Cosi fornite entravano nell’aia ed offrivano da bere a tutti. Dovevano salire sulle scale per andare sulla mucchia, sui pagliai ed anche sulla trebbiatrice. Una davanti e l’altra dietro si passavano le bottiglie. Servivano ovviamente sia acqua che vino e,  a richiesta dei lavoratori, anche vino annacquato. Tra un servizio ed un altro passavano un po’ d’acqua sul bicchiere per questioni di igiene, per togliere il sapore del vino e perché il vetro si copriva facilmente di polvere e pagliuzze. Non era possibile servire le bevande ad ognuno sul proprio bicchiere. Durante un’ora di lavoro le ragazze passavano una o due volte. Per tutta la giornata si tenevano a disposizione, intorno al pozzo, catini e secchi con l’acqua ed anche diversi asciugamani per consentire alle persone di lavarsi. Gli asciugamani, quando possibile, venivano sostituiti. Non era però possibile, come per i bicchieri, offrirne uno per ciascuno. Le lavate durante il giorno erano tante, oltre a quelle prima dei pasti ci si lavava anche ai cambi in funzione della polvere che si prendeva.

Vasco Della Giovampaola

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