Quanta cenere possiamo usare nell’orto? Quali nutrienti apporta al suolo? Come va applicata?

A chi possiede una stufa a legna o un camino la cenere non manca. Questa polvere grigia che rimane alla fine della combustione ha avuto numerosi usi nella vita di campagna. Il nostro modo di riscaldarci è cambiato tanto negli ultimi decenni e la legna è stata sostituita da altri combustibili. Ne produciamo, per fortuna, di meno ma possiamo ancora decidere di valorizzarla dove può esserci ancora utile.

Cenere nell’orto come fertilizzante

Infatti la cenere può essere considerata un fertilizzante per il suolo, dal momento che contiene elementi preziosi come calcio, potassio, fosforo e magnesio e microelementi come zinco, rame e ferro. Un fertilizzante di cui disponiamo senza doverlo acquistare, ma da usare con cautela perché può anche provocare danni al suolo. Non tutta la cenere è uguale e non si deve eccedere nelle dosi, per questo ho raccolto alcuni consigli e suggerimenti per usarla nel modo migliore.

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Quali elementi contiene la cenere

  • calcio
  • potassio
  • fosforo
  • magnesio
  • zinco
  • rame
  • ferro

Quale cenere si può usare nell’orto 

La cenere non è tutta uguale. La sua composizione dipende dal materiale di partenza e dal tipo di combustione da cui è derivata. Soprattutto le temperature raggiunte durante il processo ne condizionano la qualità. Si può usare la cenere prodotta bruciando legno naturale (non trattato) e quella da carbone vegetale. Dobbiamo fare attenzione anche al luogo di provenienza della legna, gli alberi infatti accumulano inquinanti che rimangono nelle loro ceneri. La cenere derivata da carbone fossile, invece, può contenere metalli pesanti altre sostanze inquinanti e quindi non va aggiunta al suolo. Un altro tipo di cenere che non può essere usata è quella proveniente dagli impianti di filtrazione posti nei camini per evitare le emissioni in atmosfera. La cenere da pellet non è consigliata perché può contenere additivi.

cenere nell'orto applicata con un vaso

cenere nell’orto applicata con un vaso

Cenere nell’orto e Ph del terreno 

La cenere di legna contiene molto calcio, perciò il suo Ph è alcalino, caratteristica che trasmette al suolo. Può essere quindi usata per correggere suoli troppo acidi. Se siamo di fronte a suoli già alcalini, meglio evitarla per non aggravare ulteriormente la situazione. Per calcolare la quantità di cenere da aggiungere sarebbe utile fare una misurazione preventiva del Ph di partenza.

Quanta cenere usare nell’orto?

Premesso che la cenere va usata con estrema cautela perché come spiegato può alterare il Ph del nostro suolo, e che le sue quantità dipendono dal terreno, possiamo indicativamente dare queste quantità: è bene non superare un chilo di cenere per 10 metri quadrati. Parliamo quindi di 100 grammi di cenere ogni metro quadrato di suolo. La cenere va diffusa uniformemente come fosse una “salatura” del terreno.

Quando e come dare la cenere alle piante

Il momento migliore per distribuire la cenere è quando prepariamo il suolo, tra l’altro interrarla di qualche centimetro evita che la cenere venga dispersa con il vento. Non è facile fornire dosi, perché le ceneri e i suoli sono tutti diversi. Per evitare di commettere errori, quindi, il consiglio di spargerla in un velo sottilissimo. Attenzione perché mettere troppa cenere ha conseguenze molto negative. Infatti con la cenere aggiungiamo sali minerali che fanno aumentare la salinità del terreno, fino a renderlo inospitale per le forme di vita.

“Troppa cenere uccide il suolo”. Francesca del Bosco di Ogigia

Per spargerla nelle aiuole si può recuperare un vaso di plastica per piante. In genere ne abbiamo tutti una bella scorta. Ho scoperto questo metodo da Pietro Isolan di Orto da coltivare e l’ho trovato molto efficiente, consente di distribuirla accuratamente senza sporcarsi le mani. 

Gli elementi presenti nella cenere non sono immediatamente disponibili per le piante, è necessario che venga trasformata dai microrganismi del suolo per assumere una forma assimilabile dai vegetali. Per questo è più efficace se sparsa insieme al letame, che fornisce un bell’aiuto alla microbiologia oppure insieme al compost. Ricordiamo che la cenere non contiene alcuni elementi essenziali come l’azoto, perciò non può essere considerata un fertilizzante completo. 

Cenere nella compostiera

Per chi produce in proprio il compost, il modo migliore di sfruttare le qualità della cenere è aggiungendola nella compostiera insieme agli altri ingredienti. Durante il processo di compostaggio i microrganismi inizieranno già la trasformazione degli elementi, che saranno disponibili per le piante al momento in cui andremo a distribuire il compost maturo.

Cenere nell’orto, quanta metterne?

La dose consigliata è di un chilogrammo per ogni metro cubo di materia organica che mettiamo a compostare, cifra molto indicativa. Va aggiunta nella compostiera un po’ alla volta in modo che si integri con gli altri materiali, non deve creare una massa compatta. Aggiungere un po’ di cenere nella compostiera è consigliato quando abbiamo molte bucce di agrumi. Ci aiuta a compensare il loro ph acido.

cenere nell'orto, vicino a delle insalate

cenere nell’orto, vicino a delle insalate

Quali ortaggi gradiscono la cenere?

Quelli che hanno bisogno di potassio: pomodori, peperoni, finocchi, meloni e in genere sulle piante di cui mangiamo le radici come carote, ravanelli e rape. Aiuta lo sviluppo di cavoli, broccoli e cavoletti di Bruxelles. Alcuni mettono le patate tra le colture favorite dalla cenere, ma favorendo lo sviluppo della buccia per qualcuno le patate così trattate risultano meno gustose. La cenere va evitata nelle piante acidofile come i mirtilli e lamponi, mentre piace alle rose e alle viti. In generale favorisce le fioriture e rafforza le pareti cellulari (per l’apporto di potassio) e questo rende le piante più resistenti all’attacco di parassiti e malattie fungine.

Ortaggi che amano la cenere:

  • patate
  • pomodori
  • finocchi
  • meloni
  • peperoni
  • carote
  • ravanelli
  • rape

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Cenere per difendere l’orto dalle lumache 

La cenere può essere usata anche per creare delle barriere contro lumache e limacce. Si possono formare delle fasce larghe circa 10 centimetri con questa polvere. Il corpo dei molluschi che vi entri in contatto si disidrata. Perciò se ne terranno alla larga. Quando la cenere viene bagnata perde la sua efficacia, quindi andrebbe messa nuova cenere asciutta. Ripetere l’operazione, però, porterebbe ad un eccesso di cenere nel suolo che farebbe danni. Quindi conviene usare la cenere contro le lumache saltuariamente e facendo attenzione a non distribuirla quando le previsioni meteo preannunciano pioggia a breve. Così come infastidisce le lumache, tiene lontani larve, vermi e afidi.

Cenere per il bagnetto delle galline 

Le galline vanno pazze per la cenere e infatti è buona pratica lasciare loro a disposizione un contenitore basso con della cenere. Questi bagni di cenere le aiutano a combattere i parassiti. In pratica i pidocchi o gli acari che le infastidiscono vengono feriti e quindi eliminati dalle micro scaglie taglienti che compongono la cenere. Le galline mangiano anche un po’ di cenere che integra la loro dieta degli elementi di cui è ricca. Si usa anche insieme alla sabbia.

donne lavano panni con cenere

donne lavano panni usando anche della cenere (foto anni ’70, associazione Gozlinus)

Cenere per fare il bucato 

Un tempo la cenere era utilizzata per fare il bucato. Riusciva a sbiancare le lenzuola molto bene, ma il procedimento era piuttosto lungo e bisognava essere esperti per non farsi male. La cenere veniva setacciata per eliminare la carbonella e lasciare solo le particelle fini. Il bucato si metteva in una bacinella di terracotta rialzata da terra. In fondo al contenitore c’era un tubicino tappato (una specie di rubinetto) che serviva per svuotarla e recuperare il liquido. Sopra questa conca si fissava il cenerone, un telo grosso che serviva da filtro. Su questo tessuto si metteva la cenere e poi vi si versava dell’acqua bollente. Cenere e acqua formavano il ranno (termine usato soprattutto in Toscana) o liscivia. Dopo un po’ si svuotava la bacinella togliendo il tappo, ma il ranno recuperato in un paiolo per essere nuovamente scaldato. Il liquido veniva versato una seconda volta sopra il panno nella biancheria. L’operazione veniva ripetuta per cinque o sei volte. All’ultimo passaggio si lascivano le lenzuola nel ranno per tutta la notte. Il giorno dopo era necessario sciacquare i panni portandoli ai lavatoi o sulle sponde di un fiume. Questo procedimento è tratto dal libro “Orcia Miseria”.

Francesca Della Giovampaola

Cenere nell’orto. Fa bene o fa male? (video)

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Libri
Orcia Miseria. Quando campare era un rimedio
, di C.Cambi e M. Stefania Gelsomini
Il suolo, un patrimonio da salvare, di Claude e Lydia Bourguignon.

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