Il mio sogno di piantare una foresta alimentare ha iniziato a trasformarsi in realtà quando ho trovato il terreno. Sono stata fortunata, perché non è facile acquistarlo ad un prezzo ragionevole. In certe parti d’Italia è improbabile aggiudicarsi un fazzoletto di terra agricola ed è quasi impossibile nelle vicinanze di centri ad alta densità abitativa. In questi casi c’è sempre chi spera che il terreno diventi edificabile moltiplicando il suo valore. Anche quando le mire speculative sono lontane, procurarsi il proprio spicchio di sole sul pianeta è molto difficile. Ce lo dicono la storia e le regole dell’economia, la terra finisce per tornare nelle mani di pochi ricchi. L’espressione “land grabbing”, traducibile in “accaparramento della terra”, sintetizza ciò che sta avvenendo nel mondo.

Una visuale del terreno prima dell'acquisto tratta da street view di google

Una visuale del terreno prima dell’acquisto tratta da street view di google

L’autoproduzione in una food forest

Per fortuna ci sono anche nuove tendenze, come la distribuzione di terre pubbliche ai giovani contadini o alle famiglie per l’autoproduzione. In molti Comuni italiani si assegnano terreni incolti da trasformare in piccoli orti, dando vita a progetti che riqualificano il verde urbano e promuovono la socializzazione. Per una food forest serve più suolo che per un orto familiare e un’ottima soluzione è che le famiglie si organizzino insieme e condividano lavoro e frutti.

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Procurarsi il terreno per la food forest

Il terreno l’ho trovato a 170 km dalla mia residenza e questo va contro ogni principio di permacultura, che prevede di ridurre al minimo gli spostamenti e gli sprechi di energia. Il Bosco di Ogigia, però, cresce a pochi metri dalla casa dove sono nata e dove tuttora vivono i miei genitori, un luogo dove mi reco spesso e dove forse un giorno tornerò a vivere. Le mie due particelle sono state inserire, per qualche anno, nella lista dei terreni edificabili e si trovano vicino a un centro abitato. Decaduta l’edificabilità la terra ha perduto valore e io ho realizzato il mio sogno, non proprio economico, ma abbordabile. Lo considero il mio miglior investimento per il futuro, molto meglio di un fondo pensione. Per acquistare un terreno in Italia, se non si è imprenditori agricoli o coltivatori diretti, si deve pagare allo Stato un’imposta del 18% su prezzo del terreno. L’autoproduzione alimentare, a quanto pare, è da considerarsi un gran lusso. Non dovrebbe essere così, ma il legislatore non ha tutti i torti: poche cose sono appaganti e salutari come trascorrere il tempo in un prato di erbe spontanee brulicante di vita e nutrirsi di ciò che si è contribuito a produrre.

Come era il Bosco di Ogigia nel 2013 (video)

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