A maggio il colore che domina in natura è il verde. I prati si sono ricoperti di erbe spontanee non ancora secche e gli alberi a foglie caduche sono di nuovo ricoperti di giovani foglie. Tra le erbe spontanee di maggio si incontrano anche tante fioriture, tra le più profumate ci sono quelle dell’acacia, del tiglio e del sambuco. In questo articolo vediamo cinque tra erbe, piante aromatiche e alberi, che in questo periodo ci donano parti commestibili piene di proprietà. 

Achillea. Achillea millefolium

È una pianta erbacea, aromatica e perenne dalle infinite proprietà. Prende il nome dall’eroe della mitologia greca Achille, che l’avrebbe usata per curare le ferite dei compagni nell’assedio di Troia. Si mangiano le cimette tenere delle sue foglie all’incirca fino ad aprile, poi si raccolgono i fiori che si usano in erboristeria. 

Le foglie giovani sembrano dei bruchi e sono estremamente aromatiche. Si possono aggiungere all’insalata o usate sminuzzate per dare aroma al burro o ai formaggi spalmabili. Usando l’achillea si ha un vantaggio doppio: cibo aromatico e tanti benefici per la salute. 

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Le sue proprietà sono così tante che è impossibile ricordarle tutte. Le foglie e l’oleolito disinfettano e rimarginano le ferite. Le foglie cotte nel burro e nel lardo si usano per curare lussazioni, storte e contusioni. Mangiando l’achillea si stimola l’appetito, si combatte l’alitosi, si depura il fegato. Si usa per trattare i disturbi femminili come mestruazioni irregolari o dolorose.

Achillea

Fiori d Achillea. Achillea millefolium

Castalda o Girardina. Aegopodium podagraria  

Il suo nome scientifico ci aiuta a conoscere e ricordare le sue proprietà. Aegopodium significa piede di capra, mentre podagraria indica che caccia la gotta. Le sue foglie giovani tenute per il picciolo ricordano la zampa di una capra e in passato veniva consigliata per combattere la gotta. 

La troviamo in zone ombrose e umide e ne consumiamo le giovani foglie che piacciono anche agli orsi, che pare ne abbiano assoluto bisogno al risveglio dal letargo. La castalda ha un profumo che ricorda sedano e carota e quindi può essere usata in cucina al posto di questi aromi. Appartiene alla famiglia delle Apiacee o Ombrellifere, che include piante tossiche, quindi bisogna fare attenzione a non confonderla. 

Si mangia sia cruda che cotta, prima o dopo la fioritura. Quando è presente si trova in genere in gran quantità perché si riproduce e espande attraverso i rizomi.

Caglio o erba zolfina. Galium verum

Tra le erbe spontanee di maggio c’è l’erba zolfina. Il nome galium deriverebbe da gala, che vuol dire latte, perché questa pianta veniva utilizzata dai pastori per far cagliare il latte. Ci sono varie specie del genere galium, facili da riconoscere perché caratterizzati da un fusto eretto su cui si inseriscono le foglie verticillate, ovvero inserite alla stessa altezza tutto intorno al fusto, come una specie di gonnellina. La famiglia a cui appartengono è quella delle Rubiaceae, la stessa del caffè. 

Del Galium verum si raccolgono le cimette aromatiche prima della fioritura, prendendo solo i primi due internodi teneri, da consumare crude o cotte. Si trova in genere in grandi distese. Dopo la fioritura non si usano più perché cambia il loro gusto, perdono la loro dolcezza. I fiori gialli si possono usare come coloranti, così come le radici. I fiori si usano anche per fare tisane.

erba zolfina caglio

erba zolfina caglio. Foto Acta Plantarum

Acacia o Robinia. Robinia pseudoacacia

Non solo erbe spontanee a maggio, in questo caso abbiamo a che fare con un’albero. Una pianta piuttosto comune, dalla crescita veloce, considerata una specie invasiva. In realtà è una grande risorsa perché ha un legno resistente, è azoto fissatrice e quindi rende i terreni più fertili, si presta bene per consolidare i pendii e con i suoi fiori le api producono un miele tra i più ricercati.

La parte della pianta che possiamo consumare sono proprio i fiori. Bisogna fare attenzione perché tutte le altre parti sono tossiche, quindi anche quando si raccolgono i fiori questi vanno liberati dal calice e dallo stelo. La fioritura avviene tra maggio e giugno e con essa si preparano frittelle dolci o salate, marmellate, liquori, gelati, sorbetti e fiori canditi.

fiori di acacia

fiori di acacia appena raccolti. Foto di Vittorio Curico

Ricetta sciroppo di acacia

  • Sciroppo fiori di acacia (la stessa ricetta per lo sciroppo di sambuco)
  • 200-300 g fiori di acacia: solo i petali e i pistilli
  • Circa un litro di acqua
  • Circa 300 g zucchero
  • 1 limone

Procedimento

  • Tenere solo pistilli e petali dei fiori di acacia (è importante eliminare tutte le parti verdi)
  • Mettete fiori nell’acqua con 1 limone tagliato a fette
  • Lasciare macerare per 24-48 ore
  • Filtrare il tutto con un colino o una garza, strizzate bene fiori e il limone
  • Aggiungete zucchero e se volete un bicchierino di aceto di mele (per farlo conservare più a lungo)
  • Fate bollire per qualche minuto
  • Versate in bottiglie sterilizzate e chiudete
cesto con erbe di maggio

cesto con raccolte di maggio. Acacia, ortica e alliaria. Foto Vittorio Curcio

Tiglio. Tilia platyphyllos e Tilia cordata

È un genere di alberi di notevoli dimensioni e longevità. In Italia sono presenti spontaneamente due specie, il Tilia platyphyllos e Tilia cordata. Ibridati tra loro hanno dato vita al Tilia europaea o vulgaris. Di queste piante possiamo consumare le foglie giovani, i fiori, i frutti e anche la corteccia.

I fiori con le brattee e le foglioline che li accompagnano aiutano lo stomaco, sono leggermente sudoriferi, anticatarrali, antispasmodici e diuretici. Si possono usare contro la tosse e l’asma, per migliorare la digestione, per calmare i dolori. Foglie e fiori possono essere essiccati per farne tisane tutto l’anno. 

Le foglie si usano in erboristeria, ma possono finire anche nelle insalate. Si mangiano crude quando sono ancora tenere e hanno un colore rossastro o addirittura bianco, perché manca ancora la clorofilla. Le foglie un po’ più grandi si possono usare cotte per fare degli involtini.

Francesca Della Giovampaola


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Libri per approfondire:
Il prato in tavola, di Dafne Chanaz, ed. Terra Nuova
La Medicina dei Semplici, ed. Torchio De’ Ricci
Erbe Spontanee Commestibili, di Riccardo Luciano, Carlo Gatti, ed. arabAFenice
Andare per Erbette, di Paola Mancini, ed. del Baldo

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