Le fonti di energia rinnovabile (tra cui l’agrivoltaico) sono l’alternativa a cui ci stiamo rivolgendo per sostituire le fonti fossili e ridurre il nostro impatto sull’ambiente. La strada per raggiungere l’autosufficienza energetica da fonti rinnovabili appare ancora lunga e piena di insidie, vediamo nell’articolo vantaggi e svantaggi dell’agrivoltaico.

Mentre il fotovoltaico richiede di realizzare vaste distese di pannelli e, se non bene gestito, il suo sviluppo potrebbe portare ad un pericoloso consumo di suolo e alla distruzione di paesaggi, l’agrivoltaico si propone di conciliare l’esigenza di trovare spazio per l’installazione di impianti per la produzione di energia dal sole con l’utilizzo agricolo degli stessi suoli. Questa prospettiva appare tuttavia preoccupante sotto vari aspetti. In questo articolo approfondiamo l’applicazione dell’agrivoltaico e cerchiamo di chiarire le potenzialità e i rischi che comporterebbe un suo ampio sviluppo.

Cos’è l’agrivoltaico

L’agrivoltaico è un sistema integrato fra produzione energetica e produzione agricola. Molto semplicemente, consiste nel fatto che uno stesso terreno viene utilizzato contemporaneamente per agricoltura o allevamento e anche per produrre energia, perché sulla sua superficie vengono installati dei pannelli solari.

Questa convivenza è resa possibile dal fatto che gli impianti fotovoltaici non sono come quelli tradizionali. Qui i pannelli sono molto più distanziati fra loro, sollevati fino a circa 5m da terra, con la capacità di seguire la rotazione del Sole e di assorbire sia luce diretta che riflessa, e disposti in modo tale da non farsi ombra a vicenda. Tutto questo consente di svolgere liberamente ogni attività agricola, anche quella con i macchinari, e anche le attività di allevamento.

Il termine “agrivoltaico” compare per la prima volta in letteratura nel 2011, ma il concetto è più datato. Sembra infatti che sia stato teorizzato già nel 1981 da Adolf Goetzberger e Armin Zastrow, due ricercatori del “Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems”, in Germania.

Esempi in Italia di agrivoltaico

Oggi esistono già molti impianti agrivoltaici nel mondo. In Italia, i primi esempi sono stati realizzati nel 2011 dalla compagnia “Rem Tec” nella Valle del Po. Attualmente, due fra i maggiori impianti si trovano in Puglia e Sicilia. Il primo si trova a Laterza (Taranto), copre 4 ha di terreno su 7 ha agricoli dell’azienda “Svolta” e ha una potenza di 1 MW. Il secondo, realizzato da “Engie”, è nato a Mazara del Vallo (Trapani), copre 115 ha e una parte dei suoi 66 MW alimenta le attività di “Amazon”.

agrivoltaico a Laterza

agrivoltaico a Laterza, Puglia

Chi può fare agrivoltaico?

Agrivoltaico e normativa

Con il documento “Linee Guida in materia di Impianti Agrivoltaici”, il MiTE (Ministero della Transizione Ecologica) ha definito le caratteristiche e i requisiti che un impianto agrivoltaico deve avere per definirsi tale.

  •         Requisito A: Il sistema è progettato e realizzato in modo da adottare una configurazione spaziale ed opportune scelte tecnologiche, tali da consentire l’integrazione fra attività agricola e produzione elettrica e valorizzare il potenziale produttivo di entrambi i sottosistemi;
  •         Requisito B: Il sistema agrivoltaico è esercito, nel corso della vita tecnica, in maniera da garantire la produzione sinergica di energia elettrica e prodotti agricoli e non compromettere la continuità dell’attività agricola e pastorale;
  •         Requisito C: L’impianto agrivoltaico adotta soluzioni integrate innovative con moduli elevati da terra, volte a ottimizzare le prestazioni del sistema agrivoltaico sia in termini energetici che agricoli;
  •         Requisito D: Il sistema agrivoltaico è dotato di un sistema di monitoraggio che consenta di verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate;
  •         Requisito E: Il sistema agrivoltaico è dotato di un sistema di monitoraggio che, oltre a rispettare il requisito D, consenta di verificare il recupero della fertilità del suolo, il microclima, la resilienza ai cambiamenti climatici.

Se questi requisiti sono rispettati, come stabilisce il DL 1/2012, l’impianto può avere accesso agli incentivi statali sulle tariffe elettriche. Inoltre risponde anche alle disposizioni del DL 77/2021, e quindi a quelle del DL 199/2021, il che significa che può avere accesso ai contribuiti PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

A proposito del PNRR, questo prevede due incentivi per l’agrivoltaico:

  •         1.5 miliardi € per l’investimento “Parco agrisolare”, che si propone di installare pannelli su 4,3 milioni m2 di tetti di stalle o altre strutture agricole e zootecniche, con una potenza installata di 0.43 GW e riqualificando contestualmente le strutture stesse.
  •         1.1 miliardi € per l’investimento “Sviluppo agrovoltaico”, che si propone di installare a regime una capacità produttiva da impianti agro-voltaici di 1.04 GW, che produrrebbe circa 1.300 GWh annui, con riduzione delle emissioni di gas serra stimabile in circa 0.8 milioni di tonnellate di CO2.

Tutto ciò rientra negli obbiettivi del PTE (Piano per la Transizione Ecologica), che punta a avere una copertura di 70-75 GW da fonti rinnovabili entro il 2030, copertura che intende salire a 200-300 GW entro il 2050. E rientra anche nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), il cui scopo è arrivare a coprire il 30% della domanda elettrica italiana con fonti rinnovabili entro il 2030, di cui 52 GW da fotovoltaico. Tutto questo fa parte di un più grande disegno europeo (Fit for 55, REPowerEU) che punta a raggiungere la neutralità climatica al 2050.

Zone vincolate

Esistono dei vincoli alla realizzazione di un impianto agrivoltaico? In generale, un progetto come questo rientra fra gli interventi di edilizia libera (DPR 380/2001, DM 2/2018). Se però la zona in cui comparirà l’impianto è sottoposta a vincolo paesaggistico, vale il DL 42/2004, il Codice dei Beni Culturali, per cui è necessaria un’autorizzazione da parte di Comune o Regione, che a sua volta ne richiede una alla Soprintendenza.

agrivoltaico

agrivoltaico tra coltivazioni

I vantaggi

Secondo i sostenitori di questa tipologia di fonte rinnovabile, l’agrivoltaico ha dei vantaggi ambientali, agricoli, economici, e anche rispetto al fotovoltaico su edifici.

Fra i vantaggi ambientali, c’è ovviamente quello di contribuire alla diffusione delle fonti rinnovabili, e quindi a ridurre l’impatto di quelle fossili. L’ombreggiamento dei pannelli crea un microclima al suolo più mite, che quindi mitiga gli effetti dei cambiamenti del clima sulle colture. Non consuma ulteriore suolo perché si integra con quello agricolo. E contribuisce a raggiungere gli obbiettivi nazionali ed europei di cui si è parlato prima.

Il primo fra i benefici agricoli è uno che abbiamo già accennato, cioè il fatto di consentire liberamente l’attività agricola e di allevamento al di sotto dei pannelli. Si crea una sorta di simbiosi, dove i pannelli proteggono le colture dai fenomeni atmosferici più intensi e regalano refrigerio agli animali con l’ombra, mentre la traspirazione delle piante raffresca l’aria (e quindi gli impianti), e gli animali controllano la crescita della vegetazione.

I pannelli possono fare da sostegno a colture rampicanti come vite e pomodoro. Possono raccogliere acqua meteorica e di rugiada, e riducono lo stress idrico delle piante, perché le zone ombreggiate mantengono più acqua nel suolo. Gli impianti possono essere dotati di sensori che rilevano nutrienti e acqua nel terreno, perciò, sommato a tutto il resto, permettono di ridurre gli input di acqua, fertilizzanti e fitofarmaci.

Fra i vantaggi economici c’è quello di creare lavoro nel settore. E quello di integrare il reddito agricolo, perché l’energia prodotta dai pannelli e immessa in rete viene ripagata dal GSE come nel fotovoltaico tradizionale.

A proposito di questo, l’agrivoltaico ha infine dei vantaggi rispetto al fotovoltaico classico. La domanda italiana di energia (320 TWh) è coperta al 40% da rinnovabili, di cui 8% da fotovoltaico (Terna, 2021); per raggiungere gli obbiettivi europei, il fotovoltaico dovrebbe raggiugere il 60% al 2030, il che vuol dire circa 50.000 ha di nuova superficie, che corrisponde a poco più di 3 volte il Comune di Milano. Le superfici date dagli edifici non sarebbero sufficienti, e hanno spesso dei vincoli che rallenterebbero i progetti (artistici, paesaggistici, fisici, proprietari, finanziari, civilistici, amministrativi, condominiali, ecc). E poi ci sono i costi: nel 2022, in Italia il fotovoltaico ha un costo di 0.06 €per kWh, che però sale a 0.12 € per kWh nel caso di quello sui tetti; buono lo stesso per un condominio, ma non per il mercato.

Cosa coltivare sotto l’agrivoltaico?

Parlando di vantaggi, forse il principale che può interessare ad un agricoltore è proprio questo.

Secondo gli studi condotti, per alcune colture essere coltivate in modo tradizionale o sotto i pannelli cambia poco e niente: vedi il caso di segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparago, carota, ravanello, porro, sedano, finocchio e tabacco. Per altre c’è invece un aumento delle rese, come cipolle, fagioli, cetrioli, zucchine, patata, luppolo, spinaci, insalata, fave e agrumi. Più in generale, le colture che non hanno bisogno di tanta luce solare convivono bene con l’agrivoltaico.

Quanto si guadagna con 1 ettaro di agrivoltaico?

Questo è invece il dato più interessante per i vantaggi economici.

Come si è accennato, l’energia prodotta con i pannelli viene ripagata dal GSE, né più né meno di quella prodotta con il classico fotovoltaico.

Nel caso dell’agrivoltaico, una differenza sta in quello che il proprietario di un terreno può guadagnare nel caso che decida di affittarlo a società che realizzano impianti. In questo caso, i prezzi oscillano mediamente fra i 2500 e i 3000 €/ha all’anno.

Gli svantaggi dell’agrivoltaico

Secondo i contrari a questa tipologia di fonte rinnovabile, anche gli svantaggi non sono affatto di poco conto.

Anzitutto degli svantaggi agricoli, perché molte colture non sono per niente adatte a convivere con gli impianti, anzi ne risentono. Vedi il caso di frumento, farro, grano, mais, alberi da frutto, girasole, cavolo rosso, cavolo cappuccio, miglio, zucca. In generale, tutte le colture che hanno bisogno di molta luce solare non vanno d’accordo con l’agrivoltaico.

Poi degli svantaggi pratici. Perché è vero che i pannelli possono essere sistemati in modo tale da garantire tutte le operazioni agricole ma, specie se si usano macchinari, può capitare di danneggiarli. Oltre tutto, si tratta di tecnologie complesse, per le quali un agricoltore non ha né conoscenze né competenze; in caso di danni, quindi, ma anche soltanto per la manutenzione, dovrebbe fare affidamento su altri professionisti.

Un vantaggio economico come quello degli affitti è allo stesso tempo uno svantaggio. Perché, con prezzi così elevati, attira facilmente la speculazione delle società energetiche e la svendita dei terreni da parte degli agricoltori.

agrivoltaico

agrivoltaico, test di coltivazione a Isola della Scala, Verona

Impatto ambientale e consumo di suolo

Paradossalmente, ha anche degli svantaggi ambientali. L’impatto sul paesaggio è sicuramente maggiore rispetto ad un classico impianto a terra o su tetti. L’illuminazione e la manutenzione si possono tradurre in inquinamento luminoso e del suolo. Si sottrae terreno vitale a diverse specie animali, e anche solo con opere accessorie come elettrodotti e stazioni elettriche si antropizza altro territorio.

C’è chi calcola degli svantaggi notevoli rispetto al fotovoltaico su edifici. Solo i capannoni industriali, in Italia, potrebbero fornire 100.000 ha di superficie, permettendo di installare una potenza di 74.2 GW. Costi e tempi di realizzazione sarebbero ridotti, visto che queste strutture, rispetto ai terreni agricoli, sarebbero già meglio attrezzate per ospitare un impianto. Se poi si considerano anche edifici pubblici, parcheggi, aree oggetto di bonifica, cave e miniere dismesse, strutture ferroviarie e edifici demaniali, sarebbero più che sufficienti questi per raggiungere tutti gli obbiettivi ambientali e di domanda energetica senza intaccare suolo agricolo. Tra l’altro, oltre alle rinnovabili, si incentiverebbero anche le comunità energetiche.

Effetti di campi elettromagnetici su uomo, flora e fauna

Infine, degli svantaggi in termine di salute (umana e non), dati dall’esposizione ai campi elettromagnetici degli impianti. Anche se poco discussa, infatti, la letteratura scientifica è piuttosto ricca di studi che evidenziano effetti negativi sugli esseri viventi già con la quantità di radiazione emessa dalle attuali tecnologie. Se ci sommiamo lo sviluppo prospettato dalla tecnologia 5G, le ulteriori radiazioni di questi impianti (per altro a stretto contatto con persone, flora e fauna), e il fatto che non si conoscono ancora bene gli effetti cumulativi dati da inquinamento elettromagnetico e altri tipi di inquinamento, il rischio a cui ci si espone sembra notevole.

Enrico Becchi

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