Il botanico Akira Miyawaki è scomparso il 16 luglio del 2021, all’età di 93 anni. Il giapponese ha dedicato tutta la sua vita alla riforestazione sviluppando un suo metodo di recupero delle specie arboree autoctone. Fin dagli anni ’70 Akira Miyawaki ha sostenuto il valore delle foreste naturali e l’urgente necessità di ripristinarle. Il botanico è partito dall’osservazione degli alberi (come farebbe ogni bravo permacultore) e i suoi studi si sono concentrati sugli alberi che tradizionalmente crescevano intorno a templi, santuari e cimiteri del Giappone. Dalle analisi delle piante, Miyawaki ha scoperto che in realtà si trattava di specie non locali e ha calcolato che solo lo 0,06% delle foreste giapponesi contemporanee erano foreste autoctone, ovvero originari di quei luoghi.

La migliore gestione è non fare nessuna gestione
Akira Miyawaki

Akira Miyawaki

Akira Miyawaki

Partendo da questo inaspettato dato, il botanico ha dedotto che la maggior parte delle foreste contemporanee non fossero create secondo principi forestali “resilienti” e che quindi non sarebbero state adatte ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Miyawaki ha così sviluppato, testato e raffinato un metodo di ingegneria ecologica chiamato metodo Miyawaki, con lo scopo di ripristinare la foresta nativa della zona utilizzando proprio i semi degli alberi individuati come nativi.

Questo metodo è stato sperimentato con successo sia in suoli degradati, che in terreni con totale o quasi assenza di humus, o che erano stati completamente deforestati. Miyawaki è riuscito a dimostrare che il ripristino rapido della copertura forestale e il ripristino del suolo erano possibili con una scelta giudiziosa di specie pioniere e specie autoctone secondarie, densamente piantate e micorrizate. La foresta Miyawaki simula le alte densità che si raggiungono nei boschi nativi, creando una naturale e necessaria competizione tra le piante. Si arrivano a piantare sino a tre, quattro alberi al metro quadro. Questa forte competizione, seleziona le piante più resistenti, creando una prima forte “progenia” per la futura foresta.

Una Foresta Miyawaki in città. Il progetto TreeTime

 

A Montepulciano Stazione, a due passi dal Bosco di Ogigia, tre giovani agronomi stanno sperimentando questo metodo dandoci la possibilità di osservarlo da vicino. Guido Cencini, Andrea Pagliai e Gabriele Mori si sono ispirati al maestro giapponese per il progetto TreeTime. Prendendo spunto dai suoi studi hanno analizzato i boschi locali, facendo rilievi e prendendo nota del potenziale vegetativo delle piante della Provincia di Siena. “Abbiamo visto come le specie quercine fossero quelle più “forti” -spiega Guido Cencini- per le specie ad alto fusto, lo stesso è stato fatto per le specie arbustive e a medio fusto. Tra gli altri, abbiamo piantato roverelle, querce, cerri, ciliegi, biancospini, tigli, aceri campestri, peri selvatici. I ragazzi di TreeTime hanno progettato la piccola foresta in paese, affinché fosse anche un luogo educativo, di incontro e di esperienza, per questo sono stati creati dei camminamenti centrali disposti a croce.

Givoane foresta Miyawaki a Montepulciano Stazione, Siena

Caratteristiche della foresta Miyawaki

  • Cresce più velocemente rispetto ad un normale impianto arboreo
  • Abbatte le emissioni di carbonio fino a 10 volte in più rispetto ad un normale impianto arboreo, a parità di superficie
  • Supporta lo sviluppo di biodiversità (fino a 20 volte in più rispetto ad un normale impianto arboreo)
  • Assicura la riduzione delle temperature durante i periodi più caldi
  • Filtra gli inquinanti urbani.
  • Rappresenta un luogo didattico dove poter conoscere ed entrare in connessione con la natura

    Piantando una foresta Miyawak

    Piantando una foresta Miyawaki a Kanakakunnu, in Kerala, India

Preparazione del suolo della foresta Miyawaki

Il suolo della giovane foresta a Montepulciano Stazione è umido al tatto perché coperto da un fitto strato di pacciamatura di paglia e corteccia. Questa copertura, che imita il bosco, ha un doppio effetto: riduce la competizione tra alberi ed erbe spontanee e trattiene l’umidità. La preparazione del suolo ha previsto uno scasso del terreno, senza rigirare la terra. Dopo questa prima arieggiatura,  il suolo è stato lavorato e coperto con materiali organici: compost e biomasse derivate da biodigestori. Poi è stato affinato il terreno e sono stati piantati i giovani alberi.

“Gli alberi sul Pianeta erano 6 mila miliardi 15 mila anni fa. Oggi sono 3 mila miliardi. Li abbiamo dimezzati. E di questi tremila miliardi che abbiamo tagliato 2.000 miliardi li abbiamo tagliati negli ultimi due secoli”
Stefano Mancuso, botanico

Tre consigli per riforestare

Qualche regola che vale per questo metodo ma anche per tutti i progetti  di riforestazione:

      • Trovate luoghi che abbiano la disponibilità di acqua almeno nei primi due anni, è fondamentale irrigare le piante quando le piogge sono scarse.
      • Arricchite il terreno e pacciamatelo, perché il suolo spesso ha bisogno di essere rigenerato.
      • Scegliete piante autoctone, quindi studiate le piante più adatte al vostro territorio e magari decidete di farle crescere voi stessi partendo dai semi, così costeranno pochissimo o niente e tutto sarà molto più sostenibile

GUIDA SU COME SCEGLIERE PIANTE IN FOOD FOREST

 

Il compattamento del terreno è la prima causa dell’erosione del suolo e della riduzione della capacità di ritenzione dell’acqua.
Roberto Mercurio, professore ordinario di Selvicoltura, in Otto lezioni sul restauro forestale

I ragazzi di TreeTime Guido Cencini, Andrea Pagliai con Francesca del Bosco di Ogigia

I ragazzi di TreeTime Guido Cencini, Andrea Pagliai con Francesca del Bosco di Ogigia

Perché la riforestazione è necessaria

Oggi di foresta primaria non ce ne è più in Europa, ma due secoli fa era completamente coperta da una foresta primaria anche l’Europa. I modelli ci dicono che, se piantassimo oggi mille miliardi di alberi nuovi, risolveremmo il problema dell’anidride carbonica, cioè finalmente la vedremmo scendere. Non continuare ad aumentare, ma scendere!
Stefano Mancuso, botanico

Se non ci attiviamo subito, fermando lo sfruttamento delle terre ai danni dei boschi, se gli incendi estivi ogni estate continueranno ad essere appiccati da mani consapevoli, non avremo un luogo ospitale dove vivere, ma una terra “impazzita” e instabile che ci costringerà a migrare. È necessario piantare ora, il più possibile, e il metodo Miyawaki è una valida possibilità per iniziare, perché valorizza le specie dei nostri luoghi preservando la biodiversità. La riforestazione aiuta anche la rigenerazione del suolo perché sono gli stessi alberi con le loro radici a ricreare un suolo fertile, e quindi a evitare il compattamento e l’erosione. Il naturale processo di rimboschimento aiuta la terra a rinnovarsi, se non diamo il tempo alle foreste di rigenerarsi perderemo ancora aree verdi che ci permettono la sopravvivenza. Riforestiamo tutti, perché distruggere un bosco fa male al Mondo.

Filippo Bellantoni

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