I deserti sono sempre più estesi, si allargano espandendosi su terreni una volta fertili. Questo accade non solo in Africa o in paesi più lontani ma anche qui da noi, nel Sud dell’Europa e in Italia. Il deserto dell’Almeria, in Spagna, è l’unico deserto ufficiale in Europa. Ci sono però altre zone molto aride e in pericolo di desertificazione anche in Italia. Queste zone dell’Italia le conosciamo bene, le amiamo e sono una ricca fonte di tradizione e biodiversità, un gran peccato vederle sparire davanti nostri occhi. Ma i deserti non hanno ancora vinto, possiamo fare qualcosa! Possiamo invertire il ciclo vizioso della desertificazione e far crescere cibo sano in abbondanza e con poca acqua.

Nella calda sabbia del nord Senegal cresce un bosco di cibo, un insieme di piante progettato secondo i principi della permacultura e dell’agricoltura naturale. Una food forest di alberi da frutto, alberi fertilizzanti e medicinali consociati con l’orto biologico e allevamento di piccoli animali. È il progetto Fruiting the Deserts, a cura di Emile Jacquet ed Abdoulaye Kà.

Fruiting the Deserts. Rigenerare suolo nel deserto

Vicino a Saint Louis la terra sta diventando un deserto, già da anni si vede solo sabbia e polvere. I pochi alberi rimasti sono sparsi e cominciano ad essere vecchi, non si vedono nuove piante nascere e il bosco non si rigenera più da tempo. Non è sempre stato cosi. Fino a 200 anni fa questa parte del Senegal era verdeggiante e cresceva addirittura una foresta vergine. A guardare la situazione di oggi è difficile crederlo.

 

La causa della desertificazione

Fino a pochi anni fa le diverse tribù dell’Africa potevano ancora vivere come da sempre, seguendo la loro cultura e tradizione. Oggi i pastori nomadi sono vincolati ad essere sedentari. Una volta le loro mandrie pascolavano e si spostavano su grande superfici. Il sistema del pascolamento razionale nasce proprio dall’osservazione della transumanza, sia quella dei pastori e delle loro mandrie ma anche degli animali selvaggi. Questi cicli sono interrotti e la fertilità delle savane del Sahel diminuisce tutti gli anni.

Da qualche diecina di anni le mandrie pascolano senza controllo le zone attorno alle abitazioni, non facendo mai crescere un filo di erba ne una pianta. Il costante pestare dal suolo crea un compattamento e il continuo brucare impedisce la crescita di qualsiasi foglia verde. Ma ci sono delle soluzioni: non è difficile invertire il fenomeno e usare gli animali da fattoria come spinta positiva nelle rigenerazione di zone aride e poco fertili. Gli stessi protagonisti che involontariamente creano i deserti, sono in realtà la soluzione per poter far crescere dalla sabbia dei boschi immensi e bellissimi.

Fruiting the deserts

Rinverdire il deserto nel Nord del Senegal

Abdoulaye Kà

Abdoulaye Kà

A Fruiting the Deserts si applicano i principi della permacultura usando tecniche dell’agricoltura naturale per coltivare piante sane e nutritive. Una sfida, ma anche un immenso piacere!

Il progetto nasce a Marzo 2020 dall’amore per la terra di Emile Jacquet e Abdoulaye Kà. Emile è un appassionato di ecosistemi e ha fatto esperienze pratiche in varie fattorie nel mondo. Abdoulaye Kà è un fantastico contadino della tribù Peul, nato come allevatore sa occuparsi molto bene degli animali. Un sogno in comune ha fatto germogliare questa avventura umana: rinverdire i campi di Abdoulaye e vedere uscire del deserto un bosco commestibile.

A Giugno 2020 sono stati piantati i primi alberi, la premessa di una foresta rigogliosa, di un sogno verde e di un abbondanza di cibo. Per poter far crescere gli alberi da frutto con il minimo di acqua Abdoulaye segue i consigli di Emile nella realizzazione di un termocompost fatto con l’aiuto delle galline e di un bio-fertilizzante fogliare; insieme riescono a decidere al meglio come coltivare senza l’uso di sostanze chimiche e nel rispetto della cultura senegalese. Nel deserto il maggior problema è l’evaporazione, per le temperature estreme l’acqua se ne va letteralmente come fumo in aria. Per limitare questo fenomeno Emile e Abdoulaye non hanno piantato solo alberi da frutto ma anche alberi fertilizzanti, piante pioniere che crescono con pochissima acqua e pochissime cure. Queste piante hanno la capacità di fertilizzare il suolo e le coltivazioni intorno, ma non solo, una volta cresciute faranno da frangi vento e da ombrellone agli alberi da frutto e all’orto. E si, anche se il caldo e il vento del Sahel fa evaporare tanta acqua, il vento infatti asciuga molto il suolo e anche la rugiada della mattina.

Alberi fertilizzanti

Gli alberi fertilizzanti

Cosa sono gli alberi fertilizzanti? Sono piante sacrificabili, servono da innesco alla crescita di un bosco. Man mano che passano le stagioni saranno potati per creare pacciamatura dai loro rami e foglie e per dare luce alle coltivazione. Dopo circa 10 anni non rimarranno che pochi di questi alberi fertilizzanti, si saranno trasformati in humus e succosa frutta piena di sole.

Gli alberi fertilizzanti sono molto importanti ma non sufficienti, serve anche una bella pacciamatura, una confortevole coperta per riparare la vita del suolo e tenere la radici delle piante umide. Grazie a uno strato di 20 cm di paglia Abdoulaye annaffia i giovani alberi soltanto una volta ogni quattro giorni e le piante più vecchie solo una volta alla settimana. I vicini annaffiano tutti giorni, anche per alberi di più anni di età. Nonostante abbia meno acqua, Abdoulaye produce più diversità in quanto riesce a fare crescere delle piante che i suoi vicini pensano non possono neanche coltivare.

In questa parte del Senegal piove solo 4 mesi all’anno, da giugno a settembre, negli anni più fortunati. Nel 1970 ci sono stati 7 anni di siccità senza una goccia di pioggia. Nella miglior delle ipotesi piove meno della metà delle precipitazioni annuali rispetto all’Italia.

Compost e termocompost

Oltre all’ombra degli alberi fertilizzanti e alla pacciamatura sotto alle piante, Emile ed Abdoulaye fanno un termocompost con l’aiuto delle galline. La materia organica ricca di microrganismi benefici è un fattore chiave per trattenere acqua nel suolo e rigenerare la fertilità dei terreni. I microrganismi stessi hanno la fantastica capacita di trattenere molta acqua vicino di loro.

termocompost

Abdoulaye su un cumulo di termocompost

Emile imita gli ecosistemi naturali e prevede che in 10 anni il campo di Abdoulaye non abbia più bisogno di tante cure. Sarà verdeggiante da solo, un vero bosco commestibile, senza bisogno di lavoro. La food forest che stanno facendo crescere si comporterà come un bosco selvaggio in grado di autoprodurre la propria fertilità. A noi non resterà altro da fare che passeggiare all’interno di questo super-organismo vivente per raccoglierne frutti sani per nutrire il nostro corpo e la nostra mente.

(Emile Jacquet)

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