Un tempo li vedevo raramente e solo al mare, seguivano la scia dei traghetti, volteggiando sopra la schiuma. Erano il simbolo della libertà e della bellezza della natura. Poi hanno cambiato casa e ora i gabbiani li incontro quasi ogni giorno in città mentre si riposano su un prato o fanno provviste nei pressi di un cassonetto. Nel nuovo habitat hanno perduto un po’ di fascino e, al posto dell’ammirazione, ora suscitano diffidenza. Con la loro apertura alare, che raggiunge il metro e quaranta, e il possente becco giallo incutono, soprattutto, timore. In effetti aver paura dei gabbiani in città non è sbagliato, ma non per le ragioni che sembrano più evidenti. Molto raramente potrà accadere che un gabbiamo ci faccia del male, mentre il loro trasloco in città ci dice cose preoccupanti sullo stato dell’ambiente e sulle contraddizioni della nostra società.

Le abitudini del gabbiano reale

Gabbiano reale

Gabbiano posato sul tetto di un’auto, si lascia fotografare senza fuggire

Il gabbiano che vive nei centri urbani italiani è quello reale (Larus michahellis). Si riconosce dal piumaggio del dorso grigio scuro, la testa, il collo e le parti inferiori  bianche, le zampe gialle, il becco giallo con una macchia rossa e le ali grigie con punte nere. Mangia di tutto e questo gli consente di adattarsi facilmente in ambienti lontani dalle coste da cui proviene. Oltre che di pesce e altri organismi marini e di scarti di pescato, si nutre di rifiuti, uova e nidiacei di altri uccelli, animali morti, ed è anche in grado di predare altri animali, compresi individui adulti di colombo di città e di rondone. Con gli uomini non è aggressivo a meno che non senta minacciata la sua prole.

Quando nidificano su tetti e terrazzi, durante la crescita dei pulcini, alcune coppie di gabbiani possono mettere in atto comportamenti finalizzati ad allontanare gli umani che si avvicinano al nido. Altri momenti di tensione possono crearsi quando un gabbiano, a cui è stato offerto in passato del cibo, interpreti il gesto di chi porta alla bocca qualcosa da mangiare come una nuova offerta. In questo caso si sentirà autorizzato a prelevare il suo boccone e lo farà avvicinandosi al portatore di cibo, creando una potenziale situazione di pericolo. Per prevenire queste due particolari situazioni è necessario che sia l’uomo a mutare i suoi comportamenti. Nel primo caso è opportuno presidiare le zone appetibili alla nidificazione con ripetute visite durante il periodo di ricerca del luogo di nidificazione (in genere tra gennaio e febbraio) per far capire alla coppia che la postazione individuata non è sicura. Altre strategie per tenere lontani questi e altri grandi uccelli sono l’installazione di fili tesi e il posizionamento di dissuasori di appoggio. Per scongiurare la seconda tipologia di incontri ravvicinati va evitato, in qualsiasi situazione, di porgere del cibo a questi uccelli. I gabbiani, come molti altri animali, hanno buona memoria e ricordano le esperienze in cui si sono procurati del buon cibo, perciò torneranno a cercarlo anche quando non ci sarà nessuno ad aspettarli un una gustosa offerta.

Cosa ci dicono i gabbiani sull’ambiente e la società

Gabbiano reale

Nel becco del Gabbiano reale si nota la caratteristica macchia rossa

Quando la presenza dei gabbiani nei centri abitati si fa intensa e supera la normale concentrazione di questi animali nell’ambiente di origine significa che siamo in presenza di uno squilibrio nei cicli ecologici causato dall’urbanizzazione. Ci dice che stiamo  disperdendo nell’ambiente una quantità anomala di sostanze alimentari sotto forma di rifiuti o in altre fasi del processo di produzione e distribuzione.  Se abbiamo tanti gabbiani, insomma, dipende dal fatto che produciamo troppi rifiuti e non li sappiamo smaltire.

I ricercatori sono concordi nel ritenere che l’aumento di alcune specie di gabbiani sia stato innescato dal sistema della nostra società basato sul consumismo e lo spreco dei beni e dei prodotti, che produce grandi quantità di rifiuti, di cui una parte viene conferita in discariche a cielo aperto. Se si considera che, secondo i dati della FAO, ogni anno finisce nella spazzatura l’equivalente di 750 miliardi di dollari di cibo (in altri termini, metà del cibo prodotto finisce tra i rifiuti), ben si comprende che le specie più adattabili tra i gabbiani dispongano di risorse trofiche ragguardevoli.
Marco Dinetti – Responsabile Nazionale Settore Ecologia Urbana LIPU

Inoltre la loro presenza è stata favorita dalla saturazione delle colonie naturali poste nelle isole e dal disturbo che abbiamo portato con il turismo nei loro insediamenti lungo le coste. In pratica abbiamo invaso gli habitat dei gabbiani e per questo loro hanno travato rifugio nei nostri, sfruttando spazi e alimenti abbandonati. I gabbiani resteranno con noi a lungo, impariamo a gestirli, conviverci e, forse, scopriremo in loro nuovi alleati.

Francesca Della Giovampaola

 

Approfondimenti
Specie problematiche, il gabbiano reale. La posizione della LIPU

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