In questo piovoso maggio 2019 finalmente mi godevo il sole e il calore della primavera nell’orto. Stavo aspettando una visita e mi ero organizzata per ricevere gli ospiti in mezzo al campo tra il canto degli uccellini e il fruscio delle fronde al vento. La scena romantica si interrompe qui, perché quasi subito il rumore robusto di un mezzo di campagna mi ha annunciato i lavori in corso nel campo confinate. Il Bosco di Ogigia si trova nel Comune di Montepulciano, bellissima cittadina toscana famosa per il suo Vino Nobile. Un vino apprezzato nel mondo e questo successo si traduce in una grande diffusione di vigne in tutto il territorio comunale.

Diffusione e deriva dei pesticidi

Nel campo confinante, tra i filari delle viti, stava passando un mezzo agricolo attrezzato per lo spargimento di sostanze in forma nebulizzata. La vicinanza e la presenza di vento hanno fatto arrivare anche nel mio terreno, coltivato a ortaggi e frutta senza uso di pesticidi, l’odore di un trattamento fastidioso per le vie respiratorie. In campo vado quasi sempre attrezzata con telecamere e accessori da ripresa, così la reazione è stata subito quella di documentare l’accaduto, per poi andare via il prima possibile con gli ospiti che nel frattempo erano arrivati per evitare di respirare ancora il fastidioso composto. Più tardi dal campo ho registrato questo messaggio pubblicato il giorno dopo su Youtube.

Il video ha ricevuto numerosi commenti. Molti di solidarietà da persone con esperienze simili, altri negativi per il fatto aver messo in discussione pratiche agricole molto diffuse.

Non so cosa sia stato spruzzato, probabilmente, come qualcuno ha suggerito, si tratta di un preparato antifungino di rame e zolfo. Sarei felice di scoprire che quel vigneto è trattato con sostanze innocue per l’ambiente, ma la conoscenza delle pratiche comuni in agricoltura non può farmi stare tranquilla.

Il vigneto durante il trattamento

Il vigneto durante il trattamento

Ringrazio coloro che mi hanno inviato notizie utili per affrontare la situazione e in questo spazio ho pensato di condividere alcune informazioni per reagire e difendersi dall’inquinamento passivo provocato dall’agricoltura industriale. La mia opinione è che prima di tutto debba essere garantito il diritto alla salute. Invece consuetudini e leggi tutelano sempre di più gli interessi economici. Mi stupisce ancora veder mettere in secondo piano la vita rispetto al denaro. Credo che questo possa essere cambiato, per questo nessuno dovrebbe rassegnarsi a subire le esternalità negative di una attività produttiva. Aria, acqua, terra, cibo puliti e sani sono un diritto inalienabile. Suona strano vero? A sentirlo sembra una utopia, eppure è questa una priorità per il bene degli uomini e di tutti gli esseri viventi. Non dimentichiamolo.

Come difendersi dai pesticidi

Mario mi ha inviato queste informazioni:

Ciò che segnali è denunciato da anni dal Pesticide Action Network (PAN); ha avuto eco mediatica la sua azione di Iniziativa Cittadini Europei (ICE) sul Glifosato

Il ramo europeo del PAN ha un’azione specifica “Città libere da pesticidi” cui aderiscono diversi comuni italiani https://www.pan-europe.info/campaigns/pesticide-free-towns. Nel loro sito vi sono anche pubblicazioni (in inglese) che danno indicazioni sulle alternative ai pesticidi

L‘esperienza in Italia di lotta concreta contro l’uso di pesticidi è forse quella del comune di Malles Venosta vicino Bolzano, una sintesi la trovi qui: https://angelidelsuolo.wordpress.com/2018/10/01/malles-impazienza-o-pazienza/

Gino invece mi ha scritto il seguente massaggio:

Ciao, ho visto il tuo video e posso dirti che ciò che è accaduto è assolutamente fuori norma, in base al P. A. N. (Piano nazionale sull’utilizzo dei presidi sanitari ). C’è tutta una normativa da rispettare e ti assicuro che è molto rigida, ad es. chi effettua il trattamento è obbligato ad esporre dei cartelli all’ingresso del campo trattato, riportanti tutte le molecole presenti nella soluzione, il tempo di rientro ecc. Scaricati questo: “decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150”.

E questo è il messaggio di Vincenzo:

Ciao Francesca! A marzo ho fatto il corso per il patentino per l’uso dei trattamenti fitosanitari, ciò serve agli operatori che lavorano nel settore agricolo e florovivaistico. La norma non scritta ma attuata da molti, prevede che prima di un trattamento fitosanitario nel proprio appezzamento di terreno, vada comunicato ai confinanti che tipo di trattamento viene effettuato! Puoi andare, anzi è un tuo diritto, chiedere la marca e il principio attivo è stato usato! Poi da lì parte la ricerca per capire gli effetti anche sulle piante e animali.

Le ragioni di chi mi attacca

Ringrazio anche chi mi ha scritto per muovere delle critiche. Tutte bene accette purché non offensive né per me né per altri. Eccone alcune a cui rispondo da qui:

Cosa vuoi che abbiano dato alla vigna dopo la pioggia? Si dà lo zolfo ramato. E per la cronaca è biologico al 100%

Temo non sia così semplice. Sia zolfo che rame presentano controindicazioni e in molti stanno cercando alternative a questo tipo di trattamenti perché non innocui né per le piante, né per gli animali, uomini compresi.

Non dovete cambiare l’agricoltura ma dovete cambiare il modo di scegliere la frutta e la verdura. Guardate prima di chiusura cosa rimane sugli scaffali. Merce con qualche difetto. L’agricoltore deve conferire, grazie a questo modo di acquistare della gente, frutta e verdura priva di difetti perché sennò non potrà essere venduta… E commenti come : si l’agricoltore spruzza per raccogliere qualche kg in più e per i soldi son commenti senza sensi…. Inoltre Smettetela di dare contro l’agricoltura italiana. Continuate a comprare banane e chissà che altra frutta da oltreoceano, si perché fa bene ed è di moda… Ma intanto usano prodotti vietati da diversi anni qui in Europa

Condivido in gran parte questo pensiero e ho rinunciato ad acquistare banane da anni. Il primo voto all’agricoltura lo diamo noi con i nostri acquisti. Tuttavia non è facile essere sempre informati ed è impossibile sfuggire a tutte e le logiche di mercato. Non si tratta di mettere a confronto l’agricoltura italiana con quella di altri Paesi per poi scegliere il meno peggio. Vanno cercate nuove tecniche agricole, non dannose, da applicare ovunque sia possibile.

Se noi agricoltori smettiamo di dare alle nostre colture anticrittogamici per combattere malattie fungine e parassiti, possiamo smettere di produrre!! Purtroppo il mercato richiede frutta o verdura bella e sana, se ragioniamo a produrre biologico (che non esiste) non avremo MAI gli stessi risultati di un prodotto trattato con tutto quello che necessita.
Se non produciamo prodotti sani possiamo dire basta al l’agricoltura italiana!!

Di nuovo un messaggio che rimanda alla responsabilità dei consumatori. Condivido la necessità di una maggiore consapevolezza da parte di chi acquista, ma le alternative per nuove tecniche ci sono ed è urgente applicarle anche per affrontare il cambiamento climatico. Inoltre la salvaguardia del suolo, della biodiversità e della salute convengono anche da punto di vista economico.

1)il termine “pesticidi” è sbagliato, inventato da una mal traduzione dall’inglese, dove con pests si indicano le avversità da combattere
2)per forza al momento l’aria diventa irrespirabile, questa sensazione per assurdo è più accentuata se il vigneto è condotto in regime biologico e si impiega solo zolfo
3)Inoltre molti dei fitofarmaci impiegati in viticoltura hanno un tempo di decadenza talmente rapido che se non viene assorbito dalla pianta, nel giro di poche ore i principi attivi. vengono degradati dal semplice contatto con i raggi solari
Informatevi bene.. siamo quasi nove miliardi.. non bastano acqua di rose e amore per fare crescere le colture

Lo zolfo risulta irritante per l’uomo e gli animali, perciò andrebbe distribuito in modo da evitare che si diffonda lontano dalla coltura bersaglio. Riguardo alla battuta su acqua e rose ricordo che al momento nel mondo viene prodotto molto più cibo del necessario. E la maggior parte del cibo nel mondo è prodotto dalla piccola agricoltura contadina (dati rapporto ISPRA). Non è richiesto maggior cibo, ma una più equa distribuzione, maggiore salubrità degli alimenti e la conservazione delle terre fertili, distrutte da pratiche sbagliate. Su questo tema ho scritto un articolo: Per salvare il pianeta smettiamo di gettare cibo.

Per altri commenti vi rimando al canale Youtube e alla pagina Facebook.

Per tutelare le persone che vivono nelle zone agricole è in corso una raccolta firme promossa dal gruppo NO PESTICIDI. Leggi la proposta e firma la petizione.

Francesca Della Giovampaola

You Tube
Iscriviti al canale

Newsletter
Per non perderti articoli e video iscriviti alla newsletter del Bosco di Ogigia