Di recente ho seguito un corso dedicato all’agricoltura sinergica organizzato nella Riserva Naturale Regionale del Lago di Montepulciano, a pochi chilometri dal Bosco di Ogigia. Il corso, gratuito per tutti i partecipanti era organizzato dal Collettivo Piranha, insieme ad altri partner, nell’ambito del progetto Mi.Co.R.Ri.Ze. L’insegnante era Alessandro Montelli, che avevo conosciuto in occasione di un altro corso della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip.

Dal prato incolto all’aiuola da coltivare

Sotto la guida di Alessandro è stato realizzato un piccolo orto nell’arco di due mezze giornate. L’aiuola che abbiamo allestito si trova in uno spazio adibito alla sosta dei visitatori della riserva, dove crescevano da tempo immemore erbe spontanee regolarmente rasate.

La trasformazione è iniziata partendo dalla creazione di una struttura permanente per il  sostegno delle piante orticole fatta con tondini di ferro (quelli utilizzati in edilizia) lunghi 3 metri. Abbiamo piantato i tondini portanti a 50 cm di profondità e poi li abbiamo collegati tra loro per creare una struttura a capanna, con un tondino posto in orizzontale sopra agli altri. Per l’aiuola è stata calcolata una larghezza di circa un metro e una lunghezza tripla.

La seconda serie di azioni ha riguardato la preparazione del suolo. Il primo e unico attrezzo necessario è stato una forca vanga, che è servita per muovere la terra e farla respirare fino a una profondità di 30 centimetri. La forca vanga viene inserita nel suolo con una inclinazione di circa 45°, piegata in avanti e poi indietro per muovere la terra e spezzare il reticolo delle radici delle erbe spontanee.

Dopo lo scompattamento del suolo fatto con la forca vanga, siamo passati alla sua detessitura, che non è altro che l’eliminazione delle piante e delle radici principali a mano. In questi casi il lavoro in gruppo è fondamentale per raggiungere il risultato in tempi brevi, ma questa operazione può essere considerata piacevole e meditativa anche dagli orticoltori solitari. Il bancale di coltivazione è stato lasciato a livello del suolo, senza creare un cumulo rialzato. Questa scelta è stata fatta per evitare la tendenza al compattamento del suolo che si verifica su molti orti rialzati.

Liberata la terra dalle radici più grandi, il suolo ci è apparso sciolto e di buona qualità, pronto ad accogliere piantine e semi da orto, ma prima sono state necessarie altre due fondamentali fasi: la pacciamatura e la creazione dell’impianto di irrigazione.

Foto di gruppo al termine dei lavori nell’orto

La pacciamatura con gli scarti della segheria

orto sinergico

A questo punto, anche per me, che da tempo sperimento ogni tipo di pacciamatura per l’orto sinergico a basso impatto ambientale, c’è stata una sorpresa. La scelta del materiale per la copertura del suolo. Da una segheria del territorio sono arrivati scarti misti composti da cortecce e segatura (naturalmente di legno non trattato). Le cortecce sono state destinate alla creazione di un corridoio intorno all’aiuola dalle molteplici funzioni, mentre la segatura è stata utilizzata per ricoprire tutta l’area coltivabile. L’orto con gli scarti di segheria ha assunto un aspetto davvero originale. Il tappeto di cortecce, molto bello da vedere, circonda l’orto e consente di stazionarvi sopra senza sporcarsi di terra. Inoltre coprendo le erbe spontanee ne limita la crescita, impedendone la diffusione dai margini verso l’interno dell’orto. Ma il suo ruolo più importante è la creazione di buon suolo, infatti la lignina, dopo un processo di decomposizione in cui intervengono tanti organismi, è ottima per creare humus.

La parte da coltivare è stata coperta da uno strato, spesso circa 5 centimetri, di segatura e frammenti di corteccia, sopra ai quali è stata ulteriormente distribuita dell’erba secca. Questo spesso manto di pacciamatura, prevalentemente legnoso, mi ha lasciato alcune perplessità. Seguirò la crescita delle piante per osservare pregi e difetti di questo metodo. Ho anche deciso di fare una visita in segheria per procurami questa materia organica per utilizzarla nel Bosco di Ogigia.

L’irrigazione a goccia, quattro file per ogni aiuola

irrigazione orto sinergico

Prima di passare a semine e trapianti, abbiamo preparato l’impianto di irrigazione con tubo ad ala gocciolante e timer per l’accensione automatica quotidiana. In una aiuola di poco più di un metro di larghezza abbiamo fatto passare quattro tubi paralleli per essere certi di irrigare bene la grande quantità di piantine e di semi destinati a crescere nell’orto. Per un impianto del genere abbiamo dovuto tagliare il tubo in più punti e collegare le parti con vari raccordi a T e a L.

Semine e trapianti a non finire

In tre metri quadrati di orto sono stati piantati pomodori, peperoni, melanzane, basilico, tagete, cipolle, zucchine, cetrioli, cavoli e poi seminati fagioli e fagiolini e mais. E per non lasciare neppure un centimetro di terreno scoperto altre semine di riempimento di spinaci, rucola, ravanelli, valeriana, prezzemolo. E forse mi sono dimenticata qualcosa.

Quando si avvia un orto sinergico si va a coltivare la terra, prima degli ortaggi. Ciò che non riuscirà a svilupparsi bene da diventare cibo per noi, sarà cibo per la terra e per tutti gli organismi che ci vivono. Chi vincerà la competizione e quante piante daranno frutti? Seguirò nel tempo la crescita di questo orto.

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