La raccolta del grano solitamente si effettuava nel tardo pomeriggio, quando faceva meno caldo, e continuava fino a che il buio non consentiva più di vedere le manne. Quando  era possibile, proseguiva anche dopo cena, alla luce della luna. Con il fresco della sera il lavoro risultava molto più leggero, anche se, dopo una giornata intensa, la stanchezza era tanta. A quelle serate di raccolta partecipavo fin bambino anche io. Ricordo che i primi anni riuscivo a trasportare a fatica, trascinandola un po’, una sola manna. Mentre gli adulti ne trasportavano 5 o 6 alla volta.

Una lapide che ricorda due vittime italiane nei giorni del passaggio del fronte in Valdichiana. Giugno 1944

Una lapide ricorda due vittime italiane nei giorni del passaggio del fronte in Valdichiana avvenuto nel giugno del 1944

Questo via vai di carichi di manne, a cui partecipava tutta la famiglia insieme e a volte anche qualche parente, permetteva di parlare. Purtroppo l’argomento più ricorrente era quello tragico della guerra. Io ne ero, più che spaventato, terrorizzato. Si raccontavano episodi tragici di contadini che erano saltati in aria, con i loro carri, sulle mine o che erano stati minacciati o uccisi dai soldati tedeschi e di altri spaventosi rischi e disagi. Del resto vi erano dei segni ben evidenti anche vicino casa nostra di questi tragici eventi. La paura che trapelava durante questi racconti era quella che la guerra potesse tornare. Una sera chiesi alla mia mamma quanto era durata la guerra. Mi rispose che era durata 16 giorni. Io mi rincuorai un po’ perché pensai che sedici giorni non fossero tanti. Lei, però, si riferiva solo al periodo del passaggio del fronte. Sapevo, infatti, che mio babbo aveva trascorso ben sei anni nelle varie guerre. E aveva vissuto quella tremenda avventura dell’affondamento della nave su cui era imbarcato per l’Albania e da cui si era salvato per puro miracolo. Episodio che non mancava di raccontare anche in queste occasioni. Io mi meravigliavo che si parlasse così spesso della guerra, perché non avendoli vissuti, ritenevo quei fatti avvenuti chissà quanto tempo prima. Invece gli anni trascorsi erano pochissimi. Sto parlando dell’epoca in cui io avevo 5- 6 -7 anni, ed essendo nato proprio nel periodo del passaggio del fronte nella nostra zona, erano solo quelli gli anni che erano trascorsi dalla fine della guerra. Il ricordo, pertanto, non poteva che essere ben vivo.

Manne. Ricostruzione storica della mietitura a Murlo

Manne. Ricostruzione storica della mietitura a Murlo

Questa raccolta notturna continuava fino alle undici circa, alle volte, quando si voleva finire il lavoro, si poteva superare anche la mezzanotte. Se consideriamo che al levar del sole la coppia che faceva le mucchie era di nuovo sul campo è facile capire che le ore di sonno erano veramente poche. Anche gli altri familiari dovevano alzarsi presto per accudire il bestiame e continuare la mietitura in altri campi. A proposito del lavoro notturno durante la mietitura racconterò un episodio, di cui fu protagonista mia nonna, che la dice lunga dell’attaccamento al lavoro dei contadini, in particolare alla produzione del grano. Episodio che ho sentito raccontare diverse volte da mia nonna stessa, ma anche da altri familiari comprese le figlie quando venivano a trovarla. Non ho mai chiesto all’epoca in quale anno fosse avvenuto il fatto, credo però, vista l’età di mia nonna ed anche la località dove ciò avvenne, si trattasse degli anni 20. La mia famiglia di origine, in una notte di luna, stava raccogliendo le manne del grano su un campo abbastanza lontano da casa. Ad una certa ora, vista la stanchezza, fu deciso di andare a dormire, riproponendosi di ritornare al lavoro al mattino prestissimo. Nel tragitto tra il campo e la casa il gruppo doveva attraversare un piccolo villaggio dove stava anche un bar. All’esterno del locale i mietitori, passando, videro, seduti intorno ad un tavolo, degli uomini che giocavano a carte. Ci fu un reciproco augurio di una buona notte ed i lavoratori proseguirono per andare a dormire. Al mattino, o presunto tale, mia nonna fu la prima ad alzarsi. Svegliò anche gli altri familiari che protestarono perché sembrava loro di aver dormito troppo poco. Ad ogni modo ormai erano in piedi e tutta la squadra partì alla luce della luna, di nuovo verso il campo. Fu grande la sorpresa quando videro che la compagnia dei giocatori di carte era sempre al suo posto. Si resero conto che non erano trascorse più di due ore tra i due passaggi. Passarono silenziosamente oltre e mia nonna si prese dei severi rimproveri. Lavorarono tutta la notte ed anche al mattino, intanto il cielo stava rapidamente rannuvolandosi. Avevano appena finito di realizzare l’ultima mucchia che cominciò a piovere. Piovve così tanto che, se il lavoro non fosse stato completato, sarebbe stato un grosso danno. Mia nonna disse ai familiari che tanto l’avevano rimproverata “visto il mi’ sbaglio!”. Quelle ore rubate al sonno era risultate provvidenziali.

Pranzo in campagna

Pranzo in campagna

La mietitura andava avanti così tra tagliare il grano, legare le manne, raccoglierle in circoli e fare le mucchie. La durata era di circa 10 giorni. Alle volte succedeva, quando si lavorava su campi distanti, di fare la colazione sul posto di lavoro. In quei casi la massaia si occupava di portare il cibo con un paniere. Dovevamo trovare una grossa ombra dove la famiglia si riuniva intorno alla lunga tovaglia bianca per il grande pic-nic. Finita la mietitura avevamo alcuni giorni di tregua prima di pensare a riportare le manne.

Racconto di Vasco Della Giovampaola

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