Dopo il venti giugno di ogni anno la famiglia si preparava per la mietitura. Mio nonno si dedicava alla battitura delle falci in cui era specializzato. Avevamo una specie di banco che consisteva in un pezzo di trave su cui, ad una estremità, era infissa un’incudine. La trave era piazzata all’ombra di una grossa e folta cascia (acacia). Ponendosi a cavalcioni della trave, mio nonno utilizzava un apposito martello per battere con precisione sul taglio della falce e affinarlo. Dopodiché vi strofinava sopra la speciale pietra che rendeva il taglio uniforme e particolarmente affilato.

Una vecchia scatola per biscotti di latta.

Una vecchia scatola per biscotti di latta. Ora le più belle sono pezzi di antiquariato

Ci si preparava alla mietitura anche rifornendo la dispensa in quanto, in quel periodo, ci dovevamo distogliere dal lavoro il meno possibile. Anche i giorni di festa non esistevano più: la domenica era giorno di lavoro come tutti gli altri. Le provviste consistevano in generi non deperibili. Si acquistavano alimenti in scatola, quali tonno e filetto (ovvero i filetti di sgombro), formaggi e, ovviamente, pasta di ogni qualità. In quei giorni la pasta, sempre per non rubare tempo alla mietitura, non poteva essere fatta in casa. Mio babbo acquistava anche delle cose che a quei tempi erano considerate vere ghiottonerie. Ricordo in particolare che riportava a casa tutti gli anni una di quelle scatole di latta, a forma cubica tutta disegnate, piene di biscotti di varie forme. Inoltre a giugno avevamo ancora il prosciutto e, po,i c’era pur sempre il pollaio. Sicuramente in tempo di mietitura i pasti erano molto più ricchi del solito.

La falce, insieme al martello, simbolo del partito comunista italiano

La falce, insieme al martello, simbolo del partito comunista italiano

La prima fase della mietitura consisteva nel fare le strade ai lati del campo. Cioè mietere il grano per una larghezza (circa 2 metri) sufficiente a far passare la macchina falciatrice con le bestie che la trainavano. Si usava la falce a forma di quarto di luna. Quella che si vede insieme al martello nei simboli di vari partiti della sinistra. Ogni mietitore con questo arnese tagliava il grano e ne faceva delle manne. Dopo legate, le manne venivano appoggiate agli alberi sempre presenti ai bordi del campo. E’ facile intuire che per il lavoro fatto con questo sistema occorresse molto tempo.  In seguito fu applicato un piccolo, ma ingegnoso sistema che ridusse notevolmente i tempi per la realizzazione delle strade. Il marchingegno consisteva nell’applicazione di una speciale gabbietta metallica alla falce fienaia. La falce fienaia non appare in nessun simbolo di partito, ma è quella che porta in spalla la figura incappucciata che rappresenta comunemente la morte. La gabbietta, che era applicata al manico in legno della falce, era formata da tre ferretti verticali a cui erano saldati, in senso orizzontale, due ferri piatti ricurvi per il verso della lama. Il grano tagliato dalla falce non cadeva a terra ma veniva trasportato dalla gabbietta e si appoggiava all’altro non tagliato. In sostanza il vantaggio di questa invenzione stava nel poter utilizzare la falce fienaia, che essendo impugnata a due mani, e permettendo al contadino di lavorare composto in piedi, consentiva con la stessa fatica, di tagliare molto più grano. Dietro al tagliatore munito di questo attrezzo passavano gli altri mietitori che, con la solita falcetta, tagliavano anche il grano cui era appoggiato l’altro già tagliato. Raccoglievano così il tutto formando le solite manne.

Racconto di Vasco Della Giovampaola

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