Gli alieni di cui voglio parlare non vengono da altri pianeti. Sono tutti nati e cresciuti sulla Terra, solo che arrivano da lontano, sono piante e animali che si sono sviluppati ed evoluti in altre parti del globo. Quando una specie lascia il suo territorio di origine e si trasferisce altrove le conseguenze sono imprevedibili. Alcuni alieni, infatti, quando conquistano un nuovo habitat lo fanno a scapito delle specie che in quel luogo vivevano e a volte si trasformano in devastanti invasori.

Diffusione specie aliene

Diffusione specie aliene monitorate nel’ambito del progetto europeo Life Asap (Alien Species Awareness Program)

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Passeggiata a Villa Doria Pamphilj, il più grande parco di Roma

Passeggiata a Villa Doria Pamphilj, il più grande parco di Roma

L’Italia ospita innumerevoli piante e animali stranieri, alcuni sono arrivati secoli fa e ormai fanno parte degli habitat nostrani. Altri, sbarcati di recente, sono causa di molti grattacapi, quando non sono una grave minaccia per la biodiversità. Ho fatto una passeggiata con alcuni esperti dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), di Legambiente e della Regione Lazio nel più grande parco di Roma, Villa Doria Pamphilj, che si estende per 184 ettari. Al suo interno ospita fontane, canali, laghi, viali alberati, ex riserve di caccia, prati e boschetti. Una vasta oasi di verde che i romani frequentano con piacere e che dà alloggio anche ad un campionario delle specie aliene più vistose e diffuse in Italia. Un luogo perfetto dove farsi un’idea su cosa possa accadere quando piante e animali si mettono a viaggiare per i continenti.

Parrocchetto dal Collare

Il Parrocchetto dal Collare nidifica nelle cavità degli alberi

I più belli da ammirare e facili da avvistare sono due uccelli dal piumaggio verde, il Parrocchetto dal Collare e il Pappagallo Monaco, provenienti da Africa e Asia il primo e dal Sud America il secondo. Fuggiti o lasciati liberi da qualche collezionista, hanno imparato rapidamente a cavarsela in Italia. Nei parchi di Roma sono presenti in gran numero a scapito di altre specie autoctone. “Il Pappagallo Monaco – spiega Andrea Monaco della direzione ambiente e sistemi naturali della Regione Lazio – costruisce grandi nidi coloniali che possono essere talmente pesanti da spezzare rami di alberi o danneggiare linee elettriche, come accade spesso negli Stati Uniti. È anche portatore di una malattia infettiva, la psittacosi, causata dal batterio Chlamydophila psittaci. Anche  il Parroccheto dal Collare è un vettore della stessa malattia – prosegue Monaco – inoltre forma stormi molto numerosi che possono produrre un disturbo sonoro fortissimo, insopportabile di notte. È una delle cento specie invasive più problematiche al mondo anche per i danni che provoca all’agricoltura. Nidifica nelle cavità degli alberi e in Italia sta mettendo a rischio la sopravvivenza del Picchio Muratore che trova i suoi ricoveri già occupati. Inoltre è accusato di predazione nei confronti di altri animali, come i pipistrelli”.

Concentrazione di testuggini

Concentrazione di testuggini nel laghetto di Villa Doria Pamphilj a Roma

Meno belle dei pappagalli, le testuggini che popolano le acqua di Villa Doria Pamphilj, hanno trascorso tutte la prima parte della loro vita dentro una vaschetta tenuta in appartamento per la gioia di un bambino. Sono un esempio lampante di come non si possa trattare un essere vivente come un giocattolo e di quanta poca consapevolezza ci possa essere all’acquisto di un animale esotico. Le piccole testuggini verdi crescono con una certa rapidità e diventano troppo grandi per la vasca giocattolo in cui vengono recluse da piccole. A questo punto i genitori non hanno altra scelta che convincere il bambino che l’animale deve andare a vivere con i suoi simili. Gli specchi d’acqua di Roma pullulano letteralmente di questi rettili, appartenenti a varie specie. Sopravvivono grazie al cibo che bambini e adulti gettano nell’acqua, ma sottraggono la nicchia ecologica all’unica testuggine europea, la Emys orbicularis.

Ciò che resta di una palma colpita dal punteruolo rosso

Ciò che resta di una palma colpita dal punteruolo rosso

Gli insetti alieni spesso arrivano insieme alle piante di cui sono parassiti e, senza antagonisti, si moltiplicano rapidamente fino a mettere a rischio la sopravvivenza di tutti gli esemplari della pianta ospite. L’esempio più clamoroso è il punteruolo rosso, il coleottero originario dell’Asia, micidiale parassita di molte specie di palme. “La reale sfida per noi è lavorare sulle specie invasive che non sono ancora arrivate – spiega Piero Genovesi dell’Ispra – perché una cosa è cercare di contrastare il punteruolo rosso che ormai si è diffuso in tutto il Mediterraneo, un’altra è lavorare con Pistoia, il primo comparto in Europa per l’importazione di piante esotiche. Dobbiamo lavorare sulla prevenzione per fare in modo che quello che arriva fa fuori non porti con se parassiti”.

L'esuberanza dell'ailanto provoca danni anche alle strutture costruite dall'uomo

L’esuberanza dell’ailanto provoca danni anche alle strutture costruite dall’uomo

Nel mondo vegetale la corona della specie più difficile da contenere l’ha conquistata l’Ailanto. “È  un pianta di origine asiatica, arrivata nel 1700 in Italia come cineseria – racconta Andrea Monaco – in un periodo in cui era alla moda avere piante esotiche. Presto ci si accorse che aveva una biologia esplosiva, una capacità di accrescimento e riproduzione molto importanti. Produce continuamente stoloni sotterranei e si diffonde facilmente anche con i semi. Tra l’altro ha delle foglie maleodoranti che ha poco senso tenere nei propri giardini. Interventi di taglio drastico finiscono spesso per rinvigorirla”. Se l’ailanto arriva nel nostro campo o giardino per liberarsene serve un intervento misto meccanico e chimico. Per chi non vuol sentir parlare di erbicidi, l’unica possibilità è intervenire nelle prime fasi di sviluppo dell’albero per poi proseguire con costanza nella rimozione dei nuovi individui.

Nel Bosco di Ogigia ho compiuto molti azzardi. Mi rendo conto, sempre di più, che la ricerca di biodiversità deve andare di pari passo con una conoscenza della storia e della biologia delle piante che si desidera introdurre nel proprio ecosistema. A me accade di fare scelte istintive, di lasciarmi guidare dall’emotività e dalla passione per le piante. Il mio progetto, però, pretende di andare verso la creazione artificiale di un equilibrio naturale. Così come è inutile introdurre piante che non riusciranno a prosperare per ragioni di clima o suolo, è altrettanto necessario fare attenzione a non inserire esseri viventi che per la loro esoticità renderanno difficile il raggiungimento di un equilibrio. Per fortuna non ho ancora l’ailanto, ma qualche altre specie invasiva sì. Sono urgenti una riflessione, un’analisi dei feedback e eventuali interventi di aggiustamento.