Nei capitoli precedenti abbiamo parlato di come veniva coltivata e trasformata la canapa nei poderi contadini. (Leggi Quando la canapa italiana era la migliore del mondo). La fibra estratta dalla pianta veniva lavorata in casa per trasformarla in oggetti utili per tutta la famiglia. (Leggi La filatura e la tessitura della canapa). Qua il racconto del nostro testimone del secolo corso prosegue con la manifattura delle funi utilizzate nei lavori di campagna.

di Vasco Della Giovampaola

Per la fabbricazione delle corde, l’altro uso che si faceva della canapa, ci si avvaleva di un professionista del settore, il funaio. Il nostro funaio abitava ad Acquaviva e quando la famiglia constatava che le funi, i paiali (corde utilizzate per guidare gli animali da tiro) e le altre corde erano logore e andavano sostituite si invitava questa persona che per alcuni giorni si trasferiva armi e bagagli da noi.

Funaio al lavoro

Funaio al lavoro. Fonte: Gravinaoggi.it

Appena arrivato, per prima cosa, il funaio montava l’impianto per il lavoro. Occupava uno spazio della lunghezza di circa 30-40 metri. Di solito veniva piazzato nell’aia o in un vialetto che fosse sufficientemente lungo. L’attrezzatura consisteva principalmente in una macchina con un grande volano a cui erano collegati, con degli ingranaggi, quattro o più gancetti. La ruota volano, azionata manualmente per mezzo di un manico, faceva girare contemporaneamente tutti i ganci. C’erano inoltre dei sostegni, distanti tra loro circa 4 metri, che servivano a sostenere le corde durante la lavorazione. Il funaio fissava i fili ai ganci. Prendeva poi un legnetto cilindrico leggermente affusolato in cima con delle scannellature intorno, che serviva a contenere i fili. La persona incaricata cominciava a girare la ruota. Mentre il funaio passando i fili dentro le scannellature del legnetto iniziava a camminare all’indietro. I fili girando si avvolgevano tra loro formando una unica uniforme cordicella. Arrivato a ritroso in fondo al percorso il funaio aveva realizzato il primo pezzo di spago. Si ripeteva questa operazione fino a che non si era preparata una sufficiente quantità di spago per realizzare tutto il cordame che era necessario. Il compito della persona addetta alla ruota non era difficile: bastava ascoltare le indicazioni del funaio sulla velocità da imprimere alla macchina. Anche io da ragazzo per un po’ di tempo ebbi questo incarico.

Nave Paganini in fiamme, affondò il 28 giugno del 1940

Nave Paganini in fiamme, affondò il 28 giugno del 1940. Fonte: con la pelle appesa a un chiodo

Il funaio, durante tutta la lavorazione, che proseguiva per due o tre giorni, era nostro ospite e pertanto consumava tutti i pasti da noi e restava anche a dormire. Ricordo le chiacchiere che si facevano, durante e dopo cena, in quelle serate. Il funaio parlava volentieri dei suoi figli e anche del lavoro, ma soprattutto, come quasi sempre in quell’epoca, si parlava della guerra. Ognuno raccontava le proprie esperienze e le difficoltà, che tutti avevano affrontato nei giorni del passaggio del fronte. Mio padre in queste occasioni aveva la parte del protagonista. Parlava delle sue avventure di combattente. Particolarmente del suo miracoloso salvataggio dall’affondamento della nave Paganini su cui era imbarcato per l’Albania. Ma anche di quando fu ferito e della sua partecipazione alla campagna d’Africa.

Le mani del funaio

Le mani del funaio. Fonte Marche d’Arte

Il giorno dopo di buon mattino il funaio riprendeva l’opera. Nella seconda fase della lavorazione le corde aumentavano di spessore in modo esponenziale. Si mettevano nei ganci quattro corde che erano composte da quattro fili, procedendo con lo stesso metodo, si formano funicelle da sedici fili complessivi. Mettendo ancora insieme più o meno di queste funicelle si costruivano funi delle diverse dimensioni occorrenti per le varie attività dei contadini.

Contadino con le "bestie"

Contadino con le “bestie” utilizzate per lavorare i campi. Fonte www.ilpalio.org

Alla fine del lavoro si provvedeva a pagare il funaio, che senza indugi si trasferiva con tutta l’attrezzatura da un’altra famiglia. Tutto quel bel cordame nuovo si riponeva dentro una capanna. Le funi cominciavamo ad utilizzarle subito, sostituendo quelle vecchie più logore. Venivano usate per legare il bestiame nelle stalle e per gli attrezzi che servivano a guidare il bestiame durante i lavori agricoli. Le funi più grosse servivano per legare i grossi carichi di fieno o grano sui carri.

 

Pianta del lino in fioritura

Pianta del lino in fioritura

Occorre precisare che veniva coltivata in quell’epoca anche un’altra pianta che forniva una materia prima simile a quella della canapa e veniva lavorata con lo stesso metodo. Sto parlando del lino. Questa pianta è molto più piccola della canapa e ha uno stelo più sottile e fragile. La stoppa che si ricava dal lino è più fine e delicata di quella della canapa, pertanto anche i tessuti che vi si possono ricavare sono di maggior pregio. La coltura del lino era importante anche per il seme. I contadini lo davano da mangiare, previa cottura, al bestiame perché era un buon alimento ed aveva anche potere curativo.