Dopo il racconto sulla coltivazione e lavorazione della canapa in Valdichiana, i ricordi del nostro testimone vanno avanti con la descrizione della filatura e della tessitura, compiti esclusivamente femminili che richiedevano grande abilità.

Donna al lavoro con rocca e fuso

Donna al lavoro con rocca e fuso

di Vasco Della Giovampaola

Cosi lavorata la canapa era pronta per la filatura. Durante le lunghe serate invernali, le donne di casa fornite di rocca, fuso ed una bacinella d’acqua filavano. La rocca consisteva in una canna lunga circa due metri dove all’estremità si incastrava un grosso ciuffo di canapa. Il fuso era un legnetto tornito lungo circa 25 cm con pancia al centro e sottile alle estremità. Ancora mi meraviglio al ricordo dell’abilità con cui mia nonna, mia madre e mia zia svolgevano questa lavoro. Sedute davanti al tavolino con la bacinella dell’acqua accanto, la rocca appoggiata alla spalla cominciavano ad appiciare la stoppa. Appena creato un pezzetto di filo lo avvolgevano intorno al fuso. Dando a questo una spinta con le dita lo facevano girare appeso alla rocca. Iniziava così la filatura. Si dovevano fare contemporaneamente le seguenti azioni: far girare sempre il fuso dandogli spinte ogni pochi secondi e accompagnare la stoppa con le dita bagnandola con l’acqua e evitando il formarsi di nodi e ispessimenti nel filo. Dimenticando per un momento la persona ed i suoi gesti, mi incantavo ad ammirare lo spettacolo del fuso che girava sospeso poco al disotto del piano del tavolino e si ingrossava gradualmente. Mentre la stoppa al disopra del piano si trasformava in filo, il ciuffo sulla rocca diminuiva costantemente. Finita la stoppa sulla rocca la filatrice la riempiva di nuovo, sostituiva il fuso con uno vuoto e ricominciava il lavoro. Alla fine le filatrici provvedevano a svuotare i fusi formando delle matasse. Prendevano il capo del filo tra due dita, piegavano in braccio ad angolo e vi avvolgevano il filo intorno. Per formare una matassa occorreva il filo di più fusi pertanto era necessario fare un nodo per unire i fili. Questo nodo era fatto a regola d’arte e si notava appena.

I fusti della canapa

I fusti della canapa

Gli usi che si facevano della canapa erano principalmente due. La tessitura, per realizzare lenzuola, tovaglie, asciugamani, eccetera e la fabbricazione di cordami di varie dimensioni. Un po’ di stoppa la lasciavamo non filata e serviva a sigillare, in particolare tubi per l’acqua, ma anche contenitori in legno come botti e altro. Dopo oltre 60 anni ne ho ancora di quella stoppa e mi è spesso utile.

In quell’epoca avevamo come nostri vicini, che abitavano ad una distanza inferiore ai cento metri, una famiglia alla quale andavo spesso a fare visita fin da quando ero piccolissimo. Mi accoglievano festosamente e mi facevano giocare. Inoltre mi piaceva andarci perché alle volte vi incontravo il mio amichino, un bambino della stessa mia età. Anche lui abitava poco distante, ma dalla parte opposta alla mia. Era questa una famiglia abbastanza numerosa: formata da tre fratelli con la particolarità di avere solo figlie femmine. In verità c’era anche un figlio maschio ma, forse perché si sentiva troppo solo, se ne era andato da giovanissimo a fare il carabiniere. Pertanto la famiglia era composta, prima che iniziassero i matrimoni, da tre uomini e dieci donne. La famiglia, cosa molto rara in quella zona, possedeva un telaio.

Telaio per la tessitura della canapa

Telaio per la tessitura della canapa

Questo telaio da tessitura era in legno ed aveva le dimensioni, grosso modo, di un letto a due piazze. Mi rimane difficile descrivere il meccanismo di funzionamento che era molto complesso. Venivano tesi i fili di canapa in senso verticale (ordito) per tutta la lunghezza del telaio, alternativamente uno in basso e ed uno in alto. Poi si usava uno strumento, la spola, che serviva a far passare il filo in senso orizzontale. Ad ogni passaggio della spola si invertiva la posizione dei fili verticali, quelli in basso si spostano in alto e viceversa, in modo da formare il tessuto. C’era una specie di carrello che si spingeva in avanti e andava a pressare i fili orizzontali (trama) compattando il tessuto. Queste operazioni venivano svolte in velocemente: la spola correva da un lato all’altro del telaio senza posa, allo stesso ritmo procedevano le inversioni dei fili verticali e i colpi che il carrello assestava ai fili orizzontali. Si vedeva così formarsi lentamente il tessuto. Per quanto riguarda il filo orizzontale, la trama, mi sembra che non venisse usato il nostro solito filo di canapa ma che fosse acquistato un filo in cotone. La tessitura si effettuava ad intervalli di vari anni, solo quando occorreva rinnovare la biancheria. In questa occasione le donne di casa trasferivano i filati nel locale dei vicini, mi sembra si trattasse di una cantina, dove era collocato il telaio e per circa una settimana lavoravano a questo attrezzo facendolo funzionare come ho descritto. Naturalmente tutti i movimenti non erano meccanizzati, si usavano mani e piedi. Il tessuto, così realizzato, alla fine veniva tagliato, cucito e orlato per adattarlo ai vari usi.

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