Lievito madre

Lievito madre

Produrre pane in casa, magari impastando una buona farina con il lievito madre, stava diventando una vera rarità. Il lavoro fuori casa, la frammentazione delle famiglie e la disponibilità dell’alimento pronto in negozio o al supermercato avevano reso più conveniente per tutti comprarlo già fatto. Da qualche anno, però, l’inconfondibile profumo del pane appena sfornato sta tornando ad invadere le case. Immagino che la crisi economica, che ha lasciato senza lavoro tante persone, abbia influenzato il fenomeno. Come l’ha senz’altro favorito la maggiore attenzione verso gli alimenti di qualità. Alla fine il lievito madre è arrivato anche a casa mia.

Sono ancora inesperta per dispensare consigli su come conservare la pasta madre o su come trasformarla in pane e altri prodotti da forno. Vorrei parlare, però, di come un ritrovato gusto per il pane buono possa aiutare a proteggere l’ambiente. Ricordiamoci che, come ha detto lo scrittore ambientalista Wendell Berry , mangiare è una atto agricolo.

Foto di gruppo alla giornata di incontro e panificazione con il Gruppo Giovani Panificatori presso il Molino Farchioni

Foto di gruppo alla giornata di incontro e panificazione con il Gruppo Giovani Panificatori presso il Molino Farchioni

La mia prima pasta madre l’ho ricevuta in occasione di una giornata dedicata alla panificazione organizzata dal molino umbro Farchioni insieme al Gruppo dei Giovani Panificatori, un’associazione nata per divulgare l’antico mestiere dell’arte bianca con uno sguardo all’innovazione, uno alla salute e l’altro all’ambiente. Farine biologiche, integrali, di grano duro, macinate a pietra stanno tornando di moda anche nella panificazione professionale e questo non può che far bene. Per gli agricoltori che usano metodi rispettosi dell’ecosistema è fondamentale che esista una filiera completa a cui destinare le loro produzioni. Un buon grano cresciuto senza fertilizzanti chimici, senza lavorazioni distruttive e diserbanti deve costare di più e deve essere trasformato in modo corretto per essere valorizzato. Per questo non lontano dai campi dovrà sorgere anche un mulino che sappia macinare il grano con criterio. Clienti del molino dovranno essere panificatori abili e, intorno a loro, i consumatori dovranno essere capaci di apprezzare le differenze tra un pane industriale e uno artigianale di qualità.

Campagna Umbra nei pressi di Gualdo Cattaneo

Campagna Umbra nei pressi di Gualdo Cattaneo

Fatto in casa o acquistato da professionisti seri il pane preparato con la pasta madre è più gustoso, sano e digeribile. Inoltre la farina fatta con cereali ben coltivati, meglio se macinata a pietra, è più nutriente e ci aiuta a mantenerci in salute. Imparando a riconoscere il buon cibo, a spendere i nostri soldi per alimenti prodotti bene (quando non è possibile coltivarli o realizzarli in proprio) abbiamo a disposizione uno strumento capace di costringere gli agricoltori, i trasformatori, i distributori e la politica a rispettare l’ambiente. Le nostre scelte di consumatori influenzano l’economia più di quelle che compiamo sulla scheda elettorale. Abituiamoci al cibo buono, quindi, di cui sia possibile controllare la provenienza. Se è impossibile produrre tutto da soli, è possibile invece pretendere e ottenere cibo salutare, che vuol dire anche, necessariamente, rispettoso dell’ambiente.