Sigari

Sigari

di Vasco Della Giovampaola

Il tabacco che veniva coltivato in Valdichiana era di varietà Kentucky ed era usato per i sigari toscani e anche per trinciati forti. Alla fine di tutto il lavoro le foglie solitamente risultavano in numero maggiore, salvo rare eccezioni, rispetto al conteggio effettuato a suo tempo dal Capo dei tabacchi. Questa eccedenza, naturalmente, non veniva consegnata, bensì fumata dai contadini.

Gli orecchioli, che non potevano essere contati, ma venivano semplicemente pesati alla consegna, erano trattenuti nella quantità occorrente. Ecco come era lavorata questa parte della produzione: un certo numero di foglie venivano prese (non saprei dire esattamente quante ne occorressero) e aperte una sopra l’altra. Sopra di esse si mettevano anche un po’ di orecchioli e quindi si avvolgeva il tutto. Si formava così un grosso rotolo che veniva poi torchiato servendosi di una piccola fune. Una estremità della fune era legata a un gancio fissato al muro o a un altro solido ancoraggio. L’altra veniva avvolta lentamente intorno al rotolo tirando con molta forza.  Dopo aver legato tutto il rotolo molto stretto, la fune veniva svolta lentamente e sostituita con dello spago altrettanto strizzato.

Pipa e tabacco

Pipa e tabacco

Questi torchi, così venivano chiamati, dopo essere stati spuntati ai due lati, si mettevano in forno. Il momento giusto era subito dopo la cottura del pane, in modo che si asciugassero completamente. Il numero dei torchi che si producevano variava da un anno all’altro in funzione delle foglie avanzate, in genere non erano più di quattro o cinque. Avevano un diametro di  cinque o sei centimetri e una lunghezza di circa venti, sembravano salami. Una piccola parte degli orecchioli veniva fatta avanzare in quanto mio nonno, dopo averli  tagliati fini con il coltello, li metteva direttamente nella fumaiola (la pipa).

I torchi venivano man mano affettati, sempre molto finemente, e si ricavava il trinciato, che andava bene sia per la pipa che per fare sigarette. Questo tabacco era molto forte e lo si sentiva dall’odore del fumo, lo chiamavano il matto. Per fare sigarette i fumatori avevano una particolare abilità. Usavano delle cartine molto fine che acquistano nelle tabaccherie in pacchettini da venti. Prendevano la cartina la tenevano aperta tra le dita, mettevano sopra il trinciato stendendolo uniformemente e poi avvolgevano la cartina (questa era la fase più difficile), leccavano quindi il bordo gommato e la sigaretta era pronta. Veniva accesa con fiammiferi o cerini, prima che arrivassero gli accendini.

Scatola di latta per tabacco del periodo fascista

Scatola di latta per tabacco del periodo fascista

I fumatori avevano sempre del tabacco con loro, ogni momento era buono per farsi una sigaretta. Lo tenevano in una speciale scatolina di latta che aveva un coperchio a molla sotto al quale stava una specie di linguetta, anch’essa a molla, dove stavano le cartine. Mio nonno invece, fumatore di pipa, usava una scatoletta sempre di latta, ma completamente diversa. Aveva una forma schiacciata con gli angoli molto arrotondati e coperchio nelle testate. Era divisa in due scompartimenti: uno piccolo dove potevano entrare una trentina di fiammiferi, l’altro molto più grande, apribile dal lato opposto, che veniva riempito di tabacco. I fumatori di pipa, di tabacco ne consumavano molto, ma si diceva che fosse meno nocivo per la salute perché tenevano il fumo in bocca senza respirarlo. Ricordo in particolare un nostro vicino di casa, uomo gigantesco, che si presentava sempre con la pipa in bocca. I miei fratelli, ma anche altre persone, gli dicevano: “Non vedete che avete perso la fumaiola?” Immancabilmente cominciava a frugarsi nelle tasche e tirava fuori un’altra pipa dicendo: “Vedete che non è vero!”. Questa scena si ripeteva abbastanza di frequente, lui faceva così teneva una pipa accesa in bocca e l’altra di scorta in tasca.

I torchi del tabacco dovevano essere tenuti nascosti. Fumare e detenere tabacco era considerato contrabbando, abbiamo visto con quale severità era controllata la produzione. Erano temute di ispezioni da parte della Guardia di Finanza nei casolari dei contadini. Cosa che da noi e nelle vicinanze non ricordo che si sia verificata, se ne parlava solamente. Dove potevano essere nascosti i torchi? Nei posti più impensati. Il nascondiglio più usato era il pagliaio: si infilava il torchio con un braccio all’interno di quei pagliai sui quali non era ancora iniziata la tagliatura, spingendolo il più possibile all’interno. Poi si pettinava con la mano il pagliaio in modo che non si vedesse nessuna deformazione. Alcune volte non riusciva a trovare il tabacco neanche chi lo aveva nascosto.

Foglia di tabacco essiccata

Foglia di tabacco essiccata

Tuttavia spesso pezzi di torchio venivano lasciati un po’ ovunque: non sarebbe stato difficile trovarli ad un controllo della Finanza. In particolare ricordo che mio padre teneva del tabacco nello stanzino del forno dove spesso alcuni cacciatori lasciavano il motorino, la nostra casa era proprio accanto al bosco. Una volta sentii uno di questi cacciatori che faceva una specie di predica a mio padre. Era un dipendente comunale, per questo riteneva di avere una certa autorità. Gli diceva di stare attento a non lasciare il tabacco in giro perché rischiava molto se fosse stato scoperto dalla Finanza, glielo diceva per il suo bene, potevano esserci delle spie. Mio padre dimostrò di non dare molto importanza alla cosa, alzò le spalle senza rispondere nulla. Dopo che se ne fu andato il cacciatore io chiesi a mio padre perché non tenesse nascosto quel tabacco se c’erano così gravi rischi. Ebbi la stessa risposta del cacciatore. Credo che avesse ragione mio padre in quanto le cose stavano cambiando, erano in arrivo i favolosi anni sessanta. Di lì a qualche anno la produzione del tabacco fu liberalizzata, ponendo fine a quell’ormai anacronistico rito di contare le foglie. Inoltre i contadini fumavano sempre meno “il matto”. A volte lo mischiavano con il trinciato allora in vendita nelle tabaccherie. Ma anche loro avevano cominciato a fumare sigarette già pronte, in quanto il tabacco che producevano andava benissimo per i sigari toscani, ma era troppo forte per le sigarette.

La mia famiglia in quegli anni lasciò il podere e pertanto la mia esperienza nella produzione del tabacco terminò. In Valdichiana però questa produzione è stata incrementata, con altre qualità e  altri sistemi di lavorazione, e tutt’oggi è una delle colture più praticate e credo, anche, più remunerative.

LEGGI le parti precedenti sulla coltivazione del tabacco in Valdichiana negli anni 1940-50:

LA SEMINA

LA PIANTAGIONE 

SBRANCIATURA E SCACCHIATURA 

LA RACCOLTA

L’ESSICCAZIONE

LA SCELTA

STROCCHI E ORECCHIOLI