Tabacco pronto per essere fumato

Tabacco pronto per essere fumato

Durante il giorno si provvedeva anche a pelare gli strocchi, le piante del tabacco private delle foglie di cui abbiamo parlato (LEGGI LA PARTE PRECEDENTE). Questo lavoro era svolto in buona parte da mio nonno, al quale piaceva anche fumare gli orecchioli.

Come abbiamo visto gli strocchi erano stati accantonati ed ora venivano portati nella stalla dove si provvedeva ad effettuare la pelatura, che consisteva nello staccare una specie di sottile membrana, chiamata orecchiolo, che era rimasta nel punto dove era attaccata la foglia. Anche gli orecchioli dovevano essere consegnati al magazzino.

Quando eravamo circa a metà di questa fase finale di lavorazione, immancabilmente ogni anno mio padre diceva che sarebbero mancate parecchie foglie di tabacco, perché il capo si era sbagliato a contare. Invece alla fine accadeva quasi sempre che un po’ di foglie avanzassero, altrimenti non ci sarebbe stato di che fumare. Un anno, però, alcune foglie mancarono davvero all’appello. Ricordo che mio padre fece il giro dei diversi parenti coltivatori di tabacco che abitavano nella zona dei Granai e riuscì a rimediare quella trentina o quaranta foglie che andavano consegnate ed anche qualcuna in più da fumare. Certo ogni parente contribuì con poche foglie perché anche a loro doveva rimanere una piccola riserva da fumare.

La lavorazione finale durava più di un mese, anche perché non tutti i giorni si poteva portare avanti.  A parte i giorni festivi c’erano le giornate piovose e buie in cui non si poteva fare la scelta. In ogni modo, mi sembra di ricordare, che alla fine di gennaio era terminata. Ci si preparava pertanto alla consegna al magazzino. Si provvedeva a far ferrare le vacche perché il tragitto da percorrere era di cinque o sei chilometri tutta “via nova”, perché non si poteva rischiare di azzoppare le vacche. Stabilito il giorno della consegna, la sera prima si provvedeva a caricare il tabacco sul carro e la mattina di buon ora mio padre, accompagnato da un altro familiare, partiva. C’era da sperare che il tabacco fosse riconosciuto nel complesso di buona qualità, a questo proposito occorreva anche discutere con i responsabili del magazzino. Mio padre al ritorno aveva di solito da lamentarsi di come era stato classificato il suo tabacco, però riportava anche il famoso foglio bianco con dentro il seme ed il ciclo poteva ricominciare.

Continua a leggere I torchi che fumavano i contadini 

LEGGI le parti precedenti sulla coltivazione del tabacco in Valdichiana negli anni 1940-50:

LA SEMINA

LA PIANTAGIONE 

SBRANCIATURA E SCACCHIATURA 

LA RACCOLTA

L’ESSICCAZIONE

LA SCELTA