Prendo in considerazione la Valdichiana perché e lì che ho la mia esperienza conoscitiva diretta. La coltivazione del tabacco può essere definita, secondo il linguaggio attuale, una coltivazione intensiva, forse l’unica attuata nelle campagne di questa zona in quegli anni. Infatti sentivo dire a mio padre (nel linguaggio nostro di allora dovrei dire al mi babbo) e agli altri contadini che il tabacco era la coltura che rendeva più di tutte le altre in rapporto alla superficie di terreno occupata. Ciò era vero solo in relazione a questo parametro, perché se prendiamo in considerazione le ore di lavoro che richiedeva, tale coltivazione era sicuramente poco remunerativa. Si può affermare che la coltivazione del tabacco fosse particolarmente conveniente per i proprietari dei terreni. All’epoca le proprietà fondiarie erano gestite prevalentemente con il contratto agrario di mezzadria.

Intendo ora descrivere le fasi di questa coltivazione servendomi esclusivamente della mia esperienza diretta di bambino e ragazzo.

Spighe di segale

Era ancora inverno pieno quando mio padre cominciava a preparare l’ortino o semenzaio (così veniva chiamato) per seminare il tabacco. Ogni anno doveva ricostruirlo completamente in quanto era realizzato con paglia di segala (noi dicevamo segola) e quindi fragile. La segale è un cereale con stelo molto alto la cui spiga somiglia a quella dell’orzo, ma è più allungata. Da noi si coltivava in piccole quantità, la spiga veniva battuta a mano in modo che la paglia rimasta intatta, di natura abbastanza resistente, potesse venire legata a mannelle e utilizzata in vari modi. Uno di questi era appunto la costruzione del semenzaio.

Solitamente l’ortino era posizionato a ridosso di un muro che ne costituiva un lato. L’ortino aveva forma rettangolare, era largo circa un metro e alto 80 cm. La lunghezza variava a seconda della quantità di piantine che servivano, credo che il nostro avesse una lunghezza media di 6-8 metri. Le tre pareti intorno al muro erano fatte con questa paglia di segale fissata seguendo una tecnica precisa. Venivano piantati dei paletti di legno tutt’intorno, ad una distanza l’uno dall’altro di un paio di metri, che servivano da sostegno. Negli spazi tra i paletti era stesa in modo uniforme la paglia, il tutto veniva fissato all’interno e all’esterno con fili di ferro o pali sottili.

L’ortino chiaramente doveva essere esposto a sole (mezzogiorno) ed il muro serviva anche a ripararlo dalla tramontana. Ricordo che alcuni contadini avevano l’0rtino costruito con tavelloni, quelli che si usano per i tetti. In questo caso non era necessario costruirlo tutti gli anni perché aveva una lunga durata, però costava dei soldi.

Costruito l’ortino mio padre passava al suo riempimento. In fondo poneva un alto strato di concime stallatico non ancora completamente fermentato che serviva per scaldare la parte superiore. Poi stendeva un strato di tufo o sabbia, materiale drenante, infine finiva il riempimento con buon terriccio. A questo punto l’ortino era pronto per la semina.

Semi di tabacco

Semi di tabacco

Ricordo che i semi, che mio padre ritirava al magazzino dei tabacchi alla Stazione, stavano in un foglio di carta bianca più volte richiuso su se stesso. La semina, che avveniva tra febbraio e marzo, richiedeva una certa abilità perché i semi erano così piccoli che dovevano essere mischiati alla cenere per essere stesi uniformemente. Questa era la tecnica usata nella mia famiglia. Una piccola parte del semenzaio veniva riservata alla semina di alcuni ortaggi, in particolare pomodori, peperoni e sedani.

Dopo la semina ed una abbondante annaffiatura l’0rtino veniva coperto con un telo di tulle che serviva a proteggere la semente (il semenzaio) dal sole diretto. Così, intorno alle case dei contadini, a primavera, si vedevano biancheggiare questi lunghi rettangoli che erano i semenzai del tabacco. Le successive giornaliere annaffiature venivano effettuate direttamente sopra il tulle, il quale veniva rimosso solo saltuariamente per ripulire dalle erbacce la semente. Dopo pochi giorni puntavano le piantine di tabacco che in un mese circa ricoprivano tutta la superficie dell’ortino. A quel punto da sopra il tulle si vedeva un colore uniforme verde cupo.

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