Nel mondo oggi il cibo non è una risorsa scarsa. Tutt’altro. Ne produciamo così tanto che possiamo permetterci di sprecarne più della metà (tra il 44% e l’85% delle calorie). Eppure la fame è ancora un problema, come lo sono la malnutrizione e la sovralimentazione. Un rapporto firmato dall’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha scattato una fotografia mondiale e italiana del fenomeno andando a cercare le cause, ma anche le soluzioni. Il fatto è che produrre tutto questo cibo ha un impatto negativo sull’ambiente e sulla società e scoprire che, in realtà, c’è abbastanza cibo per tutti e che potremmo ridurre l’impronta sul pianeta rinunciando solo agli eccessi e rivedendo alcune abitudini è una tragica beffa a cui porre rimedio.

Perché abbiamo iniziato a sprecare

Un mercato pino di prodotti

Un mercato pieno di prodotti, quanti finiranno nella spazzatura a fine giornata?

Parlando di sprechi non dobbiamo pensare soltanto all’invenduto a fine giornata del mercato o ai prodotti in scadenza gettati dai supermercati. Gli sprechi cominciano molto prima e se ne incontrano tanti e sempre più grandi risalendo a monte della filiera alimentare. Cento anni fa il fenomeno era quasi sconosciuto, nel secolo scorso la progressiva evoluzione delle tecniche agricole ha portato, in alcune zone del pianeta, alla disponibilità di molto cibo a costi contenuti. Sprecare è diventato più facile e persino conveniente. Si è così innescato un circolo vizioso che ha portato alla situazione attuale, in cui la maggior parte del cibo prodotto non serve a nutrire la popolazione umana.

I fattori generali di carattere globale maggiormente condizionanti gli enormi sprechi alimentari sono: la crescita della popolazione mondiale e dell’urbanizzazione, l’elevata disponibilità energetica derivante dallo sfruttamento di fonti fossili, la diffusione economica e culturale di macro-sistemi agroindustriali di massa, dalla produzione alla distribuzione al consumo, e gli obiettivi economici di crescita infinita della produzione con indicatori che non contabilizzano esternalità ambientali e sociali.

Il fatto che la popolazione viva concentrata nelle città ha allontanato la produzione dal consumo. Nel lungo viaggio che compiono i nostri alimenti le perdite si moltiplicano. Inoltre incoraggiare lo spreco fa vendere di più e “alcuni studiosi e commentatori giungono a ritenere che lo spreco alimentare possa configurarsi come un fenomeno funzionale all’espansione del sistema economico e commerciale attualmente prevalente”. In parole più semplici, lo spreco è fonte di arricchimento per qualcuno. Si sperpera anche in fase di produzione e accade di frequente che derrate già pronte non arrivino mai ad un mercato. Una grande fetta del problema deriva, poi, dalla destinazione di cibo buono per l’alimentazione umana a quella animale. Nell’elenco degli sprechi alimentari va inserita anche la produzione di biocombustibili.  Allo spreco alimentare è connesso quello idrico ed è quanto mai grave per la riduzione dell’acqua potabile disponibile nel pianeta, causa di problemi socio-sanitari e persino di guerre.

L’agricoltura contadina riduce gli sprechi

Qualcuno rimarrà sorpreso, ma è la piccola agricoltura contadina a fare ancora il grosso del lavoro nello sfamare la popolazione mondiale. Per fortuna, perché nelle piccole aziende le perdite sono decisamente più basse. “Alcuni studi hanno evidenziato che le filiere corte, biologiche e locali abbattono i livelli di perdite in tutte le fasi precedenti al consumo finale fino a solo il 5%, quando normalmente tali livelli oscillano tra il 30 e il 50%”.

Secondo elaborazioni cautelative dei dati FAO, nel mondo la piccola agricoltura contadina è responsabile della produzione di almeno il 50% degli alimenti totali usando solo il 25% circa dei terreni agricoli. Secondo altri la quota della produzione totale arriva al 70% sul 25% dei terreni e all’80% nei paesi in via di sviluppo.

L'agricoltura industriale moltiplica gli sprechi

L’agricoltura industriale moltiplica gli sprechi

Un cibo industriale in genere possiede un minore valore nutrizionale perciò ne dobbiamo assumere di più per nutrirci e l’eccesso di peso è il corollario di questa necessità. Gli alimenti prodotti con metodi intensivi e processi industriali hanno minori micronutrienti (minerali, vitamine, acidi grassi, amminoacidi essenziali e altri), è più probabile che contengano antinutrienti (quali mico-tossine, residui di pesticidi-fitofarmaci, antibiotici, ormoni e altri) e vengono più facilmente assunti in eccesso perché l’alta presenza di grassi, zuccheri e sale induce dipendenza. Gli alimenti vegetali moderni, inoltre, contengono meno proteine, meno ferro e meno zinco a causa, soprattutto, dell’uniformità genetica. Tale aspetto è stato messo in relazione con una diminuzione delle difese immunitarie e il conseguente aumento di tutta una serie di malattie tra cui i tumori. Studi citati nel rapporto sostengono che riducendo i pesticidi aumentano i nutrienti negli ortaggi e riducendo le quantità di fertilizzanti apportati alle colture le piante affrontano meglio le avversità.

Il ruolo dei cittadini

Con i rifiuti organici si può preparare compost per le nostre piante

Con i rifiuti organici si può preparare compost per le nostre piante, ma proviamo a  non gettare cibo ancora buono da mangiare

Anche se molti sprechi avvengono lontano dai cittadini, questi possono fare molto per indirizzare le politiche e le pratiche agroalimentari verso una direzione più virtuosa. Ecco qualche buona pratica alla portata di tutti suggerita dal Rapporto:

  • Documentarsi per essere consapevoli delle ripercussioni ambientali e sociali delle proprie scelte
  • Autoprodurre il proprio cibo in modo ecologico
  • Fare parte di una organizzazione per sviluppare l’economia solidale (come un gruppo d’acquisto solidale)
  • Acquistare tramite filiera corta
  • Mangiare alimenti di varietà antiche, contadine o locali
  • Mangiare anche ortaggi e frutta di forma e dimensioni non standard
  • Non usare acqua in bottiglia se non strettamente necessario per ragioni sanitarie
  • Verificare i livelli di cibo in dispensa e frigorifero prima di fare acquisti
  • Fare piccole spese frequenti
  • Non fare la spesa a stomaco vuoto
  • Prestare attenzione alle etichette per le provenienze, i modi di produzione, i contenuti nutrizionali ed energetici
  • Non conservare in frigo le confezioni originali, soprattutto gli imballaggi plastici, ma riporne il contenuto in contenitori di vetro a chiusura ermetica, di carta o di tessuto, così da aumentarne la vita
  • Usare gli avanzi
  • Utilizzare con parsimonia l’acqua potabile
  • Donare il cibo in eccesso
  • Fare compost con i rifiuti alimentari
  • E, soprattutto, cercare di imparare dai propri errori. 

Francesca Della Giovampaola 

Per approfondimenti
Ricerca completa spreco alimentare integrale
Pdf scaricabile ricerca spreco alimentare
Come fare una compostiera

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