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Xylella fastidiosa non è più solo un batterio insidioso che danneggia gli olivi e altre piante ospiti. È diventato il titolo di una guerra tra persone, che si trovano su fronti opposti per idee o interessi. Di questo argomento, come accade per molti altri, è difficile dibattere serenamente e esprimere una nuova idea o fornire notizie, porta facilmente all’accusa di essere in malafede o di fare falsa informazione. In questo clima è difficile far sapere come sia ampiamente dimostrato che molte piante secche non sono infette da Xylella, mentre altri olivi attaccati dal batterio non si sono mai seccati. Difficile anche smentire quanto scrivono giornali e agenzie che riferiscono di milioni di piante infette, quando il monitoraggio effettuato dalla Regione Puglia, rivela che solo l’1.8% delle piante controllate è attaccato da xylella e che non vi è alcun boom di nuovi casi. Di fronte al dramma di tanti olivi essiccati, ma soprattutto a quello di un territorio in cui il degrado avanza, gioverebbe, secondo me, un dialogo più sereno. Le soluzioni migliori arrivano quando si riescono ad ascoltare tanti pareri prima di arrivare a una sintesi e, dopo un intervento, si deve poter ripetere il processo osservando ciò che è avvenuto e correggendo il tiro se necessario. È il ciclo di osservazione, analisi, decisione e azione da cui si riparte con una nuova osservazione e così via. In natura nulla è immobile, l’evoluzione continua e le variabili infinite, quindi è pericoloso pensare di aver individuato la strategia migliore e non essere pronti ad modificarla dopo nuove osservazioni.

Azioni per combattere Xylella fastidiosa

Oliveto in Salento

Oliveto in Salento

Mentre si facevamo abbattimenti o potature drastiche e si spargevano insetticidi per bloccare gli insetti vettori (quelli che passando di pianta in pianta trasferiscono il batterio), qualcuno tentava altre strade che, secondo quanto documentato, hanno permesso a molti alberi di sopravvivere e tornare a prosperare. Questi esperimenti mettono al centro la salute del suolo, da cui gli olivi, come tutte le altre piante, traggono nutrimento. Il risanamento del suolo ha permesso di far recuperare la salute agli alberi. Questa è una informazione preziosa. Indicherebbe che il batterio può essere contrastato da un pianta in salute. Se ne può dedurre anche che la malattia possa essersi diffusa a causa del degrado ambientale portato in gran parte da lavorazioni sbagliate e dall’utilizzo di pesticidi e diserbanti.

Uno sguardo sistemico contro Xylella

Conosciamo abbastanza di piante, ecologia ed ecosistemi da sapere con certezza che non è uccidendo tutto che si può salvare la vita degli olivi. È anche impensabile che il batterio possa essere fermato in qualche modo, visto il suo livello di diffusione, che non riguarda solo una pianta ospite, né tanto meno una sola regione del mondo.

Ogni volta che l’umanità interferisce nella natura le cose cominciano ad andare male – Masanobu Fukuoka

Olivo abbattuto

Olivo abbattuto

Riprendo questa frase del padre dell’agricoltura naturale perché racchiude una ottima sintesi del problema. Sono stati gli interventi dell’uomo, consapevoli e inconsapevoli, a modificare un ambiente utile all’uomo e ben organizzato sopravvissuto per millenni. Gli alberi dovranno trovare un nuovo equilibrio nell’ambiente che sta mutando. Se li estirpiamo, se scegliamo monocolture di piante progettate in laboratorio, togliamo loro ogni possibilità di farcela. Cosa accadrà in Puglia se si proseguirà per la strada intrapresa? Riporto una sintesi dell’analisi della Prof. ssa Margherita Ciervo, geografa dell’Università di Foggia sui cambiamenti che incombono sui territori dove si combatte la Xylella:

1) Paesaggio: si passa dalle campagne ai campi agroindustriali, con la sostituzioni degli ulivi secolari con le cosiddette “pareti produttive”
2) Suolo: gli uliveti tradizionali sono sostituiti dagli impianti olivicoli superintensivi
3) Sistema produttivo: da tradizionale si passa al superintensivo, che è caratterizzato da una meccanizzazione spinta, da un maggior impiego di input esterni per unità di superficie (diserbanti, concimi, fungicidi, pesticidi, acqua per irrigare) e a un maggiore sfruttamento dei suoli
4) Proprietà fondiaria: da piccoli appezzamenti si passa alla concentrazione delle terre
5) Economia: da quella territoriale, caratterizzata da piccole aziende familiari la cui attività è basata largamente sull’autoconsumo, la vendita diretta e gli organismi associativi, si passa a un’economia di mercato globale orientata alla competitività, all’efficienza e al profitto.

Da questi cambiamenti ne deriveranno facilmente altri. Suoli desertificati, impoverimento economico e problemi sociali. Fare il possibile per questi alberi oggi ci garantirà un futuro meno triste.

Fonti e approfondimenti
Di veleni, prima che di Xylella, morirà il Salento
Xylella fastidiosa: nelle pieghe della rappresentazione dell’emergenza
Lo strano caso della Xylella fastidiosa
Delibera Regione Puglia 1890, Azioni di contrasto alla diffusione della Xylella Fastidiosa
“Non c’è alcun boom di casi di Xylella”, Terra Nuova

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