Molte ricerche scientifiche, pubblicate e validate, dimostrano i gravissimi danni che i pesticidi usati in agricoltura provocano alla salute del’uomo. Ma neppure la certezza dei dati è fin qui riuscita a frenare il loro utilizzo. La diffusione di veleni nell’ambiente prosegue a dispetto di tutte le evidenze, anzi continua a salire. In Italia, un paese che si vanta della qualità del suo cibo, si è arrivati a spargere 130.000 tonnellate di principi attivi pericolosi ogni anno. Siamo terzi in Europa per consumo di pesticidi. La politica sembra non riuscire a districarsi tra gli interessi che girano attorno al business dei veleni sui campi, gli agricoltori non sono sempre liberi di scegliere le alternative bloccati dalle logiche del mercato e del profitto, i consumatori sono ancora poco informati. Restano i produttori di questi composti chimici, che dalla vendita di veleni ricavano quantità immense di denaro. Da chi aspettarsi una azione concreta che fermi questa guerra contro la natura?

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La petizione di NO Pesticidi

Non sarà la politica, non saranno le aziende ravvedute, non saranno gli agricoltori da soli a fermare l’avvelenamento del mondo. Saranno tante persone unite e consapevoli, pronte a fare tutto ciò che è nelle loro possibilità. Azioni concrete come quella compiuta dal piccolo, ma motivato, gruppo di amministratori del gruppo facebook NO Pesticidi, guidati da Renato Bottiglia, che hanno raccolto 25 mila firme e le hanno portate alla Camera dei Deputati perché venga cambiata la legge che regolamenta l’uso dei pesticidi nei campi. Attualmente, chi vive in campagna, è esposto a notevoli quantità di pesticidi a causa del cosiddetto “effetto deriva“. Quando i fitosanitari vengono distribuiti sulle colture, una grande parte di essi si disperde e va a depositarsi a distanza, fino a raggiungere le abitazioni e le persone. La petizione chiede che siano fissate distanze di sicurezza tra le abitazioni e i campi irrorati e che venga stabilito l’obbligo di avvisare i residenti prima di ogni trattamento. Regole dovute per rispettare la costituzione che all’art. 32 dice: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività“.

Malattie correlate all’uso di pesticidi

Camera dei Deputati, foto di gruppo con i promotori della petizione

In sala stampa della Camera dei Deputati, foto di gruppo con i promotori della petizione

Veniamo a contatto con i veleni usati in agricoltura con il cibo che mangiamo, ma anche attraverso l’aria, l’acqua e la nostra stessa pelle. La correlazione tra patologie umane e pesticidi è dimostrata per l’asma professionale, la bronchite cronica, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, il  morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer, la sclerosi laterale amiotrofica, il diabete e l’obesità. Inoltre possono favorire patologie cardiovascolari, ipertensione, ipo/iper tiroidismo, patologie autoimmuni, insufficienza renale, malformazioni, infertilità, disordini riproduttivi, parti pre termine, tumori. Un elenco spaventoso, ma il quadro peggiora se si considera che sono i bambini i più esposti e i più danneggiati. Nei bambini che crescono in zone dove si fa diffuso uso di diserbanti e pesticidi aumenta l’incidenza di tumori ( specie leucemie e tumori cerebrali), sono maggiori le malformazioni (come l’ipospadia), si registra basso peso alla nascita e morte fetale. Man mano che il bambino cresce si possono evidenziare deficit comportamentali, sensoriali, motori, cognitivi e riduzione del quoziente d’intelligenza.

Le nuove generazioni avranno minori capacità cognitive

Tra le evidenze più temibili ci sono quelle che riguardano lo sviluppo intellettivo dei bambini. “Il cervello in via di sviluppo – spiega Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa, componente dell’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) –  è l’organo più suscettibile alle sostanze tossiche inquinanti dell’ambiente come i metalli pesanti, gli ftalati, le diossine , i PCB (policlorobifenili) e appunto i pesticidi. Già nel 2006 sulla rivista scientifica The Lancet era comparso un articolo con l’elenco di 202 sostanze note per essere tossiche per il cervello umano, tra cui circa 80 sono pesticidi tuttora usati.  Basta parlare con qualche insegnante per scoprire che l’esperienza comune indica un aumento di bambini che hanno problemi più o meno gravi dal punto di vista cognitivo, comportamentale, disturbi dell’attenzione, fino alla diminuzione del quoziente intellettivo”.

Una delle tante confezioni in cui viene venduto nel mondo il clorpirifos

Una delle tante confezioni in cui viene venduto nel mondo il clorpirifos

“Tutti questi disturbi – prosegue la dott.ssa Gentilini – sono correlati all’inquinamento ambientale e in particolare ai pesticidi. Se vogliamo conservare l’intelligenza dei nostri bambini, dobbiamo ridurre il più possibile l’esposizione  a queste sostanze. Proprio recentemente è stato pubblicato uno studio di ricercatori indipendenti  sul Clorpirifos che dimostra come questo insetticida molto usato sia dannoso per lo sviluppo cerebrale e che gli studi precedenti, che avevano portato ad autorizzarne l’utilizzo, non erano stati interpretati correttamente”.

“Per quanto riguarda l’autismo – spiega ancora la dott.ssa Gentilini – sono conosciute una serie di sostanze correlate con la malattia. Recentemente sono stati pubblicati una serie di studi che dimostrano come il glifosato, presente nel cibo e quindi nell’intestino, alteri l’ambiente microbico intestinale. Il nostro intestino è stato definito un secondo cervello, perché esiste una comunicazione tra la funzione dell’ambiente microbico intestinale e quella cerebrale. L’alterazione dell’ambiente microbico intestinale, con prevalenza di clostridi, batteri anaerobici intestinali che prevalgono nei bambini con autismo, altera la secrezione di batteri neurotrasmettitori, ormoni e una serie di sostanze correlate al buon funzionamento dell’organismo umano. È dimostrato che l’aumento dell’autismo va di pari passo con l’aumento dell’utilizzo nei vari paesi di questo erbicida”.

La buona notizia è che si può subito ridurre l’esposizione a queste sostanze cambiando alimentazione. La prima cosa da fare è portare in tavola prodotti agricoli cresciuti senza l’utilizzo di fitofarmaci, sostenendo gli agricoltori che ne fanno a meno e influenzando così il mercato. Restano importanti le azioni politiche, come quella portata avanti da NO Pesticidi, e tutte le altre condotte da chi mette la salute della persone davanti al profitto. Ancora una volta il cambiamento dipende da ciascuno di noi.

Francesca Della Giovampaola

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