Quando ho iniziato a coltivare il mio campo ho scelto di non mettere un recinto, volevo che rimanesse aperto agli scambi, che fosse un luogo ospitale per vegetali, animali e umani. Mi piace che le persone vengano a curiosare, che si interessino al guazzabuglio che cresce in uno spazio delimitato, ma senza confini. Ogni anno scopro qualche nuova erba spontanea e piantine sconosciute che, forse, un giorno saranno alberi. Tanti animali selvatici si sono fatti vedere occasionalmente, attratti dal luogo, ma comprensibilmente disturbati dalla frequentazione umana. I più intraprendenti sono gli uccelli, che affollano il Bosco appena il momento si fa propizio, trovandovi cibo, acqua e rifugio. In questo spazio verde posso accogliere gli amici, meglio che in un salotto, e fare nuove conoscenze. Un luogo dove la natura può esprimersi libera è un luogo armonioso anche per le relazioni tra le persone.

Due piccoli meli per il compleanno

Michelle con il figlio più piccolo Elijah

Michelle con il figlio più piccolo Elijah

Tra gli incontri propiziati dal Bosco, c’è quello con una giovane famiglia che è venuta a trovarmi dalla Lombardia, per piantare due alberi in attesa di avere un terreno proprio. A mettere a dimora due piccoli meli è stata Michelle, la mamma, 25 anni appena compiuti. Con lei il compagno Dorin e i due figli Noah ed Elijah, a cui sono dedicati gli alberelli. Ad organizzare la piantagione e a contattarmi è stato Dorin, che ha voluto regalare a Michelle gli alberi e questa esperienza per il suo compleanno. Ci siamo incontrati nel mio Bosco in costruzione un sabato pomeriggio piovoso, un po’ di fretta per il maltempo e gli altri impegni, ma abbiamo condiviso una esperienza destinata a produrre a lungo dei frutti. È bello sapere che il Bosco di Ogigia possa far venire voglia di piantare alberi, che mettere a dimora una piantina possa essere considerato una festa e un regalo, che ci si possa sentire vicini senza conoscersi grazie all’amore per la natura ed è bello vedere un bambino ridere felice perché ha visto spuntare un lombrico nella terra.

Come li abbiamo piantati

Messa a dimora dell'albero

Messa a dimora dell’albero sotto lo sguardo vigile del piccolo Noah

La terra era molto bagnata, non una condizione ideale per la nostra impresa, ma visto che quello era l’unico momento possibile abbiamo scelto due punti del terreno i cui non vi fossero ristagni d’acqua e in cui la terra fosse già abbastanza soffice da non richiedere grandi movimentazioni. I due alberi sono stati inseriti con la zolla. Purtroppo le radici avevano già appreso un andamento a  spirale. Michelle le ha liberate un po’ e messe a dimora coprendo con terra soffice. La pacciamatura alla base aiuterà a non far compattare il terreno. Ho fatto un po’ di ricerche sulle due piantine: si tratta della cultivar MacIntosh, originaria del Canada, una delle mele più popolari negli Stati Uniti, che ha dato il nome ai celebri computer. La forma di coltivazione è colonnare. L’albero si sviluppa, cioè, in verticale, senza produrre una chioma e le mele crescono sul tronco. Questo metodo è pensato per i piccoli spazi e la coltivazione in vaso. Mi prenderò cura di loro e spero che Noah, Elijah e il loro genitori tornino ad assaggiarne i frutti.

Francesca Della Giovampaola

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