Badare ai maiali era il primo lavoro per i figli di contadini. Erano chiamati a questo incarico fin da piccoli, magari insieme a fratelli o cugini più grandi. I maiali venivano condotti a pascolare sui campi in tutte le stagioni, quando le condizioni del tempo lo permettevano. In inverno e primavera sui prati o in parte di essi. In estate anche sulle stoppie a mangiare le spighe di grano rimaste sul campo. In concorrenza con i badanti, anche loro alle prese con la raccolta delle spighe, che servivano da becchime per il pollame. Alle prime piogge  d’autunno l’erba rinasceva su ogni campo rendendo abbondante il cibo per i maiali.

Ruderi di vecchi stanzini per maiali con mandria

Ruderi di vecchi stanzini per maiali con mandrie

L’allevamento dei maiali in Valdichiana

Intorno alle case coloniche stavano questi annessi che servivano da stalla per i suini. Salvo poche eccezioni su poderi più grandi, le stalle erano formate da tre stanzini chiusi, con le porte che si aprivano sulla cosiddette mandrie, un recinto con muretti alti circa un metro e 60, con o senza tettoia,  chiuse con cancello. La notte i maiali venivano chiusi dentro lo stanzino mentre di giorno, quando non erano al pascolo, se ne stavano nella mandria a prendere l’aria. Nel nostro podere, essendo di recente costruzione, le pareti delle mandrie erano formate da lastre di cemento listellato prefabbricate. Il nutrimento dei maiali adulti, per lo più costituito da pascolo, veniva integrato più o meno a seconda delle stagioni, da mangimi prodotti dal podere come barbabietole, zucche ed anche farine. Inoltre noi avevamo la disponibilità di appezzamenti di bosco con querce dove in autunno  si potevano raccogliere ghiande o farci pascolare direttamente i maiali. Io personalmente ho avuto a che fare con i maiali abbastanza a lungo. Essendo rimasto il più giovane della famiglia ho continuato a badare ai maiali fino a grande e dovevo provvedere a tutti i lavori che  l’allevamento richiedeva.

Maialini bianchi con macchie nere

Maialini bianchi con macchie nere

La razza suina allevata in Valdichiana in quell’epoca era la cinta senese, la troia o scrofa era  di colore nero con cinta chiara intorno alle spalle. I maialini che si allevavano però venivano ibridati, cioè la madre già descritta veniva fatta fecondare da un maschio “verre” completamente bianco. Nascevano maialini bianchi con la cinta e macchie sul muso, intorno alla coda o da altre parti di colore grigio. La scrofa partoriva ogni volta mediamente  dai dieci ai tredici maialini. Durante e dopo la figliatura era necessaria una certa vigilanza. Ad esempio, se il parto avveniva di notte, dovevamo far luce dentro lo stanzino per evitare che la madre sdraiandosi per allattare schiacciasse qualche maialino. Assistere alla poppata era divertente, inizialmente i maialini si litigavano la poccia dandosi reciprocamente delle musate, poi quando arrivava la tornata i piccoli stavano tutti intenti  a succhiare avidamente il latte senza alcuna distrazione. La tornata durava appena qualche minuto poi ricominciava il disordine e la troia si alzava in piedi. Dopo alcune settimane, scarseggiando il latte, si integrava con dei pastoni fatti con acqua e farina. In breve il latte della scrofa finiva ed i maialini si svezzavano e si nutrivano solamente con farina. Si trattava della stessa farina usata anche per i vitelli. In seguito ricordo che queste farine fatte con cereali coltivati nel podere, o anche acquistate quando non erano sufficienti, vennero sostituite con altre, cosiddette bilanciate, che facevano crescere i maialini più velocemente.

Maiale in Valdichiana (2018)

Maiale in Valdichiana, allevamento dei maiali (2018)

Dopo circa un mese di vita i maialini dovevano essere castrati. Questa pratica era necessaria per facilitare l‘allevamento. Il castrino, l’uomo addetto a questa attività, veniva avvisato ed egli arrivava puntualmente con la sua moto. I maiali adulti erano accompagnati a pascolare in campi distanti da casa,per non far loro sentire gli strilli dei piccoli, oppure venivano chiusi dentro gli stanzini. Si portava alla mandria un piattino con olio d’oliva. Il castrino faceva uscire tutti i maialini dal loro stanzino chiudendoli dentro la mandria. Catturava il primo maialino che strillava così forte  e disperatamente che gli adulti, se erano rimasti dentro le stalle, grugnivano in modo minaccioso. Il castrino procedeva nel suo lavoro: metteva il piccolo con la testa a terra tenendolo fermo con un piede sopra il collo, mentre con una mano teneva le gambe di dietro. Poi con il suo tagliente coltellino, che fungeva da bisturi, ai maialini femmina rasava il pelo su un lato della pancia proprio vicino al coscio, e  faceva un’incisione. Con il dito indice scavava estraendo un sottile condotto che tagliava da entrambi i capi. Dopo ricuciva il taglio con ago e filo ungendo la ferita con l’olio, faceva poi rientrare il maialino dentro lo stanzino. Sui maschi  l’operazione consisteva nel fare un taglietto sui sanelli, estrarli uno alla volta, fare la solita unzione. Mi sembra che per questi, essendo molto piccolo il taglio, non fosse necessario ricucire. Castrati  tutti i maialini ritornava la calma, questi se ne stavano mogi mogi dentro lo stanzino. Quel giorno non davamo loro neanche da mangiare. Il mattino seguente erano vispi come prima e molto affamati. In breve le ferite si risarcivano, dopo pochi giorni cadevano anche i punti e dell’operazione non si vedevano più tracce.

Si facevano crescere i maialini per almeno un altro mese nutrendoli ancora con solo farina. I maialini non si lasciavano mai uscire dalla mandria. Alle volte succedeva per distrazione di lasciare aperto il cancello e  loro uscivano fuori e correvano come pazzi per l’aia e i piazzali in ogni direzione: farli rientrare dentro era un’impresa notevole ed occorrevano due o tre persone.  All’età di circa due mesi, avranno raggiunto un peso di circa 20 kg, si provvedeva a vendere senza indugi la covata. Anche se a quell’età cominciavano ad avere una rapida crescita. Dovevamo liberare lo stanzino, dietro c’era sempre una troia che doveva far nascere i suoi maialini. I tre stanzini erano insufficienti per ospitare sempre tutti i maiali. Alle volte si rendeva indispensabile trovare altri spazi e si ricorreva a qualche piccolo sottoscala o altro locale di fortuna.

Vasco Della Giovampaola 

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La fiera delle bestie e il maiale da ingrasso

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