Gole dei Sagittario è il nome di una riserva naturale della regione Abruzzo e oasi WWF, uno di quei luoghi selvaggi e un po’ magici dove si può avere la fortuna di incontrare animali rari e godere dell’energia della natura “quasi” incontaminata. Si trova nel comune di Anversa degli Abruzzi, in provincia del L’Aquila, e ha una dimensione limitata a confronto con le grandi aree protette di questa regione, circa 450 chilometri quadrati. La biodiversità che si concentra in questo spicchio di appennino è elevatissima anche per il suo ruolo di corridoio ecologico tra i grandi parchi che lo circondano. Passeggiare in boschi come questi, oltre a farci sentire bene, ci insegna molte cose sulla terra e su come dovremmo trattarla, meglio di qualsiasi libro di testo.

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Gli animali della Riserva

Coppia di gracchio corallino

Coppia di gracchio corallino

I più facili da incontrare sono gli ungulati, soprattutto cervi, caprioli e cinghiali. I momenti della giornata più favorevoli per vederli sono l’alba e il tramonto, ma bisogna essere molto discreti per sperare di avvistarli. Puntando gli occhi verso il cielo può capitare di vedere l’aquila reale, qui ogni anno nidifica una coppia di questi rapaci che rimangono fedeli l’uno all’altro per la vita. Tra gli uccelli che abitano nelle gole ci sono i gracchi corallini, che vivono sulle pareti rocciose e si riconoscono per il piumaggio nero e il becco di un bel rosso vivace. Sono presenti poi il falco pellegrino, la rondine montana, il corvo imperiale. Abitano queste montagne boscose anche numerosi uccelli notturni, dal barbagianni, alla civetta, al gufo comune. Più difficile da avvistare è il gatto selvatico, che per anni non si è fatto vedere e che adesso è diventato un beniamino di questo luogo grazie alle telecamere mimetizzate che sono riuscite a riprenderlo. A passeggio per le Gole del Sagittario potrebbe persino capitare di vedere dei lupi, un’esperienza rara e speciale della quale godere senza nessuna paura. Ancora più vaste le possibilità per gli appassionati del mondo vegetale, tra le scoperte da fare nei boschi della zona c’è il fiordaliso del sagittario, specie endemica.

A tu per tu con l’orso bruno marsicano

Impronta di orso bruno marsicano sul suo stesso escremento

Impronta di orso bruno marsicano sul suo stesso escremento

Il più spettacolare incontro che può capitare di fare da queste parti è quello con l’orso bruno marsicano, che qua transita durante le sue migrazioni. Le Gole del Sagittario si trovano, infatti, al centro di tre grandi aree protette: il Parco Nazionale d’Abruzzo, il Parco della Maiella e il Parco Nazionale Sirente Velino. A qualcuno è capitato, soprattutto di notte lungo la strada, di incrociare un orso alla ricerca di cibo. Purtroppo il comportamento dell’uomo è stato in alcuni casi stupido e pericoloso. Si sono verificati episodi in cui l’orso era inseguito con l’automobile, mentre veniva girato un video con il telefonino da pubblicare su qualche social network. Nel caso si avesse la fortuna di incrociare un orso per la propria strada la cosa più sensata è lasciarlo allontanare senza spaventarlo, per non fare del male a lui e non creare situazioni pericolose per altri automobilisti di passaggio. Se lo si incontra senza la protezione di un autoveicolo, niente paura, ma anche niente sciocchezze. Non cercare di familiarizzare e non minacciarlo, sarà lui ad allontanarsi rapidamente.

Se si ha la fortuna, come molti hanno avuto, di trovarsi di fronte un qualsiasi animale, dobbiamo essere osservatori responsabili. Non cercare di inseguirli, non cercare a tutti i costi di avvicinarli per fare una foto, non dargli da mangiare per indurli all’avvicinamento, ma godersi soltanto il momento.
Sefora Inzaghi, direttore Oasi WWF Gole del Sagittario

Il ritorno dell’acqua

Piccola cascata sul fiume sagittario

Piccola cascata sul fiume Sagittario

La ricchezza animale e vegetale di questo luogo dipende dalla presenza del suo fiume, il Sagittario, che scorre sul fondo delle gole. C’è stato un tempo, però, in cui parte del suo letto rimase completamente a secco, per la costruzione di una diga per la produzione di energia elettrica. Fu un problema tecnico all’impianto a riportare l’acqua nel fiume e con l’acqua tornò subito la vita. A quel punto gli abitanti del territorio, ritrovato il loro fiume si attivarono per non perderlo un’altra volta. Una trattativa tra la riserva naturale e i gestori della diga alla fine portò ad un compromesso. Al fiume adesso viene rilasciata una quantità d’acqua sufficiente a mantenere attivo un flusso minimo in tutto il corso d’acqua, in cui vive la rara trota macrostigma. Gli anziani che vivono ad Anversa degli Abruzzi ricordano la gioia del giorno in cui il Sagittario tornò a cantare come nella loro infanzia. La storia dell’acqua del fiume Sagittario deve farci riflettere sui danni che impone la produzione di energia, anche quando è “pulita”. Imparare a gestire meglio le nostre risorse energetiche, risparmiando quando possibile, può significare la vita per angoli meravigliosi del nostro pianeta.

Francesca Della Giovampaola

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