Contro la plastica la guerra sembra cominciata. Gruppi ambientalisti, amministrazioni pubbliche, aziende e persino governi e organizzazioni sovranazionali si stanno impegnando contro la diffusione della plastica, prodotta in pochi decenni in quantità tali da aver invaso il pianeta. Ogni anno vengono prodotte nel mondo 300 milioni di tonnellate di materie plastiche, di cui almeno 8 milioni finiscono in mare. Dopo aver saputo dei continenti di plastica sorti in mezzo all’oceano, dell’esistenza delle microplastiche nascoste in insospettabili prodotti che finiscono direttamente in mare e aver scoperto che attraverso i pesci la plastica carica di sostante inquinanti arriva direttamente nel piatto qualcosa ha iniziato a muoversi seriamente. Cito ad esempio la campagna per l’estate 2018 del Ministero dell’Ambiente Italiano #iosonoambiente  che invita a raccogliere i rifiuti che incontreremo al mare durante le vacanze, quella di Greenpeace che cerca firme per chiedere alle grandi aziende di rinunciare alla plastica usa e getta e quella del WWF che sulla piattaforma change.org ha lanciato la petizione rivolta al Governo Rendiamo #plasticfree i mari d’Italia.

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Cosa fare contro la plastica

Anche i giocattoli gonfiabili stanno contribuendo alla diffusione della plastica

Anche i giocattoli gonfiabili stanno contribuendo alla diffusione della plastica

Il problema è talmente grave che le iniziative intraprese fino a qui sono una goccia nel mare. Per far cessare la proliferazione di materie plastiche nel pianeta andrebbe rivisto tutto il sistema di distribuzione dei prodotti industriali nel mondo. Con ripercussioni sulle tipologie di prodotti vendibili, sulle regole a tutela dell’igiene, sulle abitudini di vita delle popolazioni. Verrebbe da dire che il cambiamento è quasi impossibile. Eppure è talmente urgente e necessario da richiedere a tutti di contribuire ad una vera è propria rivoluzione, sia pratica che mentale. Per tentare di risolvere il problema in tempi rapidi servono interventi dall’alto, ma un impegno di tutti in questo caso è quanto mai fondamentale.

Ecco le linee guida indicate dal nostro Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la campagna #iosonoambiente: 

Non abbandonare la plastica sulle nostre spiagge e nei nostri mari
Smaltire la plastica nella raccolta differenziata
Eliminare l’uso di piatti e bicchieri di plastica monouso
Usare una borraccia o una brocca di acqua di rubinetto
Evitare dentifrici e scrub che possono contenere microplastiche
Usare buste riutilizzabili per fare la spesa
Evitare di acquistare alimenti avvolti in imballaggi di plastica
Non usare pellicole di plastica per conservare il cibo, preferire contenitori riutilizzabili, meglio se in vetro
Bandire, se possibile, le cannucce di plastica
Privilegiare le fibre naturali rispetto a quelle artificiali
Non pensare che la plastica sia necessaria: non è vero!

Non pensare che la plastica sia necessaria: non è vero!

Vari rifiuti pescati dal mare

Vari rifiuti pescati dal mare

L’elenco potrebbe essere molto più lungo, ma già contiene abbastanza punti da costituire un programma di governo ambizioso, che sognerei di vedere attuato subito. Mi colpisce soprattutto l’ultimo punto “Non pensare che la plastica sia necessaria: non è vero!”. Su questo credo che in molti potrebbero fare obiezioni. Penso alle materie plastiche che compongono tantissimi oggetti utilizzati in sanità, alle parti in questo materiale che danno struttura alle apparecchiature elettroniche, agli accessori che completano molti oggetti d’uso quotidiano. Per decidere se la plastica vada bandita del tutto credo serva una riflessione approfondita che metta a confronto costi/benefici e valuti le alternative. Intendo il messaggio del Ministero in termini meno assoluti e rivolto all’inimmaginabile quantità di oggetti usa e getta, quasi inutili o di breve utilizzo ai quali potremmo facilmente rinunciare, completamente o sostituendoli con altre versioni fatte con materiali di facile smaltimento e non inquinanti. Al primo posto ci sono tutti quegli involucri destinati al trasporto, alla conservazione e alla consumazione di cibo. Molti materiali alternativi sono già entrati nel mercato, ma ritengo che vada fatto un passo indietro nelle modalità di gestione del nostro cibo, rinunciando del tutto all’usa e getta. Vale per il cibo e vale per le bevande. In molti già ritengono che il trasporto di acqua in bottiglie di plastica non sia più accettabile, ma oltre all’acqua esiste un mondo di cose da bere che viaggiano dentro l’usa e getta e sulle quali dovremmo interrogarci. Per pochi decilitri di bevanda ha senso produrre un contenitore ad hoc, con relativi tappo ed etichetta? Mi chiedo se sia possibile rivedere drasticamente, con un approccio razionale, i nostri consumi, utilizzando un criterio che consideri le risorse del pianeta Terra beni comuni, da non sprecare e non danneggiare per un vantaggio effimero o di pochi.

 

Proposte per una vita con meno rifiuti

Una bottiglia di plastica abbandonata nel bosco

Una bottiglia di plastica abbandonata nel bosco

Vorrei che da domani non esistesse più acqua in bottiglie di plastica e che ci fossero più rubinetti pubblici da cui attingere acqua potabile. Mi piacerebbe che l’acqua minerale potesse essere acquistata solo in contenitori riutilizzabili, da restituire secondo il vecchio principio del vuoto a rendere. Lo stesso metodo vorrei vederlo applicato alla birra, alle bevande gassate, al resto delle bibite e persino al vino. Vedo già nelle borsette e negli zaini contenitori di liquidi da utilizzare tante volte riempiti nei locali pubblici di “drink” a scelta. Per la spesa sogno il ritorno della moda degli eleganti cestini di vimini e nel banco degli alimentari freschi persone che si presentano con contenitori riutilizzabili. E vorrei vedere sparire per sempre le vaschette di plastica con aria modificata contenenti 100 grammi di qualche salume già tagliato. Sembra strano, ma in molti già hanno iniziato a fare tutto questo senza sconvolgere le loro vite.

La moda dell’estate di raccogliere rifiuti sulle spiagge e durante le passeggiate nei boschi, che spero abbia contagiato tante persone, potremmo proseguirla anche in città quando vediamo rifiuti abbandonati. Non dico di trascorrere ore a raccogliere spazzatura al posto del servizio ecologico pubblico, ma potremmo, per esempio, adottare un fazzoletto di marciapiede sotto casa, tanto per dare il buon esempio. Dà fastidio pensare di dover fare da soli ciò per cui paghiamo tanti soldi alle amministrazioni, ma per favorire il cambiamento giova sempre partire da se stessi e dalle piccole cose.

Con le produzioni inutili e inquinanti abbiamo davvero esagerato, ma il cambiamento è partito e adesso va sostenuto. In rete si trovano tante informazioni sulle iniziative in atto, ecco qualche altro link:
#BeatPlasticPollution
TOP TIPS TO REDUCE YOUR PLASTIC FOOTPRINT
Plastic Pollution Coalition

Francesca Della Giovampaola

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