Continuiamo a coprire suolo, distruggiamo senza sosta e irreversibilmente la superficie abitabile del nostro pianeta, pavimentiamo l’Italia. Il Rapporto ISPRA-SNPA sul “Consumo di Suolo in Italia 2018”  è da brivido. Evitare il consumo di suolo dovrebbe essere una priorità della politica e dei cittadini, ma il messaggio di quanto sia grave continuare a distruggere questo patrimonio non pare ancora chiaro, visto che nel 2017 in Italia si sono persi altri 52 km quadrati di territorio naturale. Ogni due ore è stata consumata una superficie pari alla dimensione di Piazza Navona.

Cos’è il suolo?

Il suolo è la nostra casa. Ci viviamo noi umani insieme al resto dei esseri viventi. Consente la vita fuori dall’acqua. Senza siamo perduti, ma ci comportiamo come se non fosse vero. Non c’è sempre stato e non ci sarà per sempre. Per sottolinearne il valore il rapporto si apre con una definizione di suolo che spiega cosa perdiamo ogni volta che ne copriamo un pezzo.

Il suolo è lo strato superiore della crosta terrestre costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi. Rappresenta l’interfaccia tra terra, aria e acqua e ospita gran parte della biosfera. Visti i tempi estremamente lunghi di formazione del suolo, si può ritenere che esso sia una risorsa sostanzialmente non rinnovabile. Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime; funge da piattaforma per lo svolgimento delle attività umane; è un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale e svolge un ruolo fondamentale come habitat e pool genico. Nel suolo vengono stoccate, filtrate e trasformate molte sostanze, tra le quali l’acqua, i nutrienti e il carbonio. Per l’importanza che rivestono sotto il profilo socioeconomico e ambientale, tutte queste funzioni devono pertanto essere tutelate (Commissione Europea, 2006)

Il valore del suolo

fertilità del suolo

Per recuperare la fertilità perduta a causa di una agricoltura sbagliata possono servire decenni

Perdere per sempre la possibilità di coltivare un terreno, o di farvi pascolare degli animali, o crescere un bosco è molto grave. In tutto il pianeta le terre fertili si stanno riducendo, per la desertificazione, l’inquinamento, la crescita del livello del mare e l’estensione delle città. Nel frattempo la popolazione mondiale aumenta e quindi la necessità di cibo. Fin qui ci sarebbero già abbastanza ragioni per bloccare le edificazioni, ma nel Rapporto sono riportati dei calcoli che attribuiscono un valore economico preciso al consumo di suolo nell’ultimo anno nel nostro Paese.

Tutto questo ha un prezzo e ammonta a circa 1 miliardo di euro se si prendono in considerazione solo i danni provocati, nell’immediato, dalla perdita della capacità di stoccaggio del carbonio e di produzione agricola e legnosa degli ultimi 5 anni. La cifra aumenta, se si considerano i costi di circa 2 miliardi all’anno, provocati dalla carenza dei flussi annuali dei servizi ecosistemici che il suolo naturale non potrà più garantire in futuro (tra i quali regolazione del ciclo idrologico, dei nutrienti, del microclima, miglioramento della qualità dell’aria, riduzione dell’erosione).

Copertina Rapporto Ispra 2018 sul consumo di suolo

Copertina Rapporto Ispra 2018 sul consumo di suolo

Queste cifre vanno ricordate quando il consumo di suolo viene presentato come una necessità per consentire la crescita economica. A costruire si perde molto più di quanto non si guadagni, mentre per far lavorare le imprese basterebbe l’immenso patrimonio già edificato che ha bisogno di manutenzioni, ricostruzioni o bonifiche.

Il fatto che per il suolo possa essere calcolato un valore monetario non significa che chi ha molti soldi possa permetterselo. Non c’è denaro che possa compensare la perdita di un terreno fertile, un patrimonio inalienabile che appartiene agli attuali abitanti del pianeta e a quelli futuri. Per gli autori del rapporto lo sforzo di traduzione in moneta ha in sé delle buone ragioni, ma rischia di alimentare un retro-pensiero secondo il quale, in fondo, ogni risorsa è una merce con tanto di prezzo e, quindi, con un possibile mercato di scambio. Il suolo svolge servizi fondamentali per la nostra vita, che non possiamo permetterci di perdere.

La lezione rivoluzionaria del concetto di servizio ecosistemico, a volerla cogliere attentamente, sta nel mostrarci quanto potente è ogni singola risorsa in natura e quanto è vitale per l’uomo e l’ambiente. Ogni risorsa fa cose impensabili ai più e sempre senza chiedere nulla in cambio all’uomo. Studiosi e ricercatori di ogni disciplina hanno elencato e classificato i servizi e i benefici, producendo un lungo e approfondito elenco. Davanti a tale vastità e al fatto che tutto è legato con tutto, all’uomo è chiesto di rivedere il suo approccio alla natura.

Anche l’agricoltura consuma suolo

Vigneti di prosecco

Vigneti di prosecco

Non sono solo nuove case, fabbriche o strade a consumare suolo. Anche gli interventi agricoli possono avere un impatto quasi altrettanto devastante. Pensiamo alle conseguenze sulla biodiversità, sulla fertilità, all’inquinamento per l’uso di pesticidi e fertilizzanti di sintesi, all’erosione, alle modifiche dell’assetto idrogeologico. Una agricoltura sbagliata può avere conseguenze negative sulla vivibilità di un territorio. Il rapporto ISPRA-SNPA tocca anche i problemi causati dall’espansione delle monocolture, con un focus sui vigneti del Prosecco.

La «prosecchizzazione» del Veneto, intesa come progressivo cambio di destinazione d’uso del suolo da altre colture (seminativi, prati, pascoli e aree boscate) a vigneti di tipo Glera, il vitigno principale del Prosecco, è oggetto di un intenso dibattito pubblico, alimentato da preoccupazioni relative alla riduzione della biodiversità, alla degradazione paesaggistica e ai dissesti idro-geologici, ma anche agli impatti sulla salute pubblica derivanti dall’uso di prodotti chimici di sintesi.

Ciò che appare prioritario è dunque una maggiore integrazione tra le decisioni (individuali, settoriali e guidate da meccanismi di mercato e incentivi economici come i contributi europei) di impianto di nuovi vigneti e le politiche territoriali locali. Nello specifico – e su questo il dibattito pubblico nei territori del Prosecco dovrà concentrarsi nel prossimo futuro – è necessario riportare al centro dell’attenzione una discussione anche sugli strumenti ordinari di pianificazione, vale a dire sulla loro possibilità/capacità di orientare la pratica della viticoltura verso i terreni giudicati più idonei, evitando un’espansione “indistinta” degli stessi e garantendo al contempo interventi di compensazione ecologica e mantenimento della biodiversità.

Il suolo è una risorsa troppo importante per non preoccuparcene.

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