Tra gli esperimenti di permacultura che seguo come osservatrice c’è quello portato avanti da Quintilio Menicocci, sulle pendici dell’Etna. Lo andai a trovare nell’estate 2017 per visitare l’azienda Etna Natura e Salute e imparare da lui i rudimenti della macrobiotica, di cui Quintilio è un esperto. La terra intorno al complesso vulcanico siciliano è particolarmente fertile per le caratteristiche dei detriti vulcanici e consente produzioni agricole di ottima qualità. Tutto questo è possibile a patto di rispettare i cicli della natura e non danneggiare un suolo tanto generoso quanto fragile.

L’agricoltura estrattiva

L’agricoltura moderna, a parte lodevoli eccezioni, utilizza la terra come fosse una miniera. Estrae le sue risorse, non si preoccupa di reintegrare, e quando la miniera si esaurisce l’abbandona per passare alla successiva. Così facendo stiamo perdendo tanta della terra fertile disponibile in tutto il mondo. Il rapporto annuale della Convenzione Onu contro la desertificazione (UNCCD), il “Global Land Outlook“, pubblicato nel settembre 2017 ci dice che “un terzo del territorio del nostro pianeta è gravemente degradato a causa di agricoltura intensiva, urbanizzazione, cambiamento climatico, erosione e deforestazione. Ogni anno vengono persi nel mondo 24 miliardi di tonnellate di terreno fertile”.

Le specie di erbe spontanee che crescono in un terreno indicano le sue caratteristiche

Le specie di erbe spontanee che crescono in un terreno indicano le sue caratteristiche

Prima che lui arrivasse a prendersene cura, è accaduto questo anche alla terra di Quintilio, impoverita da un’agricoltura estrattiva con largo utilizzo di pesticidi, che oggi ha bisogno di tanto lavoro per recuperare la fertilità. Per trasformare una terra fertile e produttiva in un deserto bastano poche stagioni, per il processo inverso non bastano decenni e spesso secoli. I pesticidi, in questo percorso, sono campioni di distruzione. Vengono utilizzati per uccidere le specie che danneggiano i nostri raccolti, ma hanno conseguenze difficilmente prevedibili in un laboratorio. Distruggono l’equilibrio degli ecosistemi, così aggravando i problemi che dovevano risolvere. La salute degli ecosistemi sembra toccarci poco, quando siamo alle prese con i problemi quotidiani. In tal caso potrebbe interessarci conoscere i danni che queste sostanze chimiche fanno alla nostra salute.

“I pesticidi hanno dimostrato di alterare l’omeostasi dell’organismo umano in quanto in grado di indurre molteplici e complesse disfunzioni a carico praticamente di tutti gli apparati, organi e sistemi, comportando quindi patologie di tipo endocrino, nervoso, immunitario, respiratorio, cardiovascolare, riproduttivo, renale. Vi è ormai evidenza di forte correlazione fra esposizione a pesticidi e patologie in costante aumento quali: cancro, malattie respiratorie, Parkinson, Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), autismo, deficit di attenzione ed iperattività, diabete, infertilità, disordini riproduttivi, malformazioni fetali, disfunzioni metaboliche e tiroidee”.

Testo tratto da Note sull’inquinamento da pesticidi in Italia a cura di Pietro Massimiliano Bianco

Una scelta coraggiosa

Da quando ha preso in gestione il suo pezzettino di Sicilia al confine con il Parco Regionale dell’Etna, Quintilio non ha usato un grammo di pesticidi e ha rinunciato alle colture che in certe condizioni non possono farne a meno. Ha avviato un processo di rigenerazione della terra che ho raccontato in un video.

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Incontro da Fabio Pinzi e QuintilioMenicocci

Incontro da Fabio Pinzi e Quintilio Menicocci

Nella primavera 2018 sono tornata nel Comune di Nicolosi a trovare Quintilio insieme al permacultore e agronomo Fabio Pinzi. Dal loro incontro ho imparato molto su terra, fertilità e progettazione. Proporre oggi una agricoltura e una gestione dei territori diversa da quella imposta dall’industria agricola è una scelta scomoda per chi la compie e un grande regalo per la restante parte dell’umanità. Grazie a tutti gli agricoltori del mondo che coltivano la terra invece di distruggerla.

I consigli per recuperare fertilità

I consigli per il terreno di Quintilio valgono per tutti i suoli impoveriti dalla cattiva agricoltura, ma ricchi di minerali. Ecco cosa fare, oltre ad abolire completamente l’utilizzo di ogni pesticida, per recuperare un suolo maltrattato.

  1. Apportare materia organica. Una terra sabbiosa, come quella vulcanica, che ha perduto tutto il suo humus ha bisogno di una cura massiccia di materia organica. Quando un terreno è tanto stressato persino le erbe spontanee fanno fatica a crescere e ogni specie selvatica che riesce a spuntare è una benedizione. Per non attendere i tempi della natura, lenti in proporzione alla durata della vita umana, possiamo intervenire con apporti esterni di materia organica, che ha il compito di nutrire gli organismi del suolo, i veri produttori di fertilità. Paglia, sfalci, potature, letame. Tutto è utile per riportare biomassa.
  2. Apportare microrganismi. Anche la moltiplicazione dei microrganismi può essere stimolata con il nostro intervento. Esistono molti preparati che possono essere aggiunti al suolo per aumentare la velocità di decomposizione della materia organiza e quindi la restituzione di elementi nutritivi. Ricordiamo che la terra è l’apparato digerente delle piante e che, senza l’intervento di lombrichi, batteri, funghi e molti altri organismi, le piante non potrebbero assorbire nutrienti. Tutta questa vita dovrà avere a disposizione, a sua volta,  sufficiente nutrimento nel suolo.
  3. Mantenere la giusta umidità. I processi vitali hanno bisogno di acqua, perciò saranno possibili solo se il suolo è in grado di trattenere umidità. La materia organica è la migliore accumulatrice di riserve idriche, per aiutarla meglio nel suo compito servono forme del terreno adatte a rallentarne la corsa durante gli eventi atmosferici. Le grandi estensioni agricole, tipiche dei paesaggi coltivati con metodo industriale, non assolvono questo compito, molto più utili sono i paesaggi disegnati per rallentare e trattenere la fuga dell’acqua come propone la progettazione in permacultura. Per ogni clima gli interventi e le tecniche saranno diversi. Le aiuole rialzate sono utili quando c’è ristagno d’acqua, coltivazioni al livello del suolo e persino in buca quando l’umidità è rara e va trattenuta ad ogni costo.

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