Tutti i progetti hanno dei punti deboli e sono i rapporti tra le persone che vogliono realizzarli. I progetti in permacultura e quelli nati intorno a grandi ideali non sfuggono a questo rischio, ma è possibile gestire e limitare i conflitti nei gruppi che hanno voglia di realizzare qualcosa di bello insieme. Le tecniche sono varie e il primo passo è acquisire la consapevolezza che i conflitti sono inevitabili, perché ognuno di noi vive un suo disagio personale, ma che per ottenere risultati veramente importanti dobbiamo unirci ad altre persone. Non a caso molte delle tecniche di facilitazione dei gruppi sono sperimentate all’interno delle comunità intenzionali, nate intorno al desiderio comune di un mondo più pacifico, equo e in armonia con la natura.

Cerchio di lavoro durante il corso

Cerchio di lavoro durante il corso

Ho partecipato ad un corso dedicato alle dinamiche e alla gestione dei gruppi tenuto da Lucilla Borio e Massimo Candela, che sperimentano il lavoro di gruppo e le scelte condivise da molti anni nell’ecovillaggio Torri Superiore di Ventimiglia, in cui vivono sin dall’inizio della sua storia. Lucilla Borio è una facilitatrice e Massimo un permacultore, a loro ho chiesto qualche consiglio per imparare a stare meglio con gli altri.

Perché è così comune litigare quando si organizzano attività in gruppo?

Lucilla – Perché siamo umani e ognuno di noi proviene da una storia personale in cui, inevitabilmente, ha accumulato ferite, dolori,  sofferenze, incomprensioni dalla nascita e a volte prima della nascita.  La nostra esistenza su questa terra è un percorso disseminato di gioie e dolori, che rimangono impressi in noi sia nella memoria conscia che in quella inconscia e addirittura a livello cellulare (teorie di Bruce Lipton). Tutto questo condiziona profondamente i nostri comportamenti e ci costringe a reazioni incontrollate, a volte non comprese fino in fondo da noi stessi. Reagiamo agli stimoli esterni in base a sentimenti come la paura dell’abbandono, della morte, del tradimento. Quando instauriamo relazioni importanti con gli altri proiettiamo all’esterno cose che appartengono più alla nostra sfera evolutiva che al contesto reale in cui ci troviamo. Litighiamo perché dentro di noi ci portiamo delle ferite non sanate.

È il nostro sistema di credenze, quello che noi ci aspettiamo che il mondo sia, che decide quali informazioni estrapolare dalle nostre memorie cellulari. Cambiare il nostro sistema di credenze significa “cambiare il mondo”

(B. Lipton, La Biologia delle credenze)

Esercizio per imparare a prendere delle decisioni condivise

Esercizio per imparare a prendere delle decisioni condivise

Come possiamo gestire i conflitti che nascono inevitabilmente?

Massimo – La prima cosa è saper accettare che il conflitto esiste, che quando instauriamo relazioni con gli altri, che è poi la via per realizzare progetti importanti, entreremo in conflitto. È normale e questo è il primo passo. Il secondo passo è cambiare noi stessi, il nostro punto di vista, la nostra percezione del mondo e diventare più solidi e quindi imparare a vivere anche all’interno dei conflitti. In questo percorso possiamo apprendere tecniche e modalità di approccio alla vita e agli altri che siano meno esplosive, che stimolino meno la parte di ombra che ognuno di noi si porta dietro. Così riusciamo a depotenziare i conflitti.

Queste tecniche si possono applicare in tutti i contesti? In famiglia, al lavoro, con gli amici?

Esercizio all'aperto

Esercizio all’aperto

Lucilla – È sempre utile fermarsi a pensare, quando ci troviamo sull’orlo della lite e chiedersi: su cosa sto litigando? Razionalizzare su qual è il problema, non farsi trascinare dall’emozione che si può gestire anche autonomamente. Si può chiedere anche aiuto a qualcun altro, l’importante è ridurre la corrente elettrica che si è instaurata tra due persone e che confonde le idee. Cerchiamo di focalizzare il contenuto di cui dobbiamo parlare e come lo possiamo risolvere nell’interesse di tutti. Sulla parte emotiva, quando tra due persone c’è una difficoltà relazionale, si deve intervenire ad un altro livello. Dobbiamo dividere nitro da glicerina, tenere lontane due sostanze che da sole non sono dannose, ma quando le uniamo esplodono.

Massimo – Non è che gli altri non abbiano mai responsabilità se io sto male, ma gli altri non li posso cambiare, mentre posso cambiare me stesso.  Ho il diritto di impegnarmi per il mio cambiamento e chance di riuscirci.

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Letture consigliate:
La biologia delle credenze. Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula di Bruce H. Lipton
La prima ferita. L’influenza dell’imprinting sul nostro comportamento umano di Willi Maurer
Essere Nel Fuoco di Arnold Mindell

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