Uno specchio d’acqua, che sia un laghetto, uno stagno, una vasca è fondamentale per un ecosistema domestico. Abituati ad acquedotti, pozzi e cisterne, abbiamo perduto confidenza con le piccole raccolte d’acqua in superficie vicino a orti, campi coltivati, allevamenti domestici e abitazioni. Eppure la presenza di acqua porta grande ricchezza ed è indispensabile per creare quella biodiversità che aiuta la stabilità dell’ecosistema. Finalmente ho completato un piccolo stagno all’interno della mia foresta alimentare (presto pubblicherò un video che mostra tutte le fasi di realizzazione) e sono certa che questa novità farà fare grandi progressi al mio progetto. Realizzarlo è stato relativamente semplice, grazie a un volenteroso e preparato gruppo di amici che mi ha aiutato. Ancora una volta si conferma la regola che per realizzare un progetto in permacultura servono, prima di tutto, buone relazioni sociali e allegria.

Il gruppo è stato fondamentale, ognuno ha dato il suo prezioso contributo

Il gruppo è stato fondamentale, ognuno ha dato il suo prezioso contributo. Qui lo stagno completato prima che fosse riempito d’acqua

Come realizzare un piccolo stagno

DOVE FARE LO STAGNO. Per prima cosa va scelta la collocazione dello specchio d’acqua che vogliamo accogliere nel nostro terreno.  Meglio una zona che possa raccogliere l’acqua piovana e, quando possibile, un terreno molto argilloso che non abbia bisogno di impermeabilizzazione. Se il laghetto si trova in una zona di media altezza della nostra proprietà, può raccogliere l’acqua piovana e sfruttare l’effetto caduta nel caso lo si voglia utilizzare anche per irrigare. Ogni terreno ha caratteristiche diverse, il mio è pianeggiante, ma ha una lievissima pendenza di cui ho tenuto conto.

ISCRIVITI al canale you tube 📺

LA BUCA. Ci sono molte variabili da considerare a partire dalle leggi che regolano la materia. Uno stagno può essere realizzato senza permessi solo se di piccole dimensioni e poca profondità (max 60 cm). Se si superano i limiti stabiliti si deve avviare una pratica per chiedere l’autorizzazione. Nel mio caso le dimensioni hanno consentito di scavare la buca a mano utilizzando vanghe, picconi e pale, altrimenti si deve ricorrere ad una ruspa scavatrice. In tal caso si dovrà considerare anche l’accessibilità dell’area al mezzo meccanico. Soprattutto se siamo in tanti e la buca ha dimensioni ragionevoli scavare a mano è l’opzione più economica, che provoca meno danni all’ambiente, a patto di trasformare la fatica in un momento di allegria e attività fisica, senza eccedere negli sforzi.

LA FORMA DELLO STAGNO. Lo stagno va modellato in modo da creare diverse nicchie ecologiche alle diverse altezze. Le piante acquatiche hanno bisogno di profondità diverse in base alla specie. Se vogliamo ospitare anche pesci e ci troviamo in un luogo dove sono possibili le gelate, lo stagno dovrà essere abbastanza profondo da conservare sul fondale spazi di vita per i pesci. In caso di gelate va rotto il ghiaccio il prima possibile per permettere all’acqua di ossigenarsi. Per ottimizzare l’effetto margine (nel margine tra due ecosistemi c’è sempre maggiore biodiversità) possiamo dare allo stagno una forma piena di anse e curve che fa aumentare il perimetro. In questo modo, però, avremo più difficoltà a stendere il telo, quindi consiglio di trovare il giusto compromesso.

IL LIVELLO DELLE SPONDE. Per fare in modo che gli argini siano alla stessa quota si utilizza una livella ad acqua, che si può realizzare facilmente in casa con un tubo di gomma trasparente e due aste sulle quali disegnare i centimetri. Ci permette di vedere le isometriche, ovvero i punti in cui il terreno ha la stessa altitudine. Sulle sponde dello stagno di effettuano varie misure per verificare che l’acqua si sistemi allo stesso livello.

Si controlla il livello dello stagno con delle livelle d'acqua

Si controllano i bordi dello stagno con la livella ad acqua

IL CANALE DEL TROPPO PIENO. Non dimentichiamo di prevedere un canale di uscita per l’acqua, che va accompagnata dolcemente dove ci fa più comodo e dove non crea danni. Il livello di questo canale darà l’altezza massima dell’acqua dello stagno. Si possono realizzare anche dei canali di immissione delle acque piovane, nei quali l’acqua scorrerà per caduta dalla quota più alta a quella più bassa.

L’IMPERMEABILIZZAZIONE. Prima di scegliere un telo in plastica per il mio stagno ho esplorato ogni altra possibilità naturale. Fatte le dovute considerazioni, una impermeabilizzazione in plastica resta la soluzione più facile da realizzare, duratura nel tempo (a patto di riparare bene la plastica dai raggi solari) e affidabile. Sono stata fortunata perché ho trovato un telo di riciclo, si tratta di una vecchia tenda da campeggio. In vendita si trovano teli appositi in PVC oppure in EPDM (più costoso, ma più resistente al calore, all’ozono e agli agenti atmosferici). Vanno bene anche i teli antipioggia, che si utilizzano in campagna e che si vedono spesso a protezione delle rotoballe. Il telo, tagliato su misura, va fissato sul bordo interrandolo a formare una U, la cui parte concava va riempita con la terra.

Dopo il primo strato di juta si stende il telo impermeabilizzato. Io l'ho trovato riciclato, una vecchia tenda militare

Dopo il primo strato di protezione si stende il telo impermeabilizzante. Io ho riciclato una vecchia tenda militare

LE COPERTURE. Prima del telo impermeabile e sopra di esso vanno sistemati degli strati di protezione. Il primo, a contatto con la terra, ha la funzione di proteggere il telo da sassi, radici e altre irregolarità che potrebbero danneggiare il telo. Per questo di può usare un tessuto non tessuto o sbizzarrirsi con altri materiali di riciclo, come vecchie coperte e maglioni oppure balle di juta. La juta è il materiale migliore per coprire il telo anche nella parte superiore. Questo strato ha il compito di proteggere la plastica dai raggi del sole e di permettere alla terra del fondale di rimanere al suo posto e alle radici di avere una superficie a cui aggrapparsi. Sopra a questo strato vanno messi pochi centimetri di terra che permettono alle piante di radicarsi. Se non mettiamo terra si possono inserire in acqua vasi per le piante, in questo caso servirà una manutenzione periodica dei vasi.

Come fare uno stagno

Sopra il telo si posa uno strato di juta e infine si ricopre con la terra

LE PIANTE ACQUATICHE. Per avere uno stagno limpido e ben ossigenato servono varie piante, con caratteristiche e funzioni molto diverse. Sulle sponde vanno le elofite come le canne comuni, le tife e i giunchi. Le idrofite sono piante che vivono sommerse con una parte che galleggia in superficie, possono essere radicate al fondo come le ninfee o flottanti come la lenticchia e il giacinto d’acqua. Altre idrofite vivono completamente sommerse. Poi ci sono le igrofite, le piante che vivono sula riva. Sono erbacee come le felci e l’equiseto o veri alberi come il pioppo, l’ontano e il salice. Prima di acquistare piante acquatiche fate un giro nelle zone umide più vicine al vostro stagno per prelevare semi o giovani esemplari delle piante più adatte al clima della zona. Le piante acquatiche che hanno bisogno di ancoraggio si possono mettere a dimora prima di riempire il lago.

Le piante acquatiche prima di essere messe nello stagno

Alcune piante acquatiche prima di essere messe a dimora nello stagno

IL RIEMPIMENTO. Il modo migliore sarebbe attendere che lo stagno si riempia per le precipitazioni. Ma il tempo necessario potrebbe essere maggiore della vostra pazienza, senz’altro della mia. Se il bacino non è troppo grande si può, per una volta, ricorrere al pozzo o all’acquedotto (che per la presenza di cloro è la soluzione meno indicata). Ogni situazione è diversa e ciascuno deve valutare la soluzione più semplice e favorevole per sé e per l’ambiente.

la fase del riempimento

La fase del riempimento

PESCI, ANFIBI E LIBELLULE. La presenza di acqua e vegetazione palustre fa arrivare, non si sa da dove, ogni sorta di animale anfibio, dalle rane, ai rospi, ai tritoni. Anche gli insetti arriveranno in massa, tra questi le libellule, particolarmente sgargianti. Lo stagno offre da bere a uccelli e api, che contribuiscono a moltiplicare la biodiversità per una vasta area intorno allo specchio d’acqua. Se gli animali autoctoni non consentono di tenere a bada il proliferare delle larve di zanzara si possono introdurre le gambusie, pesciolini piccolissimi e molto resistenti che decimano la popolazione di questi insetti. Attenzione a non introdurre le gambusie in ambienti naturali aperti, perché sono una specie invasiva, nativa dei bacini del golfo del Messico, che può danneggiare gravemente l’ecosistema. La loro presenza limiterà comunque la presenza delle specie autoctone. Anatre e altri animali da cortile vanno matti per l’acqua, prima di inserirli verificare che lo stagno possa sopportare l’impatto di animali di una certa dimensione e voracità. Lo stesso ragionamento va fatto prima di introdurre altri pesci, eventualmente anche commestibili.

Nello stagno ho inserito quattro gambusie

Nello stagno ho inserito quattro gambusie

IL MARGINE E IL RECINTO. I margini possono essere resi più belli e fruibili con qualche grande sasso e si possono utilizzare per far crescere le piante che amano questa nicchia dell’ecosistema. Per via del telo impermeabilizzante, la terra del margine è poco profonda, ma permette, comunque, la crescita di alcune erbe amanti del’umidità. Per ragioni di sicurezza lo stagno, anche se piccolo e poco profondo, va sempre segnalato e protetto, con una staccionata o un altro tipo di recinzione.

(Francesca Della Giovampaola)

Come sta lo stagno dopo due mesi – ISCRIVITI al canale you tube 📺 –

Leggi anche
Contro la siccità ecco le soluzioni della permacultura

Letture consigliate
Fitodepurazione. Gestione sostenibile delle acque di Floriana Romagnolli
Le piante che depurano l’acqua. Applicazioni in fitorimedio, fitodepurazione e biopiscine

Iscriviti alla Newsletter
Per non perderti articoli e video del Bosco di Ogigia